L’autunno a novembre

Le dolci ambiguità di ottobre, un mese sempre in bilico fra dorato splendore e toni di grigio sfumato, a novembre scompaiono, per lasciare spazio alla dimensione più introversa dell’autunno, fatta di nebbie, di mattine tetre, di pioggia e di fango, ma anche di sprazzi di sole e d’inconsueta mitezza.

Novembre non può celare disagi, oscurità improvvise, lo sfacelo delle foglie e degli alberi, la tristezza dell’imbrunire. Novembre richiede uno sforzo, la capacità di guardarsi dentro, la disposizione a scoprire i colori anche sotto un cielo offuscato dalle lacrime. E i colori sono quelli delle foglie: il giallo intenso che illumina i pomeriggi più lugubri, il verde screziato di marrone e di rosso a comporre capolavori di ardimento.

Freddo novembre

 

Sono giornate fredde, queste. Novembre è autunno profondo: la nebbia del mattino, l’umidità, gli alberi sempre più spogli, le delicatezze di ottobre quasi scomparse.

Talvolta, il desiderio improvviso di uscire e di perdersi nel parco diventa un richiamo cui sembra impossibile resistere. Ed è un’immersione nell’enigma insolubile dell’autunno, il faticoso tentativo di carpirne tutti i segreti e trovare allusioni, simboli, significati – quel poco che resta per orientarsi, per non smarrire la strada.

Forse novembre, attento e silenzioso – novembre che conosce la fredda realtà del mattino – è il solo ad ascoltare.

Il lento sfaldarsi dell’autunno

I pomeriggi continuano ad accorciarsi, mentre il freddo lambisce le strade e novembre non cela più la sua tristezza. Il lento sfaldarsi dell’autunno, con le sue nebbie, le sue mattine gelide e le sue tante piogge, è un venir meno silenzioso, destinato a sfuggire agli sguardi più distratti: troppo austero e dignitoso per colpire, troppo cauto e riservato per farsi amare. Ma in questi pomeriggi dalla luce rarefatta, in queste sere che giungono in fretta ad attutire voci e pensieri, vi è una bellezza indefinibile, quasi ci si trovasse a un confine: si dissolve una stagione ed è un abbraccio infinito con l’altrove.

Scorcio d’autunno

Il  freddo  intenso  ha  fatto  la  sua  comparsa: in  appennino  la  neve  è  alta  e  qui  in  pianura  le  mattine  e  le  notti  sono  gelide. Eppure  l’atmosfera  resta  autunnale: quando  le  giornate  sono  quiete  e  luminose, camminare  lungo  i  viali  ancora  ricoperti  di  foglie  dorate  diventa  poesia, una  poesia  calata  nella  banalità  del  quotidiano. Ed  è  questa  la  magia  dell’autunno, quella  magia  che  le  altre  stagioni  non  possono  vantare: l’autunno, generoso, riesce  a  trasformare  persino  la  via  più  insignificante  e  l’angolo  più  oscuro  in  uno  scorcio  indimenticabile.

A novembre

L’autunno  assume  ora  un  tono  solenne, sebbene  privo  dell’opprimente  severità  invernale. Le  incantevoli  armonie  di  ottobre, raro  equilibrio  di  serenità  e  di  tristezza, vengono  meno  per  lasciare  spazio  a  ombre  più  scure, a  nebbie  più  dense, a  cieli  più  tetri.

I  pomeriggi  si  accorciano  di  giorno  in  giorno, le  foglie  cadono  incessantemente, le  piogge  diventano  quasi  ossessive. L’autunno, ormai,  non  può  più  celare  la  sua  lentissima  agonia:  è  il  momento, questo, di  un  profondo  desiderio  di  raccoglimento. E, mentre  scende  la  sera, a  invaderci  è  soltanto  un  indescrivibile  senso  di  pace.

