La vita che chiama

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Il  tempo  passa  in  fretta  e  una  pausa  di  dieci  giorni  sembra  soltanto  un  frammento  rubato  all’infinito. Talvolta  non   scrivo  non  per  mancanza  d’argomenti, ma, al  contrario,  per  sovrabbondanza  d’idee  e  pensieri,  o  per  un  eccesso  di  pudore  e   discrezione; poi  ci  sono  anche  quei  momenti  molto  bizzarri  in  cui  si  è  afferrati  da  un  certo  non-so-che  paralizzante. Forse  indecifrabile, forse  no.

Sono  meravigliose  giornate  di  primavera, queste; sono  giornate  di  una  mitezza  che  scalda  il  cuore, che  induce  a  pensieri  dolci, che  fa  emergere,  dalle  profondità  oscure  dell’anima,  infantili  desideri  di  corse  all’aria  aperta, di  risate  scomposte  nei  prati  colmi  di  vita, di  emozioni  nuove. Con  la  primavera, l’adolescente  che  si  cela  in  ciascuno  di  noi  alza  la  voce, chiede  di  essere  ascoltato, s’impone  con  ingenua  prepotenza  senza   ammettere  rifiuti. Spesso  madamigella  Saggezza  interviene  per  farlo  tacere, per  ricondurlo  con  fermezza  al  suo  posto, là,  nell’oscurità  di  quelle  memorie  cui  non  si  vorrebbe  attingere; ma  l’adolescente, si  sa, non   obbedisce, si  ribella, s’indispettisce, non  tollera  freni. Così,  madamigella  Saggezza  non  ne  esce  sempre  vincente: talvolta  deve  cedere  e  lo  sfrenato  adolescente  si  scatena.

In  fondo  è  giusto  così. Quando  la  vita  chiama  bisogna  rispondere, e  la  primavera  è  una  formidabile  amica  che  ci  risveglia,  facendoci  riscoprire  forze  ed  energie  sopite.

Desiderio di viola


Profondamente spirituale: così mi appare il viola. Un prato viola, un sentiero viola, persino alberi colorati di viola: questo vorrei vedere oggi, primo giorno d’estate grigio e fresco.

Dopo una primavera scialba e avara, che ci ha negato i suoi doni più belli, è ufficialmente arrivata la nuova stagione. Qui, in pianura, ci attendono giorni difficili e a tratti impietosi. Dovremo difenderci dall’aggressione dell’afa e del sole, così come soltanto tre mesi fa ci siamo difesi da una gelida e improvvisa nevicata. Dobbiamo difenderci spesso, forse anche troppo, come soldati sotto assedio stanchi a causa delle tante battaglie combattute.

Un prato viola, un sentiero viola, persino un tramonto tutto viola: questo vorrei vedere ora, nel giorno più lungo dell’anno, quando la notte stenta ad arrivare.

Tregua d’autunno

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Dopo molta pioggia e il primo vero impressionante squallore d’autunno, fatto di grigio violento e di cielo arrabbiato, il sole ha deciso di mostrarsi e sorriderci.
Ottobre ci regala una tregua, ma occorre ammettere che finora ci ha regalato fin troppo: l’inizio del mese è stato uno splendore di luce e di mitezza, dolce prolungamento di un’estate ormai completamente priva del suo bieco furore. Soltanto pochi giorni fa ottobre ha rivelato il suo volto più duro, ma doveva farlo per ricordarci che questa è un’altra stagione e che la natura reclama i suoi diritti.
Adesso, mentre si appresta ad andarsene, ci offre un momento di squisita serenità.