Dissolvenze d’autunno

Oggi  è  stata  una  domenica  piena  di  lavoro, perché  ho  dovuto  preparare  i  miei  alberi  di  Natale  e  sistemare  altri  numerosi  addobbi. Morale: tutta  la  giornata  è  scivolata  via  così  e  adesso  mi  sento  stanchissima. Però  sono  felice  di  aver  terminato.

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C’è  qualcosa  di  più  misterioso  e  struggente  dell’ultima  fase  dell’autunno? Il  sole  di  queste  giornate  ci  consente  di  ammirare  ancora, nonostante  l’arrivo  di  dicembre, bellissimi  paesaggi  autunnali: non  tutti  gli  alberi  sono  spogli  e, in  certe  strade, lungo  certe  vie  appartate – forse  persino  dimenticate – sembra  di  trovarsi  ancora  a  novembre.

Tanti  colori – verde  marrone  rosso  giallo –  e  infinite  screziature; poi  dissolvenze  nella  nebbia  del  mattino, e  visioni, stralci  di  memorie, passi  tranquilli  su  tappeti  di  foglie  morbide, quelle  foglie  che  attutiscono  la  durezza  dell’asfalto, quelle  foglie  che  alleggeriscono  l’esistenza, quelle  foglie  che  non  ci  abbandonano. Fedeli, leali, affettuose.

In  lontananza  un’ombra, la  fantasia  che  non  teme  di  volare  in  alto, il  desiderio  di  oltrepassare  ogni  barriera.

Oltre l’apparenza

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Non so perché, ma talvolta mi capita di provare un improvviso moto di paura, quasi di terrore, di fronte a certi paesaggi.
Non sto scherzando, sono seria. Chi legge assiduamente questo blog sa che ho scritto numerosi post, spesso anche “poetici”, sulla bellezza dell’autunno, e che mi sono soffermata molte volte sulle stagioni in generale, lasciando emergere il mio amore nei confronti della natura.
Però talvolta reagisco in modo strano di fronte a certi spettacoli di essa: mi assale un improvviso sgomento, m’invade un inspiegabile senso di morte, avverto la mia inesorabile piccolezza nei confronti di quanto mi circonda. E ciò che è bello si trasforma allora, per me, in qualcosa di abnorme, minaccioso, nemico: il doppio volto della bellezza, la meraviglia che cela un pericoloso abisso.
Ecco, anche di fronte a quest’immagine mi assale il panico, mi sento persa, mi sembra di cogliere una minaccia nascosta dietro una superficie apparentemente quieta. E persino ora, mentre mi sforzo di guardarla serenamente, non posso allontanare da me un moto di profonda inquietudine.

Abbandono

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In certi pomeriggi d’autunno, quando il sole è pallido oppure il cielo appare irrimediabilmente grigio, mi assale talvolta il desiderio di fermarmi, di abbandonarmi a quiete ore d’ozio, per pensare, per ricordare, per non dimenticare.
Poi vorrei fuggire e immergermi nella natura, perdermi tra le foglie dorate e la terra marrone, nell’atmosfera di silenzioso sfacelo che avvolge lo spazio tutt’intorno.
Vorrei rubare il segreto dell’autunno e renderlo parte di me, fino al tramonto della vita.