Di caute sfumature

zola

Sembra  che  la  prossima  settimana  tornerà  l’estate  vera, cioè  il  caldo. Intanto, però, la  sua  terribile  forza  è  stata  spezzata. Questi  ultimi  giorni, fatti  di  notti  fresche  e  di  mattinate  altrettanto  gradevoli, sono  un  intervallo  piacevolissimo. Ma  non  c’è  soltanto  questo. In  alcuni  momenti, si  ha  l’impressione  di  intravedere, sia  pure  in  maniera  estremamente  sfumata, qualche  lievissima  premessa  d’autunno.

Capita  in  certi  momenti  particolari  della  giornata  come, ad  esempio, dopo  pranzo  e  nel  tardo  pomeriggio: la  luce  del  sole  entra  dalle  finestre  in  maniera  obliqua, proprio  come  nelle  stagioni  intermedie, e  assume  un  particolare  tono  giallastro, tipico  degli  inizi  dell’autunno. Certo  è  poco, sicuramente  l’estate  non  si  è  conclusa, ma  vedere  qualche  cauta  sfumatura  che  prelude  all’autunno  è  rassicurante  e  mi  regala  tanto  buon  umore.

Quando, davanti  a  una  finestra  aperta, le  tende  cominciano  a  muoversi  e  il  tardo  pomeriggio  sta  per  dissolversi  nella  sera, si  avverte  un  senso  di  pace  raro – come  fosse  una  carezza  dal  cielo. Allora,  si  ha  la  certezza  che  l’inferno  del  caldo  estivo  è  passato  e  agosto  diventa  un  piacevole  compagno, allegro  senza  arroganza, a  tratti  persino  gentile.

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=43756)

Il primo pomeriggio

donnaautunno

Del  primo  pomeriggio  mi  affascinano  l’attenuarsi  dei  rumori  e  l’atmosfera  di  sospensione  che  lo  pervade. Ma  non  è  stato  sempre  così. Quando, durante  l’adolescenza, trascorrevo  buona  parte  dell’estate  in  appennino, il  primo  pomeriggio  era  per  me  un  intermezzo  lentissimo  e  a  volte  monotono. A  quell’epoca, la  mia  percezione  del  tempo,  durante  i  soggiorni  in  montagna,  era  molto  particolare:  mi  sembrava, infatti,  che  le  ore  trascorressero  con  una  lentezza  esasperante. Nella  febbre  di  vita  tipica  dei  quindici  anni, non  avevo  né  il  desiderio  né  il  bisogno  di  riposare: anche  nel  primo  pomeriggio  volevo  uscire, starmene  in  giardino, inventare  passatempi, liberare  la  fantasia, muovermi, giocare  a  tennis, organizzare  piccole  fughe  mentre  i  miei  genitori  dormivano.

Ora  è  tutto  diverso. Il  primo  pomeriggio  è  diventato  una  breve  pausa  da  assaporare  fino  in  fondo, da  vivere senza alcuna  frenesia, da  rispettare  e  da  amare. D’estate, quando  l’afa  della  pianura  è  insopportabile  e  getta  un  velo  di  squallore  sopra  ogni  cosa, il  silenzio  che  accompagna  il  primo  pomeriggio  è  rigenerante  e  malinconico  allo  stesso  tempo. È  un  silenzio  causato  soprattutto  dalla  stanchezza,  è  una  resa  di  fronte  al  cielo  bianco  e  all’asfalto  rovente.

D’autunno, invece, quando  il  sole, accogliente  e  fraterno,  sfiora  con  delicatezza  le  finestre  e  illumina  le  stanze  con  discrezione, il  primo  pomeriggio  è  una  poesia  di  pensieri  e  di  sensazioni, un  abbraccio  colmo  d’affetto, un  sostegno  nei  momenti  difficili, uno  sguardo  dolce  e  comprensivo.

Grigio d’estate

A  luglio  il  cielo  grigio  è  una  benedizione. Sarà  che  è  un  grigio  particolare, luminoso  nonostante  tutto. Un  grigio  nel  quale  si  percepisce  una  nota  di  leggerezza, una  sfumatura  di  allegria, forse  un  tono  quasi  scherzoso.

Nessuna  traccia  dell’indecifrabile  malinconia  autunnale, niente  che  faccia presagire  una  lenta  agonia: soltanto  un  breve  intervallo  per  recuperare  le  forze  dopo  giorni  e  giorni  di  caldo  infernale. Tavolta  persino  un  mese  come  questo  sa  essere  generoso.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://pauldeggan.blogspot.com/2011/06/ma-voi-lo-sapete-quanto-e-bella-la.html ).