Buon lunedì

Il  lunedì  è  il  giorno  fatidico: ricomincia  la  settimana, con  i  suoi  ritmi  consolidati  e  i  suoi  tanti  doveri.  Allora  è  bene  essere  saggi  e  affrontare  la  nuova  giornata  con  allegria  e  buon  umore. Partiamo  da  una  buona  colazione:

E  buon  lunedì  a  tutti. 🙂

(L’immagine  è  tratta  da: https://www.gingerandlemonhouse.com/men%C3%B9-colazione/)

 

Pioggia a febbraio

pioggia

Questa  mattina, febbraio  ha  deciso  di  mostrarci  il  suo  volto  più  oppressivo: pioggia  a  dirotto, un  rovescio  di  lacrime  disperate  in  un’assenza  di  colore  quasi  minacciosa. Allora  torna  in  mente  la  pioggia  di  ottobre, quella  pioggia  lenta, silenziosa  e  costante  che  bagna  le  foglie  gialle  degli  alberi  malinconici  ma  ancora  vivi, stanchi  ma  generosi  di  toni  caldi  e  appassionati, in  quell’ambiguità  di  essere  e  non-essere, di  tristezza  e  di  gioia  che  percorre  l’autunno  velandolo  di  splendente  mistero.

La  pioggia  a  febbraio, invece, è  tetra  oscurità  senza  alcuna  via  di  fuga. Per  fortuna, a  una  certa  ora  è  arrivata   la  neve, bianca, morbida, misteriosa  anch’essa,  sebbene  più  inquietante  rispetto  ai  tanti, insolubili  enigmi  dell’autunno. Ma  poi  la  neve  se  ne  è  andata, scomparsa  e  travolta  da  altra  pioggia, da  un  altro  pianto  disperato  e  privo  di  senso. E  adesso – proprio  in  questo  momento – il  peggio  che  si  possa  vedere: pioggia  mista  a  neve, totale  assenza  di  forma  e  di  significato, gelo  estenuante  e  penosa  attesa. Forse  domani  arriverà davvero  la  neve, forse  riuscirà  a  sconfiggere  la  pioggia. E  così  ci  regalerà  quel  luminoso  silenzio  che  è  il  suo  dono  più  prezioso.

(P.S. Avevo  erroneamente  intitolato  questo  post  Pioggia  a  gennaio. Ho  corretto  l’errore, perché  siamo  a  febbraio. Ma  questo  mese  mi  è  così  antipatico  che  l’avevo  addirittura  ‘rimosso’  dalla  scrittura  del  post).

Come di favola

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Oggi, come  previsto, è  caduta  la  neve. Ha  iniziato  di  mattina  presto  con  fiocchi  grandi  e  bellissimi, quasi  luminosi  nel  loro  candido  contrasto  con  l’atmosfera  incolore; poi  si  è  trasformata,  e  i  fiocchi  sono  diventati  piccoli, insignificanti, monotoni.

Pare  che  non  sia  finita; si  dice  che  tra  sabato  e  domenica  la  neve  tornerà. L’inverno  vuole  terminare  senza  trascurare  nulla  del  suo consueto  repertorio. E  allora, se  neve  deve  essere, neve  sia. Ma  bella, orgogliosa, fitta, maestosa. Se  deve  essere  gelo, gelo  sia. Ma  accompagnato  da  un  turbinio  di  fiocchi, da  una  danza  frenetica  e  instancabile  di  neve  felice  di  cadere, felice  di  esserci, generosa  e  allegra  a  dispetto  dell’inverno. Neve  felice  di  cadere  per  poi  sciogliersi  in  fretta  e  lasciarci  un  ricordo  intenso, bianco, come  di  favola  raccontata  intorno  a  un  caminetto.

