In casa, a leggere

L’isolamento forzato, dovuto al Coronavirus, può essere un’ottima occasione per leggere. Leggere buoni romanzi, ad esempio, perché, grazie a essi, si possono imparare innumerevoli cose sugli uomini, sulle donne e sull’esistenza. I bei romanzi, proprio perché scritti bene, hanno in sé lo straordinario potere di elevarci intellettualmente e moralmente; e allora sono occasioni da non lasciarsi sfuggire.

Ubriacarsi di notte in un pub no, non ci eleva da nessun punto di vista; al contrario, ci degrada al rango di bestie. Leggere, invece, sì, leggere fa sempre la differenza: significa imparare a parlare, a scrivere, a riflettere, a guardare il mondo e le persone con occhi nuovi, a porsi problemi, a inventare soluzioni. E significa non sentirsi mai soli, perché leggere implica aprire un dialogo con scrittori e scrittrici, creare con loro una relazione salda.

E poi i bei libri non ci tradiscono mai. Sono sempre lì, a nostra disposizione, pronti a farci compagnia in ogni momento, eternamente fedeli.

Qualche breve riflessione sull’arte di scrivere

In  questi  giorni – più  che  altro  nel  poco  tempo  libero  che  ho  a  disposizione –  sto  valutando  un  romanzo  inedito. Devo  scriverne  un  commento  dettagliato, soffermandomi  su  tutti  i  suoi  aspetti: fabula, intreccio, personaggi, ambientazione, stile  e  così  via. Come  lavoro  mi  piace  moltissimo, ma  sto  sperimentando  tutta  la  fatica  che  si  prova  nel  doversi  soffermare  attentamente  su  un  testo  pieno  di  difetti  stilistici. Fra  le  altre  cose, ciò  che  mi  stupisce  è  trovare  nell’opera  numerosi  suoni  onomatopeici, quelli  presenti  in  abbondanza  nei  fumetti  di  Paperino  e  Topolino, tipo  sniff, crash, cling, patapuffete  e  moltissimi  altri.

Approfitto  di  questa  mia  esperienza  per  fare  qualche  osservazione  a  proposito  della  difficilissima  arte di  scrivere. In  generale, un’ottima  regola  cui  conformarsi  quando  si  vuole  scrivere  un  racconto  o  un  romanzo  è  cercare  di  essere  semplici, ossia  evitare  uno  stile  improntato  all’estenuante, continua  ricerca  di  metafore, immagini  e  similitudini  bizzarre. Inventare  immagini  strane, paragoni  troppo  arditi  e metafore  incomprensibili  non  significa  essere  originali  e  perciò  creativi; al  contrario, operando  in  questo  modo  si  rischia  di  scadere  nella  sciatteria  e  nel  vorrei  tanto  ma  non  posso. La  semplicità, quando  è  frutto  di  una  scelta  oculata  e  razionale, è  sinonimo  di  eleganza  ed  è  anche  il  risultato  di  una  buona  conoscenza  della  lingua  e  del  suo  uso. Si  è  semplici  e  ci  si  fa  capire  proprio  quando  si  è  padroni  della  lingua. E  soltanto  quando  si  è  davvero  padroni  della  lingua  immagini  e  metafore  esteticamente  gradevoli  emergono  senza  alcuno  sforzo; solo  quando  si  è  padroni  della  lingua  si  può  pensare  di  non  rispettare  più  determinate  regole.

Ma  questo  è  un  risultato  che  si  ottiene  esclusivamente  in  un  modo: leggendo  parecchio, leggendo  opere  scritte  bene, classici  della  letteratura, libri  che  molti  e  molte  snobbano  considerandoli  monotoni  o  pesanti  o  antipatici  perché  li  abbiamo  studiati  a  scuola  e  che  pizza! In  realtà, quei  libri  fanno  la  differenza  e chi  li  ha  letti  ha  appreso  cose  che  molti  ignorano, ossia  un  bagaglio  di  conoscenze  indispensabili  per  chiunque  voglia  cimentarsi  con  l’arte  della  scrittura.

Lettura romantica

lettura romantica

Leggere  tranquilli  all’aperto, in  una  mite  giornata  di  primavera, quando  la  dolcezza  del  sole  e  dell’aria  si  fondono  in  un  abbraccio  silenzioso  per  inondarci  di  tepore, per  accarezzarci, per  regalarci  qualche  sogno – ancora, nonostante  il  disincanto.

Leggere  sereni  all’aperto, senza  temere  lo  scorrere  delle  ore, il  declino  del  pomeriggio, la  sera  che  verrà. Sapendo  che  non  sono  giorni  di  pioggia, questi, non  sono  giorni  di  cielo  irritato  e  dispettoso, di  nuvole  impazzite, di  sospiri  trattenuti  a  stento.

Sono  invece  preziosi  giorni  di  quiete, giorni  di  luce  obliqua  tesa  ad  afferrare  l’infinito – e  a  sussurrare  parole, poesie  e  canti  che  si  credevano  perduti.

(Nell’immagine  il  dipinto  Lettura  romantica, di  Silvestro  Lega)

La lettura nel Medioevo


Per molti di noi la lettura è un’attività estremamente piacevole, un mezzo per apprendere nuove conoscenze e rilassarsi. Si può leggere ovunque, volendo: nelle biblioteche, in riva al mare, davanti a un bellissimo paesaggio di montagna, ma anche sull’autobus, sul treno, al bar e in qualsiasi altro posto pubblico di nostra preferenza. Leggendo, infatti, non disturbiamo nessuno perché restiamo in silenzio.

