Cronaca di una mattina d’inverno

 

Durante l’inverno, alle sei della mattina, il buio avvolge ogni cosa. La città dorme tranquilla, come se non ci fosse un domani, come se fosse destinata a un sonno eterno. E fuori piove. Piove con fredda ostinazione, quasi con cattiveria, o forse soltanto per capriccio. Piove come se non volesse smettere, come se non ci fosse un’altra stagione pronta a lottare contro il gelo e l’oscurità.

Chissà perché talvolta si avverte quasi timore camminando sull’asfalto lucido, nel maestoso silenzio della notte invernale. Ma forse è soltanto un senso di vuoto o un brivido inaspettato. A guidare i passi in questa confusione d’acqua e di oscurità sono le fioche luci dei lampioni, e il verde e il rosso dei semafori. Loro non conoscono sonno – non si assopiscono mai – , ed è un conforto vederli immobili, fissi al loro posto, fari di luce buona nonostante la pioggia e l’umidità del mattino troppo scuro.

Ma non c’è squallore, non c’è alcuna sofferenza. La pioggia continua a correre sull’asfalto, il buio non vuole dissolversi; eppure, in questo remoto angolo di mondo, è un misterioso senso d’intimità a insinuarsi, è un sommesso colloquio con le strade, le case e il silenzio a dominare la scena – un comprendersi improvviso, passato e presente che si abbracciano per dire che nulla è stato vano.

Strano come sia confortante osservare le gocce di pioggia che percorrono questi vetri mentre sfrecciamo via, quasi furtivi, sotto un cielo che non sembra distratto, sotto un cielo forse pentito della sua troppa indifferenza. E mentre fuggiamo nel buio di un mattino che non vuole destarsi, la pioggia diventa neve, bianco regalo d’inverno dopo giorni di sole e poi di nebbia e poi di nuvole inquiete.

Gioia d’autunno

Dopo  una  notte  piovosa, notte  di  pioggia  dolce  e  serena, ideale  compagna  del  sonno  autunnale, la  giornata  è  stata  luminosa. Si  tratta  della  luce  di  ottobre: pallida, quieta,  dolcissima – un  incantesimo  di  tenerezza  che  consola  lo  spirito, liberandolo  da  ogni  affanno.

È  in  giornate  come  queste  che  si  vorrebbe  essere  liberi, liberi  di  passeggiare  senza  contare  i  minuti  e  le  ore, perdendosi  fra  i  viali  alberati  che  mostrano  i  primi  segni  del  vero  autunno: qualche  nota  di  rosso  fra  le  tante  foglie  ancora  verdi, qualche  pennellata  di  vaga  malinconia  all’incrocio  di  strade  vecchie, qualche  lieve  suggestione  dell’imminente  sfacelo. Eppure…

Eppure, talvolta  forse  è  saggio  restarsene  chiusi  in  casa, dietro  una  finestra  che  si  apre  sul  mondo  e  sull’autunno  ma  che,  nel  contempo,  ci  protegge  da  un’immersione  troppo  profonda  in  memorie, colori  e  pensieri  che  sarebbe  meglio  sfiorare  soltanto  in  superficie. Ciascuno  di  noi  sa  fino  a  che  punto  può  spingersi  e  quando  deve  fermarsi. C’è  un  momento  in  cui  proseguire  e  uno  in  cui  conviene  arrestarsi.

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D’altra  parte, l’autunno  è  anche  gioia, gioia  vera  perché  intensa. Non  è  mai – non  potrebbe  esserlo – l’allegria  chiassosa  e  un  po’  volgare  dell’estate; l’autunno  è  la  gioia  del  ritrovare  pienamente  se  stessi  e  la  propria  interiorità. Anche  il  tempo  libero  assume  una  connotazione  diversa: il  desiderio  di  divertirsi, di  giocare, di  scherzare  non  viene  meno, ma  si  tinge  di  colori  diversi, di  vibrazioni  che  regalano  un  senso  nuovo  all’esistenza. Non  ci  si  deve  più  difendere  dall’afa, dall’eccesso  di  calore, dalle  notti  estenuanti  dell’estate; trascorrere  il  tempo  difendendosi  è  una  non-vita. Adesso, invece, si  vive  pienamente, si  vive  davvero, minuto  dopo  minuto.

