Di nebbia e stagioni

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Due  giorni   fa, nel  tardo  pomeriggio, col  cielo  già  scuro  come  la  notte, sono  uscita. C’era  una  nebbia  umida  e  fitta, quella  nebbia  che  sembra  quasi  trasformarsi  in  pioggia – gocce  sottili  di  fastidio  e  lacrime  insistenti  ma  senza  volto. Era  desolazione  pura, senza  alcuna  possibilità  di  cogliere  uno  spiraglio  o   una  timidissima  sfumatura  di  colore. Era  l’inverno  feroce, sgradevole, deciso  a  tutto  pur  di  farsi  detestare. Era  il  desiderio  di  tornare  a  casa  in  fretta, di  chiudersi, di  non  vedere.

Non  era  la   nebbia  di  ottobre, quella  nebbia  che  accompagna, comprende, avvolge, accarezza; quella  nebbia  che, nelle  mattine  ancora  miti, sembra  voler  smorzare  i  toni, attutire  i  rumori, velare  il  mondo  per  renderlo  più  umano. Non  era  la  nebbia  di  ottobre, che  si  insinua  silenziosa  nei  giardini  colmi  di  foglie  gialle, che  parla  di  strani  misteri  e  racconta  favole  antiche. Era  la  nebbia  disperata  di  gennaio, cinica  e  crudele, un  baratro  di  oscurità  e  di  mestizia, un  abisso  di  puro  dolore. Era  la  differenza  fra  due  stagioni  così  vicine  eppure  tanto  lontane.

Per ricominciare

Riemergo  faticosamente  dopo  alcuni  giorni  di  malattia: febbre, dolori  articolari  molto  forti, mal  di  gola  e  raffreddore, con  conseguenti  notti  insonni, abbattimento  e  debolezza. Insomma, non  ero  in  condizioni  tali  da  poter  scrivere  in  maniera  decente.

Sono  le  19:03  e, guardando  fuori  dalla  finestra, mi  accorgo  che  la  sera  sta  calando. Provo  uno  strano  effetto  perché  mi  sembra  che  l’estate, con  le  sue  troppe  ore  di  luce, sia  finita  soltanto  ieri. In  realtà, l’autunno  è  cominciato  da  un  po’  e  ottobre  è  il  mese  delle  ombre  che  avanzano  senza  sosta, mute  ma  costanti  nel  loro  incedere  fuori  e  dentro  di  noi.

Di  ottobre, fra  le  altre  cose, mi  piacciono  le  serate  lunghe, quelle  serate  in  cui  si  avverte  il  desiderio  di  starsene  chiusi  in  una  stanza   a  pensare, scrivere, divertirsi   nel  modo  in  cui   si  preferisce, e  ci  si  sente  stranamente  cullati  dall’oscurità  che fuori, oltre  le  pareti, avvolge  la  città  tutt’intorno. L’oscurità  che  spegne  i  clamori, che  calma  gli  animi, che  tutto  rasserena. E  ottobre  come  una  porta  aperta  verso  l’invisibile  e   verso  le  nostre  profondità  più  inaccessibili.

Domani  ricomincerà  la  settimana  e  ci  si  dovrà  nuovamente  abituare  ai  consueti  ritmi. Allora  è  meglio  ricominciare  ridendo. Come? Semplice: basta  guardare  cosa  può  accadere  a  un  esame  universitario  di  storia  dell’arte  se  lo  studente  è  un  tipo  un  po’  stravagante. Be’, non  proprio  un  po’, ma  molto, molto  stravagante:

Incantesimi di pensieri

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La  nebbia  fitta –  silenziosa  amica – il  desiderio  di  starsene  in  casa, il  desiderio  di  scomparire, il  desiderio  di  tornare. L’oscurità, l’incomprensione, la  solitudine  voluta, la  solitudine  cercata – e  trafitture  gelide  di  freddo  feroce, e  incantesimi  di  pensieri  sussurrati  al  niente  della  strada  vuota. Il  mondo  termina  qui, su  un  sentiero  cupo, dopo  una  notte  d’inchiostro  e  senza  luna.

Discorsi d’autunno

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Sono  giornate  belle  e  allegre, sebbene  strane: il  sole  e  le  alte  temperature  sono  una  sorta  di  primavera  inaspettata  in  questo  mese  che  sta  scivolando  via  rapidamente, e  che  ci  ha  regalato  momenti  di  rara  intensità  emotiva. I  pomeriggi  che  scorrono  in  fretta,  accorciandosi  ogni  giorno  di  più,  ci  suggeriscono  la  via  dell’introspezione: è  arrivato  il  tempo  di  misurare  le  parole, scegliere  i  toni  giusti, riflettere  prima  di  agire, accogliere  con  fiducia  l’oscurità  della  sera, oscurità  che  porta  saggezza, consigli, desiderio  di  lasciar  correre  la  fantasia. Intanto, ad  accenderci  di  passione  c’è  il  rosso  delle  foglie, misterioso, fiero  e  audace.

