Volto d’ottobre


Ha il volto triste e un po’ severo. Oggi è arrivato così, grigio e forse irritato, a ricordarci la sua eterna, affascinante ambiguità.

Ottobre è profondo, complicato, dolce e aspro nello stesso tempo. È un viale silenzioso percorso dal vento, una panchina solitaria in un angolo remoto, uno scrigno di ricordi che non vogliono svanire. Ottobre è uno sguardo interminabile attraverso una finestra chiusa, un sussurro che si perde oltre la nebbia del mattino, un gesto di pietà per cancellare i tanti affanni.

Restano, tra le foglie, i segreti e il tempo trascorso e il coraggio che non viene meno.

Umarells in panchina


In una giornata quasi estiva come questa avrei dovuto aspettarmelo. Con il sole caldo, il cielo azzurro e sereno e gli alberi finalmente verdi, possono forse gli umarells di buona volontà starsene rinchiusi nelle loro tane? In questo periodo, gli umarells tornano a prendere pieno possesso della città, invadendola in ogni luogo e dedicandosi ai trastulli che più amano.

Però mai mi sarei aspettata di avere tanta immediata fortuna in materia di umarells a primavera, mai avrei immaginato di vedere il fedele ripetersi di una scena che descrissi sul blog mesi fa. E, meraviglia delle meraviglie, i due protagonisti della scena sono gli stessi umarells di allora, evidentemente usciti indenni dai terribili rigori invernali.

Ma procediamo con ordine. Mentre stavo andando ad Acqua e Sapone per alcuni acquisti, in Largo Aldo Moro ho adocchiato due sagome su una panchina. A quel punto la mia attenzione è aumentata e il mio radar-acchiappa-umarells si è messo in funzione. Mentre mi avvicinavo, speravo con ardore che quanto mi sembrava di vedere fosse vero e non un parto della mia fantasia.
La scena era quasi bucolica, nonostante la panchina si trovi in uno spiazzo, riparato da begli alberi rigogliosi, che divide due strade piene di traffico. Giunta a pochi metri di distanza dalle due sagome, ecco palesarsi il quadro umarellico in tutto il suo splendore: due vispi e grassocci rappresentanti della specie, seduti a cavalcioni sulla panchina, giocavano a carte con grande serietà e concentrazione.

Sono stata maleducata, devo ammetterlo, perché mi sono girata a guardarli per parecchi secondi, accorgendomi che erano gli stessi della scorsa estate; d’altra parte la scena era troppo poeticamente umarellica per poter essere trascurata. Per fortuna i due non si sono accorti del mio interesse perché impegnatissimi a giocare.
Ovviamente avevano steso un bel foglio di giornale per non far cadere le carte, ed erano abbigliati con i tipici vestiti umarellici primaverili: jeans, camicia di cotone a quadretti, giacchetta da mezza stagione e cappello in testa per combattere contro il primo sole e il vento traditore, perché si sa che in primavera i raffreddori sono sempre in agguato e non bisogna mai fidarsi della bella stagione.

In cuor mio li ho abbracciati perché vederli così contenti, diligenti nel loro gioco e soprattutto disinvolti nonostante le persone che passavano e il traffico stressante intorno, mi ha regalato il buon umore.

Umarells giocatori

carte
Intorno alle 18 e 30, mentre mi stavo recando al negozio Acqua e Sapone per fare un acquisto di grande importanza – un balsamo per capelli -, i miei occhi hanno assistito a una scena meravigliosa.
In Largo Aldo Moro, ho visto due splendidi esemplari di umarells seduti su una panchina di legno. Fin qui sembra tutto regolare, vero? Invece c’è la sorpresa. I due, in rigorosa divisa estiva da umarells-trendy – camicia azzurra e jeans – erano beatamente seduti a cavalcioni sulla panchina uno di fronte all’altro: in mezzo, a dividerli, una piccola tovaglia sulla quale stavano giocando a carte.

Siccome gli umarells, quando giocano a carte, sono precisi e vogliono che il gioco proceda regolarmente, in genere portano sulle panchine anche un foglietto di carta con una matita per segnare i punti. Conoscendo quest’abitudine umarellica, ho osservato i due fringuelli e con gioia indescrivibile ho visto il foglietto e la matita.
D’altra parte, quest’inizio d’autunno è particolarmente mite e quindi si presta ai passatempi umarellici tipici della bella stagione. E agli umarells piace tanto il gioco delle carte! Che sia un preludio per la caduta negli abissi della perdizione, ossia nel gioco d’azzardo? 😛

(La foto proviene da qui)