L’autunno che verrà

Sembra che l’estate non voglia cedere e che abbia deciso di ostacolare il silenzioso, prudente arrivo della nuova stagione. Ma ciò non deve stupire: settembre è un confine, una dolce contraddizione – l’incontro stupefacente fra l’arroganza dell’estate e la raffinata discrezione dell’autunno.

Intanto, mentre attendiamo che i colori mutino davvero, a soccorrerci resta l’immaginazione. E allora io l’immagino così, l’autunno che verrà: davanti a una finestra, mentre le foglie abbandonano gli alberi senza fermarsi, senza alcun ripensamento – come fosse uno spettacolo per l’eternità.

Trastulli

ja

Avrei  voluto  scrivere  un  post  serio, ma  non  riesco  a  farlo  perché  sto  ridendo.  Ho  saputo  che,  su  Facebook,  una  persona  che  conosco  solo  di  vista  ha  pubblicato  l’immagine  delle  radiografie  dei  suoi  polmoni, peraltro  sanissimi. Che  uno  sia  libero  di  pubblicare  una  cosa  simile  è  un  dato  che  non  metto  in  dubbio: non  è  contro  la  legge  mostrare  alcune  lastre  e  si  tratta  d’immagini  del  tutto  innocue. Per  certi  versi, possono  anche  essere  simpatiche, considerando  soprattutto  che  ciascuno  ha  i  propri  gusti  e  magari  c’è  chi  considera  interessanti  o  divertenti  le  lastre  dei  polmoni  altrui. Ammetto  che  la  mia  naturale  riservatezza  mi  è  d’ostacolo  per  la  comprensione  di  un  simile  fenomeno; tuttavia, trattandosi  di  un  sentire  soggettivo, lo  lascio  da  parte  e  mi  concentro  su  altro:  questa  faccenda, infatti,  ha  stimolato  la  mia  fervida  fantasia  e  non  riesco  a  trattenermi.

Seguendo  senza  indugio  la  via  aperta  dalla  pubblicazione  delle  lastre  e  conducendola  fino  alle  estreme  conseguenze, si  potrebbero  anche  mostrare, in  primo  piano  e  con  entusiasmo,  le  foto  dei  propri  denti  del  giudizio, appena  estratti  con  dolore  dalla  carne  viva  e  tutti  sanguinanti; e  che  dire  della  possibilità  di  pubblicare  con  gioia  la  foto  della  propria  cistifellea,  asportata  da  poco  e  messa  a  figurare  in  bel  vasetto  di  vetro? C’è  poi qualcuno  interessato  a  osservare,  in  formato  gigante,  le  immagini  delle  tonsille  appena  tolte  a  un  bambino  di  sei  anni? E  dopo  simili, profondissime  domande, smetto  di  scrivere  e  vado  a  riprendermi.

Primavera a febbraio


Febbraio, stravagante come non mai, ha deciso di donarci qualche giornata primaverile in anticipo sui tempi. Così, dopo l’affascinante gelo di giornate nevose e colme di silenzio, l’aria è d’improvviso diventata più mite e il sole, allegro e un po’ sfacciato, ha accompagnato questo sabato di fine inverno illuminandolo di bei pensieri.

Forse è troppo presto per immaginare i cieli di primavera, vivaci e irrequieti nel loro malizioso splendore, ma è difficile frenare la fantasia, immobilizzandola dentro i confini della razionalità, quando febbraio ha deciso di non rispettare in pieno il suo copione. E allora, senza sentirci in colpa, con l’immaginazione vaghiamo in un giardino fiorito, ascoltando il sussurro del vento e sorridendo ai colori della nuova stagione. Perché non è mai troppo presto per sorridere.

(Nell’immagine il dipinto Tra i fiori del giardino, di Silvestro Lega)

Dolci e fantasie


L’ho trovata per caso navigando su internet e me ne sono innamorata. Questa torta si chiama Maria Antonietta ed è stata creata da Camilla Rossi.

Quando vedo torte simili a questa, regredisco di colpo all’infanzia e comincio a nutrire fantasie un po’ stravaganti: ad esempio, mi piacerebbe affondare le mani nell’impasto morbido per sporcarmele tutte, senza alcun ritegno. Poi, però, penso che sarebbe bello lasciare questa meraviglia intatta, così com’è, vero incanto per gli occhi e per l’immaginazione. Ma ci si può limitare a guardarla senza assaporarne neppure una briciola? 8)

A parte queste vane speculazioni, dovute anche al caldo afosissimo – oggi il termometro ha toccato i 41 gradi e ormai io straparlo- l’immagine m’infonde allegria e perciò ben venga!