La  scorsa  settimana, in  Piazza  Mazzini, sono  già  state  messe  le  illuminazioni  per  le feste  natalizie, anche  se, per  fortuna, sono  ancora  spente. Al  bar  Molinari, però, in  pieno  centro storico, sono  già  accese  proprio  come  se  fossimo  a  Natale. Ricordo  che,  alla  fine  degli  anni  Novanta, per  vedere  la  città  illuminata  e  le  vetrine  addobbate  bisognava  aspettare  la  fine  di  novembre; da  alcuni  anni  a  questa  parte, invece, dopo  la  metà  di  ottobre  si  cominciano  già  a  vedere  i  primi  segni  del  Natale  che  verrà: l’anno  scorso, ad  esempio, in  Largo  San  Giorgio, vicino  all’Accademia  Militare, con  grande  stupore  vidi  un  albero  di  Natale  già  pronto  e  illuminato. Ed  era  il  trentuno  di  ottobre, cioè  la  ricorrenza  di  Halloween. Non  amo  molto  questa  mania  di  voler  anticipare  a  ogni  costo  il  clima  festivo, peraltro  allo  scopo  di  stimolare  i  consumi: così  facendo, Natale  perde  parte  del  suo  fascino  e  viene  irrimediabilmente  banalizzato, almeno  dal  mio  punto  di  vista. Ma  si  sa, si  tratta  di  gusti  personali. E  ognuno  ha  i  propri. Intanto, cerchiamo  di  vivere  l’autunno  in  tutto  il  suo  splendore. 🙂

 

E sarà

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Oggi  è  stata  la  prima, vera  giornata  autunnale: un  autunno  appena  accennato, molto  schivo, silenzioso, cauto  come  soltanto  lui  sa  essere.  Cielo  grigio, pioggia  sottile, aria  fresca: niente  più  di  questo.

E  allora  sarà  un  declinare  lento  e  pensoso, sarà  uno  sprofondare,  a  poco  a  poco  e  senza  asprezze, nell’insondabile  oscurità  dell’inverno. Saranno  la  fine  e  l’inizio, sarà  un  coinvolgimento  appassionato  e  morboso, saranno  parole  che  non  ho  mai  detto.

 

Voci remote

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Succede  d’improvviso, almeno  in  apparenza. Succede  d’improvviso  e  regala  un’emozione  nuova, una  sensazione  mai  avvertita  prima, forse  un  misto  di  nostalgia  e  di  gioia  insieme  a  un  brivido  di  confusione: tornano  volti  di  persone  che  ormai  non  sono  più; tornano  parole  dette  al  momento  giusto, come  sprazzi  di  luce  in  un’estenuante  oscurità. Voci  remote  che  appartengono  a  un  tempo  lontano, a  inverni  e  primavere  di  molti  anni  fa, e  che  ora  acquistano  una  luminosità  inaspettata. Si  scopre  così  l’importanza  di  persone  che  sono  rimaste  sullo  sfondo, persone  con  le  quali  non  si  è  mai  avuto  un  legame  profondo,  ma  che  hanno  contribuito  a  dipingere  a  colori  il  mosaico  della  nostra  esistenza.

Tornano  come  sorridenti  fantasmi  in  queste  giornate  di  tempo  incerto, tornano  con  decisione, insistono  con  la  loro  presenza  e  non  si  sa  perché. Tornano  come  se  avessero  qualche  parola  da  aggiungere  e  qualche  altro  gesto  da  compiere. Si  tratta  soltanto  di  capire  e  senza  temere.

Pensieri dolci

A quest’ora, mentre l’oscurità avvolge le strade e le voci si affievoliscono, un pensiero dolce può essere molto gradito. Però è anche vero che, prima di dormire, è opportuno evitare di riempirsi lo stomaco con simili ghiottonerie. Ecco che allora rimandiamo la festa a domani mattina, quando potremo assaggiare questa deliziosa cameo-cake, creazione di Camilla Rossi.
Nell’attesa del lieto banchetto, che renderà felici il corpo e lo spirito, sogni d’oro. 🙂

Lo sguardo di ottobre


Anche lo sguardo disperato di ottobre, che oggi sembra affranto e inconsolabile, è una meraviglia d’autunno: oltre la pioggia e l’oscurità del giorno, ci conforta l’abbraccio sincero di queste mura silenziose e spesse; oltre la pioggia e la malinconia del pomeriggio, ci sostiene e ci rallegra la capacità di ascoltare lo spirito, di ritirarci, di cogliere il grigio come una lenta occasione di ristoro.

Variazioni su tema


La pioggia non dà tregua. Di sera è una strana compagna, forse persino accattivante, unica sommessa voce nell’oscurità oltre le finestre.
Ma il fatto che sia marzo è già una speranza: la pioggia se ne andrà e i pomeriggi saranno carezze di luce; la pioggia fuggirà e i pensieri saranno carezze e poi luce.

Primavera a febbraio


Quest’anno febbraio ha deciso di essere clemente: ci sta regalando giornate piene di sole, anche se fredde. È un sole diverso da quello autunnale, sempre pallido e timido anche se generoso; questo è un sole forte e deciso nonostante le temperature, un sole che annuncia la primavera, la fine dell’oscurità e l’arrivo di nuovi colori, seducenti e maliziosi.

Quando l’inverno è di buon umore sa offrire queste sorprese particolari. Oro e ghiaccio si confondono proprio come i pensieri, che scivolano via velocemente in attesa di un cielo senza nubi.