Pensieri a settembre

Dopo  una  settimana  decisamente  estiva – settembre, spesso, inizia  così – oggi  il  cielo  è  cambiato. Non  piove  ancora, però  il  grigio  perla  che  si  diffonde  tutt’intorno  ci  racconta  qualcosa  della  stagione  che  sta  per  arrivare: ci  parla  dei  silenzi  del  primo  pomeriggio, solenni  senza  essere  severi, delle  foglie  gialle  sull’asfalto  scuro  e  nei  parchi  semi-vuoti, delle  sere  in  compagnia  di  tanti  strani  fantasmi.

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Ma  l’autunno  è  anche  altro: allegria, colore, ottimismo, passione. È  la  stagione  più  ricca  di  sfumature  e  perciò  la  più  enigmatica  e  profonda: il  suo  linguaggio  è  il  più  complesso, i  singoli  termini  del  suo  discorso  sono  i  più  ricercati  e  inusuali. Gioia  e  malinconia  insieme, strazio  e  felicità, azzurro  e  grigio, marrone  e  rosso, tutto  declinato  in  un’infinità  di  toni  che  attendono  solo  di  essere  amati. Oppure  compresi.

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Inevitabile  pensare  a  tutto  questo  anche  se  siamo  ancora  in  bilico, anche  se  l’estate  non  è  ancora  fuggita  via, e  il  passaggio  è  tormentato  e  ricco  d’incertezze.

Incrinature

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In  queste  giornate  luminose  e  miti, alcune  persone  tornano  con  il  pensiero  ad  altre  estati,  pervase  da  sogni, passioni  ed  emozioni  irripetibili. Questi  ricordi  spesso  sono  utili  per  recuperare   energie, colori  e  sapori  che  inevitabilmente  scompaiono  nella  frenesia  dell’età  adulta, quando  l’estate  diventa  una  stagione  come  le  altre  e, a  tratti,  persino  opprimente.

A  volte, però, il  viaggio  della  mente  in  un  passato  che  non  potrà  più  tornare  cela  anche  altro: una  mancanza, un’incrinatura, un’insoddisfazione, una  zona  d’ombra. Si  cerca  faticosamente  di  recuperare, almeno  col  pensiero, la  vitalità  gioiosa  dell’adolescenza  o  perché  qualcosa  non  è  andato  come  doveva, o  perché  quella  stagione  è  durata  troppo  poco,  o  perché  certi  sogni  sono  irrimediabilmente  svaniti  sotto  il   peso  dell’accadere  quotidiano. Questo  non  significa  necessariamente  infelicità: serenità  e  malinconia, allegria  e  stanchezza, entusiasmo  e  pacatezza  possono  infatti  convivere, creando  un  mosaico  d’intense  emozioni.

Oggi  è  il  giorno  del  mio  compleanno. Stranamente  il  cielo  sta  diventando  un  po’  grigio  e  il  caldo  è  sopportabile. Per  lungo  tempo   ho  sperato  che, prima  o  poi,  arrivasse  un  tre  luglio  diverso, senza  troppo  sole, senza  afa, senza  la  solita  perfetta  luminosità. Un  tre  luglio  con  qualche  incrinatura, insomma, con  qualche  suggestiva  sfasatura, proprio  come  certe  esistenze. E  finalmente  sono  stata  accontentata.

Pioggia di marzo

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Si  scosta  una  tenda  e, stupiti,  ci  si  accorge  che  sta  piovendo. Gocce  sottili, quasi  impercettibili, rispettose  nel  loro  profondo  silenzio. Si  ama  questa  pioggia  che  cade  senza  enfasi, schiva  e  delicata  nella  sua  lieve  malinconia; si  ama  la  sua  introversione, quel  volerci  fare  compagnia  senza  imporsi, quel  volerci  parlare  senza  pretendere  di  essere  ascoltata.

Tornano  stralci  di  giorni  lontani, muti  fantasmi  nelle  ore  che  scorrono  quiete. Ma, come  la  pioggia  di  marzo, restano  avvolti  nel  silenzio, per  conservare  intatta  la  propria  dignità.

