Pensieri a febbraio

Febbraio, poverino,  non  m’ispira  pensieri  particolarmente  poetici, languori, sospiri  e  affini. Non  l’ho  mai  amato  troppo:   a  volte  è  di  una  tetraggine  spaventosa, altre  volte  non  si  capisce  dove  voglia  andare  a  parare. Però  anche  febbraio  ha  i  suoi  lati  positivi, come, ad  esempio, il  torneo  delle  Sei  Nazioni, imprescindibile  per  chi  ama  il  rugby. Inoltre  febbraio  è  il  mese  del  carnevale, anche  se  io, data  l’età, non  so  che  farmene  di  questa  pseudo-festa. Ogni  tanto  vengo  assalita  dallo  stravagante  desiderio  di  mascherarmi, proprio  come  se  fossi  ancora  bambina, ma  per  fortuna  simili  pensieri  svaniscono  in  fretta  dalla  mia  mente  affaccendata.

Altro  lato  positivo  di  febbraio  è  che  si  tratta  del  mese  dei  saldi, che  iniziano  sì  a  gennaio, ma  che  adesso  sono  nella  fase  più  calda, quella  in  cui, impegnandosi  e  con  un  po’  di  fortuna, si  può  talvolta  acchiappare  a  buon  prezzo  qualche  capo  di  vestiario  interessante. Io, ad  esempio, lo  scorso  venerdì  ho  comprato  una  maglia  lilla  di  ottima  qualità  scontata  del  50%. Ogni  volta  che  vedo  qualcosa  di  lilla, infatti, si  accende  in  me  il  profano  fuoco  della  passione, il  mio  sguardo  diventa  languido  e  le  mie  manine  desiderose  d’impossessarsi  dell’oggetto  lilla-colorato. Pertanto, sono  contenta  dell’acquisto  appena  fatto.

Dal  momento  che  quest’anno  febbraio  non  ci  ha  regalato  la  neve – ma  aspettiamo, la  speranza  è  l’ultima  a morire – ci  limitiamo  a  guardarla  in  qualche  immagine. Augurando  a  tutti  buona  domenica:

inverno9

 

 

 

Di neve fitta

inverno7

Siamo  passati  da  una  giornata  come  quella  di  ieri, con  un  sole  splendente  quasi  primaverile, a  un  venerdì  cupo  e  aspro  nel  suo  grigiore  senza  speranza: un  contrasto  sconcertante  per  un  inverno  enigmatico  e  stanco.

Talvolta, quando  l’oscurità  è  troppo  opprimente, si  vorrebbe  dormire, dormire  d’un  sonno  profondo  e  senza  interruzioni, persino  senza  sogni, per  poi  svegliarsi  in  un  mattino  invaso  dalla  strana  voce  del  silenzio  e  accorgersi, guardando  oltre  una  finestra, che  sta  nevicando. Dovrebbe  essere  neve  fitta, generosa, decisa  a  cadere  per  ore; e  bisognerebbe  avere  la  possibilità  di  starsene  in  casa  per lasciarsi  avvolgere  da  una  sensazione  di  stupefatta  serenità, come  rapiti  da  un  incantesimo  e  sospesi  oltre  noi  stessi, oltre  il  mondo, oltre  le  apparenze.  E  poi  sedersi, guardare  il  cielo  incolore, osservare  la  neve  scendere  monotona  e  senza  interruzioni, e  capire  che  la  vita  è  anche  questa.