Mentre novembre scivola via

E  così, in  un’alternanza  di  giorni  luminosi  e  di  giorni  di  pioggia, novembre  sta  scivolando  via   per  dissolversi  nel  freddo  e  nella  nebbia  che  preludono  all’inverno. Nell’immaginario  dei  più, questo  mese  è  l’emblema  dello  squallore  e  della  tristezza, della  vita  che  si  sfalda  senza  celare  la  sua  agonia, incurante  dell’insensibilità  del  mondo, quasi  martire  dell’indifferenza  altrui.

In  realtà, novembre  è  anche  quiete, dolcezza, poesia. Quando  il  cielo  è  sereno  e  il  sole  riesce  a  splendere, si  avverte  un  calore  particolare, una  gioia  talmente  profonda  da  non  poter  essere  raccontata. È  il  momento  del  passato  e  del  presente  che  si  fondono  creando  nuovi, inaspettati  colori, è  il  momento  della  consapevolezza  che  si  trasforma  in  serenità, è  la  pace  che  niente  e  nessuno  può  scalfire.

La  verità  è  che  il  freddo  e  lo  squallore  esterno  possono  brillantemente  convivere  con  la  serenità  interiore.

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(La  visita, Silvestro  Lega, 1868)

Buona giornata

Che  fare  per  cominciare  bene  una  cupa  giornata  di  novembre? Si  parte  dalla  colazione:

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A  pranzo, si  sceglie  un  buon  piatto  di  stagione, cioè  i  tortelloni  di  zucca:

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E  poi  il  rito  del  tè, che, nei  brevi  pomeriggi  autunnali, mentre  il  sole  tramonta, assume  una  connotazione  quasi  sacrale:

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Buona  giornata  a  tutti. 🙂

Le foglie d’autunno

Dopo  una  bellissima  giornata  di  sole  e  di  freddo  intenso, il   pomeriggio  si  dissolve  nelle  ombre  della  sera  con  infinita  grazia  e  senza  malinconia: è  la  pacata, generosa, discreta  serenità  dell’autunno. E, mentre  l’oscurità  avanza,  le  foglie  cadono – perché  le  foglie  continuano  a  cadere  anche  al  buio, le  foglie  abbandonano  gli  alberi  anche  quando  nessuno  può  guardarle. E  lo  fanno  silenziosamente, senza  un  lamento, senza  recriminare. Sono  maestre  di  vita, le  foglie  d’autunno.

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Di autunno e oscurità

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Ore 17:04. Cala  la  sera: questo  cupo, freddo  giorno  di  novembre  si  sta  consumando – si  sta  sfaldando  adagio  nella  quieta  severità  del  buio  autunnale. È  un  trapasso  austero, un  mutamento  che  impone  calma  e  perseveranza  e  capacità  di  adattamento. Nel  tardo  autunno, l’oscurità  diventa  fonte  di  serenità  e  saggezza: svaniscono  i  pensieri  più  frivoli, scende  il  silenzio  a  proteggere  memorie  e  speranze. Perché  l’autunno  è  un  abbraccio  complice  e  un  consigliere  gentile.

2015: autunno in città

So  di  ripetermi, ma  non  posso  farne  a  meno: l’autunno  sta  fuggendo  via  e  io  me  ne  rammarico. Come  sempre – come  ogni  anno – ho  la  sgradevole  impressione  che  sia  stato  troppo  breve. Ma  non  voglio  insistere  su  questo  tema; preferisco  lasciare  qualche  immagine  concreta  del  mio  autunno, quello  che  ho  fotografato  nei  ritagli  di  tempo, quello  in  cui  mi  sono  immersa  durante  intervalli  troppo  brevi, sottratti  al  fluire  di  giornate  molto frenetiche.

Comincerò  da  ottobre, il  mese  in  cui  l’autunno  si  dispiega  con  estrema  dolcezza  e  sensibilità. Una  mattina  luminosa  in  Via  de’  Fogliani:

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E  poi  una  cupa  domenica  di  novembre. Senza  sole, intrisa  di  profonda  malinconia  eppure  avvolgente  e  misteriosa:

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