Non è stato sempre così. Nel Medioevo, fino almeno all’VIII secolo, la maggior parte dei litterati leggeva a voce alta; spesso, poi, la lettura era collettiva. Ciò implicava una grande fatica fisica e tanta lentezza nello studio.

Le cose cominciarono a cambiare con la Rinascita carolingia, cioè con il rinnovato interesse per gli studi di cui si fece promotore Carlo Magno. Il sovrano carolingio, infatti, per governare il suo vasto impero, molto eterogeneo a livello economico-sociale, aveva bisogno di funzionari preparati e colti. Per questo promosse un’importante riforma degli studi chiamando a dirigerla l’intellettuale più dotto del tempo, il monaco Alcuino di York. La riforma previde, fra le altre cose, la nascita di scuole presso monasteri e sedi vescovili.
A tale proposito, è significativo quanto riportato dal primo capitolare (780 ca.- 800), nel quale si dice che al re sembra di grande utilità e profitto che vescovi e monasteri non si accontentino di praticare una vita devota, ma si assumano il compito d’insegnare […]. Le opere buone sono certamente un bene più grande della scienza, ma senza la conoscenza è impossibile fare il bene.

Non dobbiamo stupirci di questa ingerenza del sovrano nella vita dei religiosi. Per Carlo Magno, infatti, la religione cristiana costituì lo strumento ideologico fondamentale attraverso cui fornire una certa coesione interna all’impero e sostenerne la struttura politico-amministrativa.

In questo periodo, iniziò a diffondersi la scrittura carolina, che il sovrano volle imporre a tutte le sue genti attraverso un editto. Molto più nitida e semplice delle vecchie scritture nazionali sorte dalla degenerazione della scrittura romana, la carolina semplificò il faticoso lavoro della lettura e dello studio, stimolando così la progressiva diffusione della lettura visuale o silenziosa, che cominciò a diffondersi in quest’epoca e che però s’impose soprattutto negli ultimi secoli del Medioevo.

Col tempo, la lettura silenziosa consentì anche la diffusione di idee eterodosse o considerate pericolose: i litterati, infatti, nel segreto delle loro stanze poterono finalmente leggere i testi proibiti o clandestini, testi che non avrebbero potuto discutere in ambito universitario o nei luoghi pubblici. In altri termini, la diffusione della lettura silenziosa fu una premessa importante per la nascita dell’idea di libertà d’espressione e di pensiero.

(Aggiornamento del post-
Bibliografia di riferimento:
– Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (a cura di), Pensare il Medioevo, Milano, Mondadori, 2007
– Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri e Massimo Parodi, Storia della filosofia medievale: da Boezio a Wyclif, Roma-Bari, Laterza, 2007)

La lettura


Non è soltanto uno svago, un salutare intermezzo per dimenticare il mondo, ma è anche fonte d’esperienza, nutrimento dell’anima, occasione di riflessione. La lettura è una compagnia stimolante, un’amica fedele e persino affettuosa, una strega buona capace di compiere strani incantesimi, una saggia consigliera, un rifugio sicuro, un’oasi nel deserto.

Si legga ovunque e ogni volta che si può: in una stanza chiusa o in un giardino fiorito, in una biblioteca o su un treno in corsa. Si legga per avere qualcosa da ricordare, per apprendere ogni giorno una parola nuova, per non limitarsi a sopravvivere.
Si legga in memoria di tutti coloro che non hanno mai potuto farlo.

(In foto il dipinto La lettura, di Silvestro Lega)

I tre anni del blog


Il 12 gennaio questo blog ha compiuto tre anni. Non ero sicura di volerne parlare e non lo sono neppure ora, mentre ne sto scrivendo. Sembra assurdo, eppure è così e non so spiegarlo razionalmente. Tuttavia, nonostante i dubbi, prevale in me il desiderio di soffermarmi su quest’argomento perché tre anni di vita, per un blog aggiornato con costanza, non sono pochi.

Oltre il cancello nacque come blog d’intrattenimento: volevo creare uno spazio in cui divertirmi e far divertire, con tutti gli enormi limiti del caso, i coraggiosi che l’avrebbero frequentato. In tale prospettiva, non è mai stato un blog di tipo personale, almeno non interamente o non nei modi in cui in genere s’intende un blog personale. Io non ho mai parlato in maniera esplicita e dettagliata di me stessa e della mia vita; le volte in cui ho concentrato l’attenzione su di me, l’ho fatto sempre in maniera obliqua, un po’ sfuggente e senza insistere troppo, attraverso brevi indizi, deboli tracce e vaghe suggestioni.
Tutto ciò è frutto di una scelta consapevole, volta a far emergere sentimenti sopiti e a provocare emozioni nei lettori, lasciandoli liberi d’interpretare molti post in maniera personale. Per questo tendo a mettermi un po’ da parte, ossia a parlare di me come se stessi tratteggiando una figura umana parzialmente celata da una fitta nebbia. Poi, in realtà, amo moltissimo i blog in cui le persone si raccontano in maniera esplicita; ma Oltre il cancello nacque così e penso che forse così resterà.

Se questo blog esiste il merito è anche di chi lo legge. Sapere che tanti perdono un po’ del loro tempo qui è una sensazione particolare, che infonde calore. A tutti i lettori, quindi, va il mio più sincero ringraziamento per la loro preziosissima presenza. Da parte mia, ho intenzione di continuare a scrivere.