Mentre l’anno fugge via (2)

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Ricordo  bene  la  domenica  mattina, verso  la  fine  dello  scorso  novembre, in  cui  scattai  questa  e  molte  altre  foto. Era  una  mattina  cupa, una  tipica  giornata d’autunno  inoltrato, in  cui  il  grigio  senza  speranza  dell’atmosfera  era  interrotto  dallo  spettacolo  dell’agonia  della  natura. Il  silenzio, spezzato  a  cadenza  regolare  dal  passaggio  di  automobili, non  infondeva  malinconia, ma  appariva  come  un  segno  di  rispetto  di  fronte  a  qualcosa  di  tanto  grande  e  misterioso.

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C’è  una  bellezza  discreta  e  modesta  in  certi  giorni  d’autunno, una  bellezza  che  riesce  a  infondere  dignità  a  qualsiasi  strada. E  dignità  ai  pensieri, alle  memorie. Talvolta  l’autunno  diventa  un  invito  a  rispettare  la  propria  storia, il  proprio  percorso  esistenziale, e  ad  amarne  persino  gli  errori, le  cadute, i  dolori, esattamente  come  le  gioie  e  i  successi. Forse  perché, se  si  è  predisposti, questa  stagione  tanto  complessa  ci  pone  di  fronte  alle  verità  più  profonde  e  al  senso  di  ogni  cosa.

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Basta  guardarsi  intorno  con  attenzione  per  scoprire  poi  la commovente  vitalità  che  accompagna  questo  sfacelo: il  giallo  e  il  rosso  catturano  gli  occhi  e  la  mente, si  oppongono  alla  tristezza  del  cielo, accompagnano  con  generosità  anche  i  passanti  frettolosi  e  distratti.

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Nebbia d’ottobre

Inaspettata  dopo  la  giornata  di  ieri, piena  di  sole  e  di  leggerezza. Ma  ottobre  è  così: prima  o  poi  avrebbe  dovuto  presentare  il  suo  lato  oscuro. E  questa  mattina  l’ha  fatto  con  la  nebbia  e  la  pioggia. Una  nebbia  fitta, densa, che  sa già  di  novembre; e  una  pioggia  sottile  e  silenziosa, come  pioggia  di  primavera – ma  una  primavera  al  contrario.

Molti  anni  fa, durante  l’infanzia, una  giornata  come  questa  mi  avrebbe  infastidita. Ma  ora  è  tutto  cambiato. La  nebbia  evoca  profondità  che  attendono  soltanto  di  essere  esplorate; la  nebbia  è  un’amica  che  protegge  da  sguardi  troppo  insistenti, che  avvolge  e  consola, che  abbraccia  e  conforta, che  diluisce  il  mondo  alleggerendone  i  contorni  troppo  netti. E, così  facendo,  alleggerisce  anche  lo  spirito.

Pensieri dolci

A quest’ora, mentre l’oscurità avvolge le strade e le voci si affievoliscono, un pensiero dolce può essere molto gradito. Però è anche vero che, prima di dormire, è opportuno evitare di riempirsi lo stomaco con simili ghiottonerie. Ecco che allora rimandiamo la festa a domani mattina, quando potremo assaggiare questa deliziosa cameo-cake, creazione di Camilla Rossi.
Nell’attesa del lieto banchetto, che renderà felici il corpo e lo spirito, sogni d’oro. 🙂

Buongiorno


Ormai è per me diventato irrinunciabile. E pensare che, fino all’età di diciannove anni, non potevo neppure sentirlo nominare e mi rifiutavo persino d’assaggiarlo.
Iniziai a berlo durante il primo anno d’università, quando, essendo costretta a fare ogni mattina la pendolare Modena-Bologna, pensai che fosse un buon modo per darmi una sferzata d’energia. E così, la prima volta che bevvi un’intera tazzina di caffè non fu nella tranquillità di casa mia, ma in un caotico bar bolognese. Il bello è che, dopo averla bevuta, mi giudicai sciocca per non averlo fatto prima.

Adesso, a distanza di anni, questo evento in apparenza molto banale mi colpisce e mi sembra importante, quasi un momento cruciale della mia esistenza. Probabilmente fu una sorta di rito di passaggio verso l’età adulta o, almeno, sono io che ora lo considero tale.

Tornando però al presente, adesso è mattina e quindi vi offro virtualmente un caffè per augurarvi buongiorno. 🙂