Il primo grigio

È  arrivato  il  primo  grigio  della  nuova  stagione:  un  velo  trasparente  di  quieta, dolcissima, affettuosa  malinconia. Tutti  gli  oggetti, persino  quelli   più  insignificanti, acquistano  un  nuovo  spessore. Non  bisogna  stupirsi: l’atmosfera  autunnale  ha  in  sé  una  calma  solennità  che  investe  silenziosamente  ogni  cosa, suscitando  così  il  nostro  involontario  rispetto. È  finito  il  tempo  dei  capricci  e  delle  stravaganze; inizia  il  grigio  perla  delle  riflessioni  mature  – e  l’incanto  delle  prime  nebbie  al  mattino.

Verso l’autunno

Ormai  è  chiaro: basta  guardare  la  luce  del  sole  per  accorgersi  che  l’autunno  è  alle  porte. È  una  luce  allegra  ma  pacata, saggia  nella  sua  moderazione, calma nella  sua  assenza  di  furore.

Qui, nei  giorni  scorsi, c’è  stata  un  po’  di  pioggia, ma  non  la  vera  pioggia  autunnale. Ogni  stagione, infatti,  ha  la  sua  pioggia – particolare, unica, diversa  dalle  altre. La  pioggia  d’autunno  è  accompagnata  da  un  velo  di  malinconia,  che  invita  alla  riflessione  lenta  e  profonda, ma  senza  la  severità  e  la  cupa  ostentazione  dell’inverno. Non  ha  la  dolce  gaiezza  e  il  tono  lieve  della  pioggia  primaverile; eppure, a  ben  guardare, sotto  il  suo  velo  di  tristezza  spesso  appare  un  sorriso  che  riscalda, seduce, compiace. Ciò  non  deve  stupirci, perché  l’autunno  è  la  stagione  più  complessa  e  misteriosa, l’unica  che  sa  donare  malinconia  e  serenità  nello  stesso  tempo. Aspettiamo  allora  che  arrivi,  per  lasciarci  trasportare  dalla  sua  indecifrabile  magia.

Pensieri d’inverno


Non hanno lo struggente e delicato fascino delle foglie autunnali. Qui si avverte tutto il livore dell’inverno, la sua furia senza posa, la sua feroce caparbietà; qui non ci sono né dolcezza né malinconia.
L’inverno è adatto ad anime forti, sopravvissute ai rigori della sofferenza; l’inverno è adatto a chi sa difendersi, a chi cerca riparo, a chi ama le porte chiuse e le stanze raccolte. L’inverno è la scoperta di se stessi, a patto però che ci si sappia ascoltare.

Autunno in città (IV)

Ecco altre dieci fotografie. Le prime due risalgono alla metà d’ottobre e sono state fatte in un giorno particolarmente squallido e triste. Le rimanenti otto, invece, sono state scattate lo scorso sabato, 31 ottobre. A differenza di quelle pubblicate qualche giorno fa, sono state fatte di pomeriggio, dopo le sedici, e quindi la luce è diversa: c’è meno “splendore”.
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Il sole d’autunno

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Il sole d’autunno è prezioso e magico; il suo fascino è discreto ma intenso. Assomiglia a un dono fatto in silenzio, quasi di nascosto, e offerto con un po’ di timidezza, senza alcuna tracotante esibizione. Proprio come un regalo che giunge dal profondo del cuore.
Il sole d’autunno è la prova che alla malinconia si accompagna sempre un’insaziabile sete di esistere. Fino all’ultimo, finché la vita respira e nonostante tutto.

Foglie d’autunno


Un tappeto di foglie in agonia è l’essenza stessa dell’autunno, la sua magia, la sua inarrivabile poesia.
Bisogna guardarle in un giorno di pioggia lieve, quando ogni goccia d’acqua assomiglia a una carezza e l’aria non è ancora troppo fredda. Bisogna osservarle mentre se ne stanno andando, ma tentano disperatamente di sopravvivere nonostante tutto. Quello è il breve momento in cui l’autunno offre il meglio di sé: la vita che lentamente si spegne regalandoci, in un ultimo commovente sforzo e in un malinconico sussulto d’orgoglio, le sue sfumature più intense e preziose.