Il valore del silenzio

Il silenzio è un atto di responsabilità, un intervallo necessario per riflettere e poi, dopo la riflessione, esprimere parole sensate, evitando di rispondere alle sollecitazioni circostanti immediatamente, di pancia, seguendo i propri istinti.

In quest’epoca di comunicazioni veloci, istantanee, costanti, in quest’epoca dominata dall’irrefrenabile vociare dei social, emerge con forza, in tutta la sua straordinaria potenza, il valore del silenzio come espressione di saggezza, di umanità e di rispetto verso gli altri.

L’impeccabile educatrice

banchi

Stavo  pensando, pochi  minuti  fa, alla  possibilità  di  scrivere  un  post  bamboccione; ma  proprio  questa  parola  mi  ha  fatto  tornare  in  mente  gli  insulti  che  la  nostra  maestra, alle  scuole  elementari, era  solita  riferirci  quando  si  trovava  in  stato  di  nervosismo  acuto. In  simili  circostanze, spalancava  la  bocca  e  ci  urlava: “BAMBOCCI!”. Era  un  fatto  frequente  perché  la  poveretta  era  frustrata – svolgeva  quel  mestiere  per  forza – e  insoddisfatta, per  cui  si  sfogava  come  poteva.

Le  scene  peggiori, però, erano  quelle  che  riservava  a  una  certa  Michela, una  mia  compagna  di  classe  buona  e  simpatica  ma  completamente  disinteressata  allo  studio. La  maestra  si  abbandonava  spesso  a  scene  che  non  avrei  mai  voluto  vedere: quando  si  accorgeva  che  la  povera  Michela  era, oltre  che  palesemente  distratta, anche  molto  annoiata, la  prendeva  per  il  collo, stringendolo,  e  la  alzava  da  terra  fecendola  diventare  tutta  paonazza. Ovviamente  gli  altri  bambini – i  bambini  non  sono  mai  angioletti  buoni  con  l’aureola  in  testa, come  invece  certa  stucchevole  retorica  vuole  farci  credere – di  fronte  a  queste  scene  ridevano  a  crepapelle  e  si  divertivano  a  chiamarla  asina, cretina  e  così  via. Col  suo  pessimo  comportamento, la  maestra  non  solo  compiva  atti  che  un  educatore  non  dovrebbe  mai  permettersi, ma  addirittura  aizzava  gli  istinti  peggiori  insiti  nei  bambini  della  nostra  classe. Un  esempio  orribile, un  fatto  indecente. Eppure  era  considerato  normale  da  tutti, genitori  compresi. Non  l’ho  mai  dimenticato.