Il bosco 1


La croce dalle sette pietre, cioè Il lupo mannaro contro la camorra, non è l’unico delirio in salsa horror e involontariamente comico realizzato nella nostra amata Penisola. A lottare strenuamente per il primo posto nella classifica degli inguardabili c’è anche Il bosco 1, super-micidiale-ciofeca realizzata nel 1988 da Andrea Marfori.

Già il titolo non promette bene: il numero 1, infatti, farebbe pensare a un sequel che però non è mai stato realizzato. Qualcuno ha poi affermato che il regista non ebbe mai l’intenzione di dare un seguito alla sua opera. Pertanto quel numero 1 ci lascia attoniti, essendo un mistero che nessuna mente umana riuscirà mai a sondare. Eppure, chissà perché, siamo certi che ce ne faremo una ragione.

Ma entriamo ora nel vivo dell’intelligente e dotto argomento. Trattandosi di un film sgangheratissimo e privo di qualsiasi filo logico, riassumerne la trama è un’impresa impossibile; tuttavia cercherò ugualmente di ricordare alcuni momenti dell’obbrobrio in questione.
Tony e Cindy, due fidanzatini di non belle speranze, decidono di raggiungere le Alpi partendo da Venezia. Belle le Alpi, vero? Peccato però che in questo film il paesaggio alpino sembri invece appenninico. Pare infatti che Il bosco 1 sia stato girato sull’appennino tosco-emiliano. La domanda sorge quindi spontanea: perché gabellare un paesaggio appenninico per alpino? Impossibile rispondere.

Andiamo avanti. Sulle Alpi-non-Alpi, i due incontrano una donna che chiede un passaggio in macchina con una scusa: “Là c’è qualcosa di orrendo!”, o una frase simile. Questa donna è in realtà una strega con cattive intenzioni.
I tre giungono in un paesello dove incontrano un presunto scrittore di libri horror, un soggetto strano che indossa un impermeabile bianco e occhiali da motociclista, e in più parla grazie all’ausilio di una speciale macchinetta applicata alla laringe. La strega se ne va e lo scrittore invita i due a una cascata per raccontargli una storiella horror che non c’entra nulla con l’inesistente trama del film. Poi li ammonisce a proposito dei pericoli del bosco, e siccome Cindy e Tony brillano per acutezza mentale, dopo essere stati avvertiti delle minacce incombenti, decidono di fare un bel giretto proprio nel boschetto (la rima ci sta, dato il livello del film).

Nel bosco incontrano di nuovo la strega e, dopo aver girovagato a lungo, accettano di dormire in una casa abbandonata.
La strega offre a Tony un po’ di cocaina. Secondo voi Tony rifiuta? No, è ovvio. Poi la cocaina finisce in un secchio colmo di strana “roba” nera, inizia a gorgogliare e arriva in faccia a Tony, stimolando in noi un piacere sadico.

Successivamente i tre incendiano una roccia che si mette a sanguinare (sigh!) e qui raggiungiamo uno dei picchi di comicità della pellicola, perché quando Tony, arrabbiato, getta in terra il secchio pieno di cocaina, la strega, che è cattiva ma si preoccupa per l’inquinamento delle falde acquifere, quasi lo sgrida: “No! Non buttarlo qui, non vicino alla sorgente del sotterraneo!”.

In seguito Tony comincia a dare segni di “follia” e Cindy spera di trovare aiuto girovagando nel bosco. Tutti sanno, infatti, che un bosco è il luogo ideale per ricevere immediato soccorso quando ci si trova in difficoltà, perché c’è sempre, fra gli intricati rami e i nodosi tronchi degli alberi, qualche anima pia disposta ad aiutare.
Invece di trovare conforto, i due cervelli da premio nobel incontrano lo zombie Fango (eh già, si chiama così) che vorrebbe farli secchi, ma che è talmente poco sveglio da farsi incatenare. Nel film si nota, infatti, che gli zombie sono mediamente intelligenti quanto i due protagonisti.

Giunge poi lo scrittore e si viene a sapere la cruda verità: la strega cattiva è sua figlia (o una parente? Impossibile ricordare con precisione). Costei lo ammazza e lui diventa zombie.
A questo punto, in mezzo al bosco e inseguito dagli zombie, secondo voi Tony che fa? Cerca forse di darsela a gambe con moto accelerato? No, Tony manifesta il desiderio di dormire. Una sana pennichella non fa male a nessuno, soprattutto in un bosco infestato dagli zombie. Purtroppo, però, il Nostro non realizza il suo sogno perché lo zombie Fango gli amputa le mani.

Girando per il bosco con le braccia prive di mani incontra Cindy che, vedendolo in quello stato, decide di andare a cercare, ovviamente sempre nel bosco, rimedi vari e acqua per aiutarlo un po’. Le virtù terapeutiche dell’acqua in caso di amputazione, infatti, sono note alla scienza medica fin dalla notte dei tempi: fior di chirurghi, si sa, curano moncherini per mezzo di acqua fresca.

Finalmente Tony muore decapitato, e così almeno uno fra gli attori di questa “cosa” allucinante scompare.
Alla fine Cindy sconfigge gli zombie, esce dal bosco e ringrazia il “Dio della Luce”. Chi sarebbe questo fantomatico Dio della Luce? Non si sa.

Aggiungo ora alcuni dettagli sparsi, scusandomi per la mancanza di organicità di questa trattazione, ma non sono ancora attrezzata per compiere miracoli, cioè per conferire forma logica a un delirio totale.
Nel film emerge la generosità degli attori perché, quando sono inseguiti dagli zombie, rallentano la corsa per aspettarli e quindi agevolarli. L’attrice che interpreta Cindy parla con un fintissimo accento inglese che invece di far ridere induce alle lacrime e alla depressione, nonché al malvagio desiderio di sopprimerla.
In una scena, si vede poi uno zombie con una canna da pesca che lancia l’amo e acchiappa la ragazza su una guancia. 😀 Non avrei mai creduto che qualcