Sera di maggio

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Poi  di  sera  si  rallenta  e  allora, finalmente, ci  si  ricorda  di  se  stessi. Ma  non  è  la  sera  invernale, lunga, cupa  eppure morbida  nell’abbraccio  caldo  della  propria  casa, assunta  a  supremo  luogo  di  rifugio; questa  è  la  sera  di  primavera, quando  il  sole  non  è  ancora  tramontato  ma  sta  per  farlo. È  il  passaggio  misterioso  che  collega  il  giorno  alla  notte,  un’ora  strana, un’indefinibile, arcana  sospensione  priva  di  forma  ma  colma  d’inquietante  intensità. E  quest’intensità  parla, giunge  dritta  al  cuore, s’insinua  nei  recessi  dello  spirito  fino  a  commuoverlo  o  a  sopirlo. Dipende  dai  casi, dipende  dai  momenti, dipende  da  tutto  e  da  niente.

 

 

 

Vento d’estate

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È  l’ora  indefinita  e  stanca  che, d’estate, precede  la  sera. Si  alza  il  vento, si  muovono  le  tende  davanti  alle  finestre  spalancate, una  pallida  sfumatura  di  giallo  interrompe  il  flusso  della  luce  trasparente.  Così  il  tempo  diventa  altro, mentre  le  mura  intorno  svaniscono,  la  giornata  è  scivolata  via  per  sempre  e  il  silenzio  è  un  respiro  affannoso  e  lento.

Le  tende  che  danzano  al  vento, il  tempo  che  ormai  non  è  più –  come  se  dovesse  arrivare  qualcosa,  come  se  tutto  d’improvviso  dovesse  mutare. E  si  abbandona  ogni  difesa, ci  si  lascia  trasportare, ci  si  affida  al  passato  e  al  presente, confusi  nella  luce  che  trema  d’un  brivido  strano: compaiono  prati  e  infiniti  tramonti  e  vivaci  colori  di  tanti  anni  fa; ritornano  campi  e  magie  d’altri  tempi  e  insperati  colori  di  tanti  anni  fa.

Le  tende  che  danzano  al  vento, l’estate  che  inventa  illusioni, il  tempo  che  intreccia  ricordi.

 

L’ora del tè


Certo, non sempre è possibile. Ma, quando il tempo non è tiranno, concedersi questo piccolo rito è un piacere intenso come pochi. Alcuni lo preferiscono in compagnia; altri, come me, hanno il vizio d’amarlo in solitudine. Del resto, è un modo elegante e un po’ defilato per ritrovare se stessi.

Non importa la stagione. Può essere un tiepido pomeriggio di primavera, col sole allegro e sornione a filtrare nella stanza, o uno struggente pomeriggio autunnale, col primo freddo a procurare brividi inattesi e il lamento della pioggia oltre le finestre. Che poi sia il gelo dell’inverno a pretenderlo scuro e bollente, o il fuoco dell’estate a desiderarlo freddo e persino stuzzicante, non interessa.
A contare è soprattutto il rito, la rassicurante ripetizione, la pausa dal mondo, la porta chiusa a lasciarsi alle spalle il chiasso e le insopportabili recite e le eterne ipocrisie.
A me bastano un libro e il silenzio ad accompagnare l’ora del tè.