Il narcisista patologico

Il narcisismo patologico è un disturbo di personalità molto grave. Però non si può curare, perché chi ne è affetto nega di avere problemi. Quindi il narcisista patologico continua a fare danni immensi finché campa. Anzi, è più corretto dire che il suo scopo primario, nella vita, è quello di danneggiare gli altri il più possibile per puro sadismo: soltanto così, infatti, il narcisista sente di valere qualcosa, soltanto così alimenta il suo povero ego malato, l’ego di una persona che, nella sua interiorità, ha lo spessore di una carta velina. Il narcisista patologico, in sintesi, è un miserabile.

Naturalmente un narcisista patologico ha enormi opportunità di carriera, se s’impegna, perché la sua patologia è una condizione che spesso rende possibile il raggiungimento di ottime posizioni socio-economiche, per le quali occorrono qualità come queste: infinito egoismo, arroganza senza limiti, incapacità di provare empatia, desiderio feroce e assillante di sentirsi superiore agli altri, totale amoralità, invidia come compagna costante. In politica i narcisisti patologici abbondano, ma qualcuno riesce a distinguersi dagli altri, qualcuno riesce a raggiungere vette tali da assurgere al ruolo di autentico caso umano e psichiatrico. Roba da TSO, insomma.

Mi fermo qui.

Saper trionfare sull’invidia


Ho trascritto altre volte qualche aforisma di Baltasar Gracián y Morales (1601-1658), gesuita e fine scrittore spagnolo. Oggi scelgo una sua riflessione sull’invidia, ovviamente tratta dall’Oracolo manuale.

Saper trionfare sull’emulazione e sulla malevolenza

Non basta per questo il disprezzo, anche se è prudente; giova meglio la generosità. Non c’è applauso che basti a lodare una buona parola detta di chi dice male; non c’è vendetta più splendida di quella che ci si prende con i meriti e le buone doti, che sconfiggono e tormentano l’invidia. Ogni successo è un tratto di corda per il malevolo, e la gloria dell’emulato è inferno per l’emulo. Il più pesante dei castighi vien considerato questo: far veleno per gli altri della propria prosperità.
L’invidioso non muore in una volta sola, ma tante volte l’invidiato vive salutato dal comune plauso, e la perennità della fama dell’uno gareggia con le pene dell’altro: sì che mentre l’uno è immortale per le sue glorie, l’altro lo è per le sue pene. La tromba della fama che squilla per esaltare l’immortalità per l’uno, suona a morte per l’altro, condannandolo al capestro di una sì invidiosa ansietà.