Certo, quando  la  pioggia  diventa  troppo  insistente  e  l’atmosfera  si  fa  squallida, anche  d’autunno  occorre  difendersi. Ma  è  un  ripiegarsi  colmo  di  preziosi  doni: la  casa  non  è  una  soffocante  prigione, come  d’estate, ma  un  bellissimo  rifugio  misteriosamente  pervaso  da  un  profondo  senso  d’intimità. Le  stanze  sembrano  parlare, persino  gli  oggetti  intorno  appaiono  animati; e  si  ha  la  forza  fisica  e  mentale  per  riflettere, inventare  svaghi, scherzare  con  se  stessi  e  progettare  il  domani.

Scrivere d’autunno

Oggi  il  cielo  è  grigio  e  non  mi  dispiace: così  dev’essere  in  autunno, un  alternarsi  di  sole  e  di  oscurità. E  possiamo  essere  certi  che  avremo  ancora  giornate  luminose  e  serene, specialmente  a  ottobre. Giornate  come  questa:

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D’autunno, in  casa, si  avverte  sempre  un  profondo  e  misterioso  senso  d’intimità, forte, avvolgente, quasi  come  se  avesse  consistenza  fisica. Quest’atmosfera  fatta  di  quieta  serenità  è  perfetta  per  il/la  blogger, un  animale  strano  e  sconosciuto  che, oltre  a  voler  condividere  i  propri  pensieri  con  persone  distanti, ha  avocato  a  sé  anche  il  compito  di  regalare  un  po’  di  svago  ai   naviganti  disorientati  nell’immenso  mare  della  rete.

Avete  mai  provato  a  immaginare  il/la  blogger  intento/a  a  scrivere? Quest’animale,  comparso  da  pochi  anni  nel  mutevole  scenario  del  mondo,  in  genere  scrive  dalla  propria  abitazione. Il  blogger  opera  in  una  dimensione  casalinga  e  ciò  si  riflette  sulla  sua  scrittura, che  ha  il  sapore  e  i  colori  dell’esistenza  quotidiana. In  fondo, un  blogger  che  scrive  assiduamente,  e  cura  con  attenzione  il  proprio  spazio,  non  fa  altro  che  curare  una  casa  virtuale  con  una  porta  sempre  aperta  per  chi  desidera  entrarvi. E  ciascuno  vi  entra  a  proprio  modo, in  base  al  proprio  carattere: c’è  chi  è  timido  e  desidera  entrare  ma  teme  di  disturbare  o  di  restare  deluso dall’ambiente; c’è  chi  è  più  sicuro  di  sé  ed  entra  senza  timori,  lasciandosi  trascinare  dalla  curiosità; e  poi  c’è  chi  resta  fuori, celandosi  dietro  una  finestra  aperta  per  guardare  senza  essere  visto. Magia  dei  blog.

D’autunno  occuparsi  del  proprio  blog  diventa  particolarmente  piacevole, una  sorta  di  prolungamento  di  se  stessi, perché  si  tende  a  stare  in  casa  volentieri  a  causa  del  clima,  e  perché  la  malinconica  bellezza  della  stagione  è  fonte  inesauribile  di  pensieri, fantasie, memorie. L’autunno  è  un’ininterrotta  conversazione  col  proprio  spirito, un  lungo  sogno  fra  immagini  sfocate  e  pallidi  ricordi, un  richiamo  verso  le  profondità  più  remote  della  propria  coscienza. Così, mentre  le  giornate  progressivamente  si  accorciano, scrivere  diventa  un  omaggio  a  se  stessi  e  agli  altri, un  dialogo  con  la  propria  anima, un  ponte  edificato  verso  l’infinito.

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