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Posts Tagged ‘lettori’

Oggi qui piove a dirotto e l’atmosfera è assai cupa. Per chi deve uscire, muoversi nel traffico e correre a causa degli impegni quotidiani può essere davvero poco piacevole affrontare questo tempo da lupi. Allora che fare? C’è un modo per portare un po’ di colori in una tristissima giornata autunnale? Noi blogger, che non possiamo usare effetti speciali per ammaliare voi lettori, siamo costretti a intrattenervi con mezzi semplici, quasi casalinghi. E così, per cominciare, vi offro un buon caffè. 🙂

Però è anche vero che non tutti amano il caffè. Posso allora rimediare con qualche dolce:

E visto che siamo solo all’inizio della giornata e che ci attende un pomeriggio altrettanto cupo e scuro, verso le cinque – anzi, le diciassette – sarà pronto un ottimo tè, ovviamente caldissimo:

In fondo, è sempre una questione d’atmosfera. 🙂

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Sono stati e sono ancora moltissimi gli studenti italiani che detestano il povero Alessandro Manzoni a causa del romanzo I promessi sposi. Ricordo che io, invece, fin dalle scuole medie fui molto colpita dal personaggio dell’Innominato e, soprattutto, dalla descrizione della famosa notte della sua conversione. Sono sempre stata attratta dalle figure complesse sotto il profilo psicologico e l’interiorità dell’Innominato, uomo malvagio che giunge alla completa redenzione dopo una profonda sofferenza, è descritta da Manzoni con una maestria tale da renderla, per me, indimenticabile.

Questa sera, un’associazione mentale rapida e improvvisa mi ha indotta a pensare all’opera manzoniana e, subito dopo, all’Innominato. Tutto ha avuto inizio dal ricordo di N., un ragazzo che conobbi molti anni fa. Durante una delle nostre ormai mitiche liti – ebbene sì, fu un rapporto assai burrascoso – una copia dei Promessi sposi, incolpevole e immobile spettatrice dell’ira di quei momenti scomposti, volò. Che significa? Che uno di noi due la lanciò.

Dunque, ricapitolando: N., lite, lancio del romanzo I promessi sposi e Innominato. Questa è l’associazione mentale che mi ha trasportata verso la splendida figura manzoniana, a dimostrazione del fatto che persino un litigio può assumere, attraverso tortuose vie, interessanti risvolti culturali. 😀

Immagino che alcuni lettori – specialmente alcune lettrici – vorrebbero forse ora conoscere qualche dettaglio in più a proposito di questo misterioso N. Sorge allora l’inevitabile dilemma: parlo o non parlo? Mhm…Mettiamola così: un luogo comune estremamente popolare c’insegna che il primo amore non si scorda mai. Naturalmente non è per tutti vero; però nel mio caso lo è.

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Scrivere pubblicamente è una responsabilità. Quando si sa che tante persone leggono, è inevitabile interrogarsi sui contenuti dei propri post, chiedendosi, ad esempio, che effetto farà un certo argomento sui lettori o che impressione lasceranno i nostri toni.
Non è semplice come può sembrare a chi non scrive e si limita a leggere. Esporsi su un blog, anche attraverso un nickname, significa offrire parti di sé a persone sconosciute. I giorni trascorrono, uno dopo l’altro, e non sono tutti uguali: capita di essere allegri, malinconici, sfiorati dai ricordi, depressi, sereni. E si scrive influenzati, di volta in volta, da questi umori, ben sapendo che non si può pretendere egoisticamente che i lettori comprendano o tollerino o apprezzino tutto senza distinzione.
Capita allora di dover mitigare la malinconia o frenare l’allegria o cercare le parole adeguate per esprimere qualcosa che, raccontata in termini netti e decisi, potrebbe amareggiare o sconcertare.
In questo senso ho parlato di responsabilità, una responsabilità che implica anche fatica, sebbene sia una fatica cui mi sottometto volentieri. Nessuno, infatti, mi obbliga a scrivere qui, ma è una mia libera scelta di cui continuo a essere felice.

Vivere è un continuo sforzo di mediazione. Anche fare il blogger, dunque, implica la necessità di mediare fra le proprie esigenze di comunicazione personale, talvolta dirompenti, e i diritti dei lettori che reclamano un po’ di svago o di pace o di divertimento, a seconda dei casi e dei giorni. Resta la consapevolezza che non si può sempre accontentare tutti.

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Il 12 gennaio questo blog ha compiuto tre anni. Non ero sicura di volerne parlare e non lo sono neppure ora, mentre ne sto scrivendo. Sembra assurdo, eppure è così e non so spiegarlo razionalmente. Tuttavia, nonostante i dubbi, prevale in me il desiderio di soffermarmi su quest’argomento perché tre anni di vita, per un blog aggiornato con costanza, non sono pochi.

Oltre il cancello nacque come blog d’intrattenimento: volevo creare uno spazio in cui divertirmi e far divertire, con tutti gli enormi limiti del caso, i coraggiosi che l’avrebbero frequentato. In tale prospettiva, non è mai stato un blog di tipo personale, almeno non interamente o non nei modi in cui in genere s’intende un blog personale. Io non ho mai parlato in maniera esplicita e dettagliata di me stessa e della mia vita; le volte in cui ho concentrato l’attenzione su di me, l’ho fatto sempre in maniera obliqua, un po’ sfuggente e senza insistere troppo, attraverso brevi indizi, deboli tracce e vaghe suggestioni.
Tutto ciò è frutto di una scelta consapevole, volta a far emergere sentimenti sopiti e a provocare emozioni nei lettori, lasciandoli liberi d’interpretare molti post in maniera personale. Per questo tendo a mettermi un po’ da parte, ossia a parlare di me come se stessi tratteggiando una figura umana parzialmente celata da una fitta nebbia. Poi, in realtà, amo moltissimo i blog in cui le persone si raccontano in maniera esplicita; ma Oltre il cancello nacque così e penso che forse così resterà.

Se questo blog esiste il merito è anche di chi lo legge. Sapere che tanti perdono un po’ del loro tempo qui è una sensazione particolare, che infonde calore. A tutti i lettori, quindi, va il mio più sincero ringraziamento per la loro preziosissima presenza. Da parte mia, ho intenzione di continuare a scrivere.

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