La prima passeggiata dopo tanto tempo

Nel tardo pomeriggio sono uscita per una breve passeggiata, la prima dopo due mesi. Mi sono sentita un po’ disorientata, in lieve difficoltà e persino malinconica; ma penso che sia normale dopo un lungo periodo di quarantena.

Lungo il viale si sono formati piccoli assembramenti, soprattutto perché la pista ciclabile affianca la parte pedonale, e oggi i ciclisti, dato il clima mite e il desiderio di sfogarsi, erano tanti. Io mi sono sempre allontanata dai gruppi di persone riunite sui marciapiedi, ma ciò che ho visto mi ha lasciata perplessa: troppi comportamenti poco meditati. Ho notato persino un gruppo di giovani sotto a un piccolo gazebo in un parchetto, tutti appiccicati e senza mascherine. Comprendo il desiderio di vivere in pieno questa bellissima stagione e di stare all’aperto in compagnia, però penso che bisognerebbe cercare di essere un po’ più prudenti. Oltretutto sarebbe vietato, almeno qui in Emilia-Romagna, sedersi in gruppo nei parchi, e invece ho visto anche una simpatica anziana, che vive nel mio condominio, seduta contenta in panchina insieme ad altre arzille vecchiette, tutte con la mascherina abbassata sul collo.

Mi auguro che le condotte imprudenti restino molto circoscritte e che non si ritorni a un nuovo lockdown, perché sarebbe insostenibile sia sul piano psicologico sia sul piano economico.

A gennaio

L’anno  è  cominciato  luminoso  e  soleggiato  ma  freddo. E  il  gelo  dovrebbe  aumentare  domani  e  dopodomani, quando  arriverà  l’Epifania. Non  c’è  da  stupirsi: siamo  a  gennaio, severissimo  mese  d’inverno, impietoso  e  anche  un  po’  sadico. Ma  questo  è, prendere  o  lasciare.

E  allora, che  inverno  sia: che  venga  il  grigio  scuro  ad  appannare  i  contorni  delle  strade, delle  case  e  delle  persone; che  venga  la  nebbia  fitta  ad  abbracciare  le  strette  vie  del  centro, per  celarle, proteggerle, renderle  evanescenti; che  venga  la  neve  a  nascondere  angoli, spigoli, pensieri  e  fantasie. Perché  l’inverno  è  il  trionfo  della  casa, delle  mura  domestiche, delle  stanze  calde  e  confortanti:

stanza

Talvolta, mentre  fuori  piove  e  la  giornata  sembra  troppo  scura, in  una  stanza  chiusa  possono  assalirci  ansie  e  tormenti  o  si  può  stare  in  attesa:

sospiri

Altre  volte, invece, si  può  conversare  serenamente:

conversazione

Poi  magari  squilla  il  telefono  e  dobbiamo  rispondere:

lettera

Oppure  usiamo  il  computer  per  comunicare  via  internet:

letterabelvedereconversazione

In  una  stanza, mentre  fuori  piove  oppure  nevica, si  può  pensare  a  tante  cose, ci  si  può  sbizzarrire  con  l’immaginazione  e  si  possono  anche  fare  molti  progetti. Ma  in  quest’ultimo  caso  è  bene  non  essere  troppo  avventati, troppo  impulsivi  e  imprudenti, perché  si  rischia  di  commettere  gravi  errori:

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In  sintesi: casa, stanze, finestre  chiuse, luci  accese, intimità, silenzio, serietà, ordine, sobrietà. L’inverno  ci  chiede  di  essere  maturi  e  austeri,  in  attesa  di  poter  tornare  adolescenti  e  un  po’  capricciosi  quando  arriverà  la  primavera.

 

Una pecora…troppo in alto

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Sto per narrare un’altra storia vera, accaduta in un paesino della bassa emiliana.
Un signore, o meglio un autentico umarell, si trovava in campagna con la sua pecora. Nei pressi di un passaggio a livello, accanto alla ferrovia, incontrò un suo conoscente. In quel momento, le sbarre del passaggio a livello erano completamente abbassate. L’umarell in questione pensò bene di legare la pecorella a una di queste sbarre, per essere libero di parlare con il suo amico.
Mentre era intento a conversare, senza accorgersene, le sbarre iniziarono ad alzarsi. La povera pecora, rimasta legata e impossibilitata a scappare, fu sollevata di peso e finì penzolante per aria.
Quando l’umarell se ne accorse era troppo tardi. La mite e innocente bestiola morì soffocata, e l’umarell, invece di biasimare se stesso per l’incauta scelta di legare l’animale alla sbarra, iniziò a imprecare e a bestemmiare contro le Ferrovie dello Stato, invocando  un  improbabile risarcimento.