Talvolta

ventana

Si  aspettano  tante  cose, si  osservano  molti  dettagli. Si  scosta  una  tenda, si  vede  un  mondo  intero. Pensieri  su  pensieri  e  il  tramonto  del  sole  e  la  sera  che  si  avvicina. Talvolta  basterebbe  una  parola  per  rendere  tutto  più  lieve.

(Nell’immagine  il  dipinto  Alla  finestra, di  Federico  Zandomeneghi)

 

Silenzi d’estate

Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

La lettura


Non è soltanto uno svago, un salutare intermezzo per dimenticare il mondo, ma è anche fonte d’esperienza, nutrimento dell’anima, occasione di riflessione. La lettura è una compagnia stimolante, un’amica fedele e persino affettuosa, una strega buona capace di compiere strani incantesimi, una saggia consigliera, un rifugio sicuro, un’oasi nel deserto.

Si legga ovunque e ogni volta che si può: in una stanza chiusa o in un giardino fiorito, in una biblioteca o su un treno in corsa. Si legga per avere qualcosa da ricordare, per apprendere ogni giorno una parola nuova, per non limitarsi a sopravvivere.
Si legga in memoria di tutti coloro che non hanno mai potuto farlo.

(In foto il dipinto La lettura, di Silvestro Lega)

Dolce novembre


Una giornata brumosa e, a tratti, molto silenziosa, bagnata da una pioggia muta perché il cielo non vuole mostrare la sua sofferenza. Bisogna allora ringraziarlo per questa compostezza, per questo sommesso riguardo, per tanto pudore. Forse bisognerebbe, talvolta, prendere esempio da novembre, che sa essere profondamente malinconico eppure dolce, gelido ma anche mite.

Novembre non è mai esibizionista e non cerca strani espedienti per catturare l’attenzione. Quando è triste piange, ma trova sempre il modo di pronunciare una parola dolce, di accarezzare chi ne ha bisogno e di lasciare intorno, quasi con noncuranza, qualche colore vivace per spezzare l’oscurità dei pomeriggi troppo brevi. Novembre fa questo perché è generoso, nonostante il destino gli imponga il freddo e le ombre e l’umidità del mattino. Novembre si sforza di resistere, contro tutto e contro tutti, e noi forse dovremmo essergliene grati.

(L’immagine è tratta da: http://digilander.libero.it/gengiska/nebbia/10996767bruma.jpg)

Scrivere


Poter scrivere è un privilegio. Lo si faccia, allora, senza timori o insicurezze. A volte, bisogna persino avere il coraggio di creare strani accostamenti, d’inventare parole, di essere arditi e d’infrangere regole.

Non si abbiano scrupoli a stracciare fogli, a cancellare pagine, a ripensare frasi, a riempire quaderni. Alla scrittura occorre darsi interamente, senza riserve o timidezze: che sia in giornate limpide, con la luce del sole generosa ad accarezzare la pareti d’una stanza chiusa, o in giornate di pioggia cupe e spente, non importa. Importa soltanto il fatto che, per secoli, questo privilegio è stato negato a molti.

(In foto, il dipinto L’analfabeta di Odoardo Borrani, 1869)