Prepararsi all’inverno


Novembre si congeda piangendo tutte le sue lacrime, devastato da una tristezza incontenibile. Ma l’autunno, quasi sempre fedele al suo copione, non potrebbe terminare in altro modo.

Ora bisogna prepararsi all’inverno, a giornate rigide e tetre, a lunghe ore prive di luce. Ma non è così difficile, basta volerlo: si tratta solo d’inventare sfumature di rosso da sovrapporre all’oscurità del cielo. Rosso d’emozione, rosso di passione, rosso come il fuoco in un caminetto, che, se alimentato con costanza e dedizione, arde senza spegnersi.
Sono soltanto accorgimenti, piccolissimi gesti quasi invisibili ai più. Ma fanno la differenza.

Passioni scatenate (II)


Come ho scritto in un altro post, non amo le telenovelas e ne ho viste soltanto due non interamente, più una decina di puntate di Cuore selvaggio. In queste ho notato il ripetersi di uno stereotipo: la presenza della donna-infermiera.
L’eroina, una fanciulla sospirante, avvolta in pizzi e trine, ingenua, lacrimante, onesta e impegnata a struggersi per amore, non fa altro che ricamare, prendere il tè e chiacchierare con altre femmine. Poi, a un certo punto della vicenda, il maschio della situazione viene gravemente ferito e lei olè!, d’improvviso si trasforma in un’esperta infermiera.

Ad esempio, in Amor real Manuel, il protagonista, viene condotto a casa pieno di sangue dopo che un disgraziato l’ha impallinato a dovere sperando che morisse. A questo punto che accade? Quella lagna della moglie Matilde, che piange in ogni puntata per i motivi più disparati, comincia a prendere catinelle colme d’acqua e panni bianchi e, prima dell’arrivo del macell…, ehm, del medico, opera con abilità sulla profonda ferita di Manuel improvvisandosi infermiera provetta. Naturalmente piange per tutto il tempo, ma in questo caso le sue eccessive lacrime hanno almeno un senso viste le condizioni del consorte.

Ora, se immagino me stessa al posto di Matilde – io però non piango per ventiquattro ore di fila tutti i giorni dell’anno –  temo che il povero Manuel morirebbe dissanguato perché, oltre a non essere infermiera, non saprei neppure improvvisarmi tale. Questa mia inettitudine, però, ha un lato positivo: farebbe terminare la telenovela in tempi assai ragionevoli, accorciandola di circa due terzi del totale. Il classico caso, dunque, in cui una mancanza o difetto si rivela invece un pregio.
Al di là di ciò, resta vivo l’importante quesito: fra i sogni segreti di molti maschi, aleggia forse la figura della donna-infermiera?

Ottobre se ne va


Termina uno dei mesi più affascinanti dell’anno, con i suoi insuperabili languori e i suoi momenti di timida serenità alternati a ombre improvvise. Dopo averci regalato giornate luminose e tranquille, ottobre esce di scena tristemente: la pioggia è il suo pianto, le gocce che cadono dal cielo sono le sue lacrime prima del congedo.
Quest’ospite così gradito tornerà fra dodici mesi. Ogni volta che se ne va, mi sembra di non averlo saputo apprezzare abbastanza, di averlo colpevolmente trascurato, di non aver avuto il tempo necessario per ammirarlo, per afferrarne sfumature e segreti, e per amarlo quanto merita.

(La foto è tratta da qui)