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Posts Tagged ‘magia’

A  pensarci  bene, la  primavera  si  riduce  a  un  indomabile, prepotente, implacabile  desiderio  di  evadere, di  perdersi  fra  prati  verdi  e  fiori  colorati  dopo  la  monotona, piatta  oscurità  invernale: è  il  desiderio  di  lasciarsi  alle  spalle  ogni  catena  e  ogni  stanca  ripetizione  per  correre  verso  il  nuovo, verso  il  sole, verso  la  luce.

La  primavera  è  un  aprirsi  al  mondo, ammesso  che  si  desideri  farlo  o  che  se  ne  abbia  davvero  la  possibilità, quella  possibilità  che  non  sempre  ci  appartiene. Un  aprirsi  al  mondo  che  diventa  sogno  o  impotenza  o,  ancora  una  volta,  ripetizione. E  allora  si  vorrebbe  che  la  primavera  fosse  magia  pura, che  il  suo  vento  leggero  recasse  messaggi, parole, divertimento, allegria – tutto  in  maniera  inaspettata, casuale, come  fosse  un  dono  del  cielo  e  perciò  infinitamente  caro.

Certo  è  che  le  mezze  stagioni, con  le  loro  incertezze, le  loro  delicatezze  e  le  loro  tante  screziature, hanno  il  pregio  di  non  opprimere, di  non  irritare  e  di  saper  sorprendere. Magari  con  poco.

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primavera20

Primo  giorno  di  marzo: stiamo  camminando  verso  la  primavera  e  anche  il  blog  si  adegua  alla  nuova  stagione. Niente  più  immagini  di  neve  e  di  ghiacci, niente  più  toni  algidi, ma  una  ventata  di  freschezza  con  le  vivaci  tinte  primaverili.

Della  primavera  amo  soprattutto  la  fase  iniziale, quando  ormai  è  chiaro  che  l’inverno  è  soltanto  un  ricordo  e  che  ci  attendono  altri  ritmi, altri  colori  e  altri  sogni. Mi  piace  soprattutto  la  fase  iniziale  perché  accompagnata  da  un  po’  di  timidezza: il  verde  dei  prati, l’azzurro  del  cielo  e  i  toni  dei  fiori  non  hanno  ancora  la  sicurezza  un  po’  arrogante  di  maggio, ma  si  mostrano  con  qualche   incertezza  e  qualche  momento  di  lieve, affascinante  malinconia. Quando  si  alternano  nubi  irrequiete  allo  splendore  del  cielo  allegro  e  soddisfatto, quando  d’improvviso  cade  una  pioggia  silenziosa  e  sottile  a  bagnare  le  viole  e  le  più  care  memorie, allora  sì, allora  ci  si  sente  rapiti, addirittura  travolti  dalla  nostalgia  di  un  tempo  remoto  e  dall’ansia  di  vivere  e  accettare  il  presente.

A  volte  si  vorrebbe  correre  via  d’improvviso  e  perdersi  nei  prati, abbandonarsi  al  vento  leggero  e  ascoltare  le  sue  tante  parole, sedersi  sull’erba  e  dimenticare  tutti  i  doveri, proprio  come  quando  eravamo  adolescenti  e  potevamo  permetterci  di  non  pensare  o  di  illuderci  all’infinito. Eppure, nonostante  tutto, quella  magia  talvolta  ritorna; ritorna  sotto  forma  di  un  ricordo, di  un’improvvisa  emozione  o di  un  silenzio  che  racconta  favole  e  tesse  nuove  trame.

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Oggi  è  una  giornata  freddissima, tanto  che  starsene  in  casa, tranquilli  e  al  caldo, è  una  vera  benedizione. Questo  è  il  privilegio  che  ci  regala  l’inverno.

Anche  d’estate, quando  l’afa  soffocante  tortura  le  città, ci  si  deve  rifugiare  in  casa, unica  possibile  via  di  salvezza; però, a  volte, questa  forzata  reclusione  diventa  un  peso, perché  l’accecante  luminosità  dell’esterno  è  un  invito  a  uscire  o  a  pensare  alle  vacanze, ai  monti, al  mare. Ci  si  sente  allora  insoddisfatti  e  talvolta, in  alcune  circostanze,  si  può  sprofondare  in  uno  stato  di  insidiosa  malinconia. Troppo  forte, insomma, è  il  contrasto  fra  gli  interni  scuri  di  un’abitazione  con  le  persiane  chiuse  e  la  prepotente  luce  del  mondo  esterno.

D’inverno, invece, quando, oltre  i  vetri  appannati  delle  finestre  chiuse, domina  il  grigio cupo  di  giornate  tetre  e  senza  sfumature, la  casa  acquista  un  valore  nuovo, insostituibile  e  preziosa   amica  a  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte. La  casa, le  pareti  spesse, le  stanze  chiuse. E  se   a  invaderci  è  lo  strano  silenzio  che  sempre  accompagna  le  fitte  nevicate, la  magia  può  considerarsi  completa: è  l’inverno  vero, senza  compromessi, senza  sotterfugi, senza  ipocrisia.

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Ottobre  è  iniziato  bene, secondo  le  migliori  aspettative: le mattine  sono  fresche  e  un  po’  cupe; poi, verso  mezzogiorno, il  sole  alto  ci  promette  giornate  serene, percorse  da  quella  allegria  sbiadita  che  ha  già  in  sé  il  profumo, vago  e  rarefatto,  del  disfacimento. È  questa  ambiguità, che  cela  immense  ricchezze  di  colori  e  sapori,  a  rendere  ottobre  il  simbolo  di  una  bellezza  intensa  e  sfuggente, quasi  sovrumana  nel  suo  lento  sfacelo.

In  giornate  come  queste, quando  la  luce  si  alterna  al  grigio  e  il  primo  pomeriggio  è  un’ombra  senza  amarezze, lasciarsi  rapire  dall’insondabile  magia  di  ottobre  significa  afferrare  un  frammento  d’infinito.

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Sembra che nulla possa turbare la quiete profonda di questo pomeriggio estivo. Che sia un’illusione, poco importa.

I monti non sono mai stati tanto sereni, beatamente immobili sotto la luce d’agosto. E nessuno parla, nessuno spezza l’incantevole magia del silenzio che dona pace e ristoro. Ci si immerge nel verde, si accarezzano i fiori, si scruta l’orizzonte, ci si addormenta all’ombra di alberi generosi e compiacenti.

I silenzi d’estate sono un ponte verso l’eternità.
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(L’immagine è tratta da: http://www2.dse.unibo.it/picci//c2c/c2c054.jpg)
Buon Ferragosto a tutti. 🙂

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Eppure non finirà così. Verrà un giorno, non molto lontano, in cui il cancello s’aprirà quasi per magia e il sentiero rivelerà colori inaspettati. Allora sarà estate nell’anima, e la luce, muta e profonda, invaderà gli angoli più remoti della mente e del cuore.

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Desiderio di libertà. Desiderio d’uscire, di correre, d’attraversare prati verdi, di sfidare il vento, di non tornare; desiderio di guardare oltre la terra e il cielo, per cogliere l’infinito e addormentarsi al sole e sognare.

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