Fra pentole e padelle


Oggi qui a Modena si sta svolgendo la tradizionale fiera di S. Antonio, patrono degli animali, un appuntamento al quale è quasi impossibile mancare in parte perché la forza delle abitudini è tale da non ammettere deroghe, in parte perché, dato il clima invernale e la conseguente scarsa possibilità di svagarsi all’aperto, la fiera costituisce un’occasione per divertirsi spezzando così il gelo di giornate troppo fredde e grigie. Il 31 gennaio, poi, sarà la festa del nostro patrono, S. Geminiano, e anche in quell’occasione si ripeterà la medesima fiera, con più di cinquecento bancarelle provenienti da ogni parte d’Italia.

Ecco, proprio questo è un dato importante: gli ambulanti provengono da ogni parte della Penisola, e quindi abbiamo finalmente la possibilità di acquistare determinati oggetti a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli cui siamo abituati.
Oggi ho acquistato una padella di grandi dimensioni e di buona marca a 7€, grazie al fatto di averla comprata da un ambulante toscano. Ammetto di aver atteso la fiera apposta, perché mi serviva una padella nuova da aggiungere a quelle che già possiedo, ma non avevo alcuna intenzione di farmi freg…, ehm, di regalare troppo denaro a chi non lo merita.

Lo so: questo non è un argomento poetico. Ma nel prosaico svolgimento della vita quotidiana le umilissime padelle ricoprono un ruolo non trascurabile, per cui siamo tutti costretti a occuparcene, volenti o nolenti. Che ne sarebbe di noi, infatti, se non avessimo più padelle?