L’impensabile


Mi piacciono le scatole perché bisogna aprirle. Lo so, quest’affermazione può sembrare bizzarra, ma non lo è, almeno dal mio punto di vista.
Non che io ami tutti i tipi di scatole: ad attirarmi sono quelle decorate, rallegrate da fiori e da colori che richiamano la primavera o l’autunno, a seconda dei casi. È la sfrontata disinvoltura di un’immaginazione prepotente, che talvolta rifiuta i confini della ragione, a farmele apprezzare. Quando le guardo, ai miei occhi non appaiono come semplici scatole ma come oggetti magici, che celano contenuti interessanti e segreti che attendono di farsi scoprire.

Si apre la scatola e si può trovare l’impensabile: un fazzoletto dimenticato da chissà quanto tempo, un merletto ingiallito, una lettera scritta a mano, un foglio bianco, alcuni petali di rose ormai secchi, una cartolina firmata da uno sconosciuto. E poi, quando si è fortunati, la nebbia d’autunno, il mormorio del vento e persino qualche fiocco di neve.

(L’immagine è tratta da: http://www.magiedarte.it/SC-05.jpg)

In fondo al sentiero

novembre
Sono attratta dai sentieri solitari e un po’ tortuosi, in ogni stagione. Ma d’autunno, quando la dissoluzione della natura diventa un mosaico di colori e di ombre, quest’attrazione aumenta.
Un bosco d’autunno, un sentiero d’autunno, la montagna d’autunno: niente ha maggior fascino per me. Ma sempre, in qualsiasi stagione, l’idea del sentiero si accompagna in me a quella di una casa. Non riesco a immaginare un sentiero senza pensare che, alla fine di esso, debba trovarsi una casa. O meglio: il mio sentiero ideale, quello che vorrei davvero percorrere in un grigio pomeriggio d’autunno, per quanto tortuoso, lungo e misterioso dovrebbe condurmi a una casa. E non a una casa qualsiasi, come ne esistono tante, ma a una dimora solida, con mura molto spesse, in grado di resistere a tutte le intemperie mantenendosi intatta.

E per fortuna…


…che oggi è il sei settembre. L’afa non accenna a diminuire, è la stessa identica afa di luglio, mese infernale qui in Val Padana.
In queste condizioni non resta altro che consolarsi con una bella immagine: le montagne in lontanza, sfiorate dalla neve, e le limpide acque del lago in cui, immobili, si specchiano, offrono un inaspettato ristoro. E i colori puri, quasi cristallini, sono poesia per i nostri occhi stanchi.

Fantasie d’agosto


Immaginiamo la scena. Un caldo e sereno giorno d’agosto, il cielo terso, boschi e prati tutt’intorno. Ci inoltriamo lungo un sentiero tortuoso e un po’ scuro, perché i raggi del sole faticano a oltrepassare le folte chiome degli alberi fitti che lo circondano. D’un tratto, vicino alle limpide acque di una cascata, compare una fata come quella della foto. Non sarebbe una bellissima sorpresa? Passeggiare nei boschi e incontrare una vera fata, una di quelle di cui le favole parlano tanto. E se fosse una fata disposta ad esaudire qualche nostro desiderio? 😉

Case e fantasie

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Quali pensieri suscita un’immagine del genere? La risposta è sempre soggettiva, dipende dalla personalità di ciascuno. Io amo molto soffermarmi a guardare attentamente quelle case che, per qualsiasi motivo, colpiscono la mia attenzione. O meglio: amo andare alla ricerca di belle case indipendenti e osservarle, e penso che ciò dipenda da un forte desiderio di stabilità.
Così accade che le grandi case antiche, dotate di spesse mura, esercitino su di me un fascino particolare, una sorta di malìa, e siano uno spettacolo dal quale difficilmente riesco a staccare gli occhi.
E se potessi trovarmi ora dietro a quella finestra, mi sentirei sicura e forte. Non avrei timore delle tenebre né dell’ignoto davanti a me; e i giorni di freddo e di pioggia sarebbero accolti con piacere, come brevi intermezzi a spezzare la serena monotonia di un cielo sempre azzurro.