La misericordia del sonno

Se si credesse negli angeli verrebbe da pensare che ci amino di più quando dormiamo, impossibilitati a danneggiarci l’un l’altro; ed è una benedizione che per qualche ora al giorno si sia troppo stanchi per continuare a essere scortesi. Le porte si chiudono, le luci si spengono, e anche la lingua più tagliente riposa, e tutti noi, brontoloni e gridati, felici e infelici, padroni e schiavi, giudici e colpevoli, torniamo bambini, stanchi e zittiti, e inermi, e perdonati. E capisci la misericordia del sonno, che per qualche ora ci restituisce alla nostra prima innocenza.

(Tratto da Un’estate da sola, di Elizabeth von Arnim)

Di foglie cadute


Lo chiamerei umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta.
L’aria è incerta: scompare per riapparire sempre più stanca e poi torna a nascondersi. Si ha l’impressione che il cielo non conosca pietà né misericordia.

Umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta e di consapevolezze che non lasciano respiro.