Feste d’inverno

Ieri  c’è  stata  la  tradizionale  fiera  di  S. Antonio, appuntamento  irrinunciabile  per  la  città  che  lo  vive  con  piacere  e  con  un  pizzico  d’entusiasmo. La  giornata  era  freddissima  e  attraversata  da  un’umidità  pungente  a  tratti  insopportabile; ma, nonostante  ciò, non  ho  mancato  all’appuntamento,  soprattutto  perché  la  fiera  si  svolge  in  centro  storico, cioè  nel  mio  quartiere. A  partire  dalle  diciassette  del  pomeriggio, ho  percorso  in  lungo  e  in  largo  le  vie  piene  di  bancarelle, peraltro  sempre  le  stesse  ogni  anno e  sempre  poste   nei  medesimi  luoghi, tanto  che, se  si  è  in  cerca  di  qualcosa, si  sa  a  priori  dove  dirigersi. Ma  questa  fiera  è  soltanto  la  premessa  per  quella  del  31  gennaio, in  cui  la  città  festeggia  il  suo  santo  patrono: il  31  gennaio  a  Modena  non  si  lavora  e  si  va  alla  tradizionale  fiera, che  è  una  replica  di  quella  del  17  gennaio, forse  con  qualche  bancarella  in  più. A  volte, il  31  gennaio  ci  regala  un  bel  sole  invernale, altre  volte  ci  fa  precipitare  nel  grigio  più  squallido  e  spento, altre  volte  ci  porta  la  neve. Chissà  cosa  accadrà  quest’anno!

A  dire il  vero, un  po’  di  neve  mi  piacerebbe, magari  in  un  fine  settimana, quando  non  si  è  obbligati  a  uscire  in  fretta  da  casa: una  bella  fioccata  costante  e  decisa, accompagnata  da  quel  silenzio  ovattato  che  sempre  caratterizza  le  giornate  nevose, e  che  suscita  un  senso  di  pace  raro,  quasi  proiettandoci  in  un’altra  dimensione. Senza  neve, l’inverno  non  è  davvero  tale, almeno  secondo  me.

Nel  gennaio  del  2009  abbiamo  avuto  una  nevicata  meravigliosa.  Ricordo  che  uscii  durante  la  tormenta  per  fotografare  la  città, che  sembrava  placidamente  addormentata  sotto  quel  manto  candido:

neve11

Ma  per  ora  l’inverno  c’intrattiene  con  nebbia  e  con  pioggia. E  noi  che facciamo? Ovvio: ci  accontentiamo. 🙂

 

Di ritorno, a gennaio

In  questi  giorni  di  festa  ho  evitato  di  scrivere  perché  mi  sono  sentita  molto  stanca. Ma  adesso  si  ricomincia: anno  nuovo, impegni, impegni, impegni  e  la  necessità  di  riprendere  il  solito  ritmo  anche  sul  blog.

Gennaio  col  sole  non  è  una  novità. Questo  mese  di  freddo  intenso, privo  di  mezze  misure  e  complicato, ci  dona  sempre  momenti  luminosi. Certo, si  tratta  di  una  luce  che  quasi  non  riesce  a  entrare  nelle  stanze, ma  è  normale  che  sia  così: è  la  luce  invernale, obliqua, severa, senza  dolcezze.

giardino

E  poi  un  giardino  d’inverno  sotto  la  neve: il  silenzio  irreale, l’attesa, lo  smarrimento, il  desiderio  di  correre  via, di  chiudersi  in  casa, di  dormire. Eppure,  c’è  tanta  allegria  a  gennaio  ora  che  sono  adulta. Se  durante  l’infanzia  lo  consideravo  un  mese  insopportabile, adesso  lo  trovo  persino  simpatico  perché  mi  regala  una  notevole  capacità  di  concentrazione.

