Quando il cinema era arte: Olivia de Havilland

Ieri è morta a Parigi Olivia de Havilland, star della Hollywood dei tempi d’oro. Dotata di un talento non comune e di grande personalità, ha sempre saputo infondere notevole spessore psicologico ai suoi personaggi. Qui scelgo di ricordarla come protagonista di un film splendido, L’ereditiera (1949), tratto da un romanzo di Henry James, Washington Square. Il regista del film è William Wyler, che ci ha regalato un autentico gioiello, un’opera raffinatissima sotto tutti i punti di vista: recitazione, dialoghi, ambientazione. Un film profondo, intelligente e, nello stesso tempo, esteticamente ineccepibile: un felice incontro fra la letteratura e la settima arte, elaborato con stile inimitabile.

In un momento storico come questo, caratterizzato da un’involuzione sul piano del gusto artistico e letterario, ricordare Olivia de Havilland e recuperare un film come L’ereditiera è doveroso: è un modo per volare alto, senza rassegnarsi alla mediocrità e alla superficialità in cui siamo immersi.

L’ereditiera


Trama
Catherine Sloper (Olivia de Havilland) è una ragazza timida, un po’ goffa, poco brillante, ingenua e insicura, tutte caratteristiche che non la rendono attraente. Alla festa di fidanzamento di una sua cugina, inaspettatamente incontra un giovane affascinante e gentile, Morris Townsend, che inizia a corteggiarla in maniera discreta ma molto insistente.
Il padre di Catherine, il dottor Sloper, un medico ricco e famoso, intelligente e acuto nei suoi impietosi e taglienti giudizi, disprezza la figlia a causa del suo carattere e della sua scarsa avvenenza, e osserva così con crescente preoccupazione le attenzioni del giovane Morris, che non ha né denaro né professione. Quando Morris chiede la mano di Catherine, il dottor Sloper si oppone considerandolo un volgare cacciatore di dote, e conduce la figlia in un lungo viaggio attraverso l’Europa. Al ritorno, resosi conto che la ragazza non ha intenzione di cedere e che desidera continuare a incontrare Morris, esplode e la umilia rivelandole ciò che pensa dei reali motivi che spingono il giovane verso di lei.
Catherine rimane sconvolta nel constatare la durezza e il disprezzo del padre, verso il quale aveva sempre provato profonda ammirazione e rispetto. Decide così di fuggire con Morris rompendo definitivamente con la casa paterna, e rinunciando anche ai benefici della futura eredità. Ma quando Morris verrà a conoscenza della volontà di Catherine di non avere più alcun rapporto con il padre, e quindi della probabile perdita della ricca eredità, la ragazza si troverà faccia a faccia con un’amarissima realtà, destinata a mutare radicalmente il suo carattere. E Catherine cambierà così tanto da vendicarsi con cinica freddezza sia nei confronti del padre sia, più tardi, nei confronti di Morris.

Commento
Ispirato a Washington Square, un noto romanzo di Henry James, L’ereditiera è un film del 1949, diretto da William Wyler. La parte della dolce e incolore Catherine è magistralmente interpretata dalla bravissima Olivia De Havilland, che vinse, per questo film, un meritatissimo Oscar.
Certe dolorose e inaspettate delusioni possono colpire un animo sensibile in maniera così profonda da determinarne un radicale mutamento. La fredda intelligenza non mitigata dal sentimento, tipica del dottor Sloper, è una medicina troppo amara e a tratti insopportabile; d’altra parte l’eccessiva ingenuità di Catherine può esporre a grandi rischi. Ma è senz’altro difficile, se non quasi impossibile, poter fondere in maniera armoniosa i due estremi, specialmente quando la vita ci pone di fronte a certe dolorose prove. Questo, in estrema sintesi, uno dei significati della vicenda.
Dopo aver compreso la verità sul dottor Sloper e su Morris, e resasi conto della propria ingenuità, Catherine è finalmente diventata una donna sicura di sé, ma a prezzo della perdita irreversibile della sua dolcezza e di quegli aspetti del suo carattere che la rendevano unica e preziosa. Adesso ha imparato talmente bene a essere crudele da vendicarsi di Morris, che torna da lei dopo anni, con sottigliezza e una visibile punta di autocompiacimento.
Strepitoso anche Ralph Richardson nella parte del dottor Sloper, algido e pungente al punto giusto: disincantato, arguto e malizioso, sa giudicare gli altri con un’acutezza rara, che però alla fine gli costerà l’affetto della figlia.
Voto: 9