Chiacchiere a Santo Stefano

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Il  25  dicembre, verso  l’ora  di  pranzo, ha  telefonato  un  amico  di  mio  padre. Si  trovava  in  appennino,  in  un  ristorante, per  il  tradizionale  pranzo  di  Natale; ma, siccome  non  era  contento  di  stare  insieme  ai  suoi  parenti – in  particolar  modo  insieme  a  sua  sorella  e  a  suo  cognato – ha  chiamato  mio  padre  per  un  piccolo  sfogo.

Un  episodio  banale, possono  pensare  in  molti. Eppure, nella  sua  banalità, è  emblematico  di  tanti  malumori  che  spesso  accompagnano  le  riunioni  di  famiglia  forzate, quelle  a  cui  non  si  vorrebbe  partecipare  neppure  sotto  tortura  ma  che, in  realtà, non  possono  essere  evitate, perché  a  Natale  si  fa  così, perché  insomma, non  ci  si  può  rifiutare, perché  sono  i  miei  parenti  e  quindi  come  faccio  a  dire  di  no? Tutte  ragioni  comprensibili, ovviamente: la  vita  è  fatta  anche  di  compromessi  e  tanti  dissapori  sono  senz’altro  superabili  con  un  po’  di  pazienza  e  di  saggezza. Ma  quando  certe  situazioni  sono  insopportabili, quando  le  relazioni  familiari  sono  un  autentico  castigo – un  opprimente  intreccio  di  rivalità, forti  risentimenti, invidie  e  dispetti – è  meglio  evitare  compromessi  e  ipocrisie: un  bel  taglio  netto  ai  rami  secchi  non  può  fare  altro  che  bene.

Con  Santo  Stefano, le  feste  non  sono  finite, anche  se  per  molti  sono  (finalmente)  finiti  gli  obblighi  di  pranzi  e  cene  coi  parenti. E  non  occorre  attendere  la  sera  di  San  Silvestro  per  parlare  di  festa, perché  anche  l’intervallo  fra  Natale  e  Capodanno  è  un’occasione  di  festa, almeno  per  chi  non  deve  andare  a  lavorare: ci  si  può  rilassare, si  può  passeggiare  senza  fretta  in  un  bel  parco – perché  i  parchi, d’inverno, hanno  un  fascino  particolare -, si  può  leggere  con  calma  qualche  bel  libro, si  può  oziare  un’oretta  sul  divano  senza  sentirsi  in  colpa  e  altro  ancora.  In  fondo, per  creare  un  po’  di  magia  basta  poco: basta  lasciare  fuori  dalla  porta  preoccupazioni  e  persone  moleste, dedicandosi  a  se  stessi, cioè  volendosi  bene.

 

A mali estremi…


…estremi rimedi. Nel rinnovare a tutti i miei più sinceri auguri di buon anno, mi soffermo su una notizia – sembra vera – che forse molti di voi già conoscono, ma che merita di essere sottolineata. Tratta da La Stampa.

Pur di non partecipare alla festa di San Silvestro con la moglie e i suoi familiari si è fatto arrestare con una rapina di caramelle e gomme da masticare. È accaduto ieri sera a Barrafranca (Enna), dove Massimiliano M., disoccupato di 35 anni, incensurato, si è presentato alla stazione dei carabinieri chiedendo di essere arrestato perché preferiva trascorrere il Capodanno in cella piuttosto che con i parenti.

I militari gli hanno spiegato che non potevano arrestarlo perché non aveva commesso alcun reato, e l’uomo a questo punto è uscito dalla caserma, è entrato nella tabaccheria di fronte, ha estratto un taglierino dalla tasca e minacciando i titolari si è impossessato di alcune caramelle e di un pacchetto di gomme da masticare. Poi ha atteso l’arrivo dei carabinieri che a quel punto lo hanno arrestato in flagranza di rapina aggravata. Non sono chiari i contrasti familiari che hanno spinto l’uomo a preferire il carcere alla sua casa.

Se ricordo alcune indescrivibili riunioni familiari alle quali purtroppo, parecchi anni fa, ero costretta a partecipare, non posso fare altro che solidarizzare con questo simpatico ragazzo di Enna, che ha dimostrato di possedere una fantasia fuori dal comune. Peccato che io, a suo tempo, non abbia mai pensato a una soluzione così drastica ed efficace.