Ore  23:17. Sono  chiusa  nella  mia  camera  e, mentre  scrivo, assaggio  un’ottima  cioccolata  in  tazza. Non  si  sente  alcun  rumore  provenire  dalla  strada, il  silenzio  è  totale. Questi  momenti  di  pace  assoluta  sono  una  benedizione  e  una  necessità, qualcosa  di  cui  è  impossibile  fare  a  meno. Buona  serata, buona  notte, ma  anche  buongiorno  a  chi  passerà  da  queste  parti  domani  mattina. 🙂

 

 

 

Al calar del sole

wallpaper_natale_1

Ore  16:48. Con  una  tazza  di  tè  bollente  e  una  fetta  di  ciambellone  accanto, inizio  a  scrivere  questo  post. Il  sole  è  tramontato  e  fra  non  molto, oltre  la  finestra, sarà  tutto  buio. Intanto  il  blog  ha  assunto  l’aspetto  tipico  del  periodo  festivo: poverino, deve  tirare  la  carretta  anche  lui, adeguandosi  non  solo  ai  cambiamenti  di  stagione  ma  anche  alle  varie  feste  che  spezzano  il  ritmo  dell’anno. In  altri  termini, pure  il  blog  lavora, si  dà  da  fare, si  affanna  per  allietare  il  più  possibile  chi  si  troverà  a  passare  da  queste  parti.

Ore  16:54. Fuori  si  addensano  ombre, il  giorno  sta  scivolando  via  lentamente. Oggi  il  freddo  è  intensissimo, è  davvero  inverno, inverno  giunto  di  colpo, senza  troppi  preamboli, com’è  tipico  del  suo  carattere  severo  e  aspro. Mentre  scrivo  queste  parole, m’interrompo, bevo  il  tè, guardo  fuori  dalla  finestra: sono  le  16:57  e  le  ombre  appaiono  ancora  più  marcate, di  minuto  in  minuto. Sto  immaginando  che  tipo  d’inverno  sarà: avremo  la  neve? e  quanta? Sebbene  il  sogno  di  molti – anche  il  mio – preveda  l’arrivo  di  un’abbondante  nevicata  il  25  dicembre, la  realtà  non  vuole  saperne: qui  non  ho  mai  visto  la  neve  il  giorno  di  Natale. In  genere, se  si  degna  di  comparire  durante  le  feste, la  neve  comincia  a  fioccare  il  31  dicembre, per  la  tanto  odiata  o  amata  festa  di  S. Silvestro.

Ore  17:06. La  sera  è  calata. Non  è  ancora  buio, ma  manca  molto  poco. La  mia  pausa  sta  per  terminare: ho  i  minuti  contati. Ma  sono  felice  di  averla  trascorsa  su  questo  blog.

Buon  proseguimento  di  giornata  a  tutti. 🙂

P.S. Sono  le  17:10: adesso  è  quasi  buio.

Come di favola

Inverno_001

Oggi, come  previsto, è  caduta  la  neve. Ha  iniziato  di  mattina  presto  con  fiocchi  grandi  e  bellissimi, quasi  luminosi  nel  loro  candido  contrasto  con  l’atmosfera  incolore; poi  si  è  trasformata,  e  i  fiocchi  sono  diventati  piccoli, insignificanti, monotoni.

Pare  che  non  sia  finita; si  dice  che  tra  sabato  e  domenica  la  neve  tornerà. L’inverno  vuole  terminare  senza  trascurare  nulla  del  suo consueto  repertorio. E  allora, se  neve  deve  essere, neve  sia. Ma  bella, orgogliosa, fitta, maestosa. Se  deve  essere  gelo, gelo  sia. Ma  accompagnato  da  un  turbinio  di  fiocchi, da  una  danza  frenetica  e  instancabile  di  neve  felice  di  cadere, felice  di  esserci, generosa  e  allegra  a  dispetto  dell’inverno. Neve  felice  di  cadere  per  poi  sciogliersi  in  fretta  e  lasciarci  un  ricordo  intenso, bianco, come  di  favola  raccontata  intorno  a  un  caminetto.

Di silenzio, di neve e di febbraio

denittis

La  settimana  è  trascorsa  freddissima  ma  soleggiata. Non  ho  mai  amato  febbraio  perché, in  certe  giornate,  è  capace  di  uno  squallore  sconosciuto  ad  altri  mesi, di  un  nero  senza  sfumature, terribile  e  arrogante. Però, a  spezzare  questa  atmosfera, arrivano  sempre  giornate  luminose, con  un  sole  allegro  e  tenace  che  sa  già  di  primavera.

Si  dice  che  forse  domani  nevicherà. Febbraio  è  anche  questo, neve  candida  a  salutare  l’inverno  prima  della  nuova  stagione. La  neve  è  un  fastidio  per  chi  deve  muoversi, viaggiare  e  rispettare  impegni  di  lavoro,  ma  è  una  benedizione  per  chi  può  restarsene  in  casa, tranquillo, e  apprezzarla  per  ciò  che  è:  un  momento  di  pace  profonda  accompagnato  da  un  silenzio  che  chiede  di  essere  ascoltato. Un  silenzio  austero, amico, avvolgente, caldo  nella  sua  freddezza; un  silenzio  che  parla  della  necessità  di  pensare  prima  di  agire, di  frenare  gli  impulsi, di  essere  pacati  nonostante  tutto. Il  silenzio  della  neve, che  racconta  la  necessità    della  lentezza,  offrendo  così  una  lezione  di  vita.

Tempo d’inverno

winter-fog-1355431023Pvj

E  così  è  davvero  inverno. Ma  poi  che  significa? È  il  tempo  delle  nebbie  gelide  e  fitte, più  cupe  di  quelle  autunnali, più  minacciose  e  torve, più  opprimenti  e  malsane. È  il  tempo  degli  sguardi  rivolti  verso  il  cielo  a  chiedersi  se  arriverà  la  neve  o  se  comparirà  un  po’  di  sole.

L’autunno  insinua, l’inverno  impone; l’autunno  suggerisce, l’inverno  non  lascia  scampo. Marrone  e  nero, grigio  e  bianco: pochi  colori  forti  e  decisi, nessuna  tenerezza, pochissime  sfumature. Eppure…

Eppure  è  il  tempo  dell’elaborazione  lenta, costante, faticosa. È  un  richiamo  al  dovere, alla  maturità, all’impegno  senza  interruzioni.

(La  foto  è  di  George  Hodan)

 

Attesa d’inverno

 

albero-natale-decorato

Pioggia  mista  a  neve  e  freddo  gelido: così  è  iniziata  questa  mattina,  con  tanti  brividi  e  un  po’  di  stanchezza  dopo  giorni  di  corse  a  non  finire. Attendo  con  impazienza  il  momento  della  quiete  e  dei  pensieri  lenti.

Ieri  nel  tardo  pomeriggio, sfidando  il  gelo  inclemente, sono  uscita  per  fare  alcuni  acquisti. Gli  ennesimi. Non  vedo  l’ora  che  termini  l’orgia  delle  spese, dei  pacchi  e  dei  pacchettini; non  vedo  l’ora  di  poter  guardare  fuori  da  una  finestra con  calma, senza  ansie, per  afferrare  completamente  l’atmosfera  invernale. Per  lasciare  fuori  il  freddo, le  persone  moleste, i  fastidi  della  vita  quotidiana; e  per  raccontare  favole  nel  confortante  calore  di  una  stanza  chiusa.

 

Sta nevicando

24160017

Quindici  giorni  fa, ho  passeggiato  lungo  viali  pervasi  dalla  struggente  e  delicata  bellezza  dell’autunno. Questa  sera, invece, sta  nevicando: è  vento, è  gelo, è  inverno.

Domani  preparerò  gli  alberi  di  Natale  e  perderò  ore  ad  addobbare  la  casa. Ma, con  la  neve  fuori, forse  sarà  più  piacevole  farlo. Per  ora, nel  pensare  al  Natale  e  a  tutto  ciò  che  comporta, mi  torna  in  mente  una  poesia  di  Giuseppe  Ungaretti.

NATALE

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

(In  alto, una  foto  scattata  da  me  tre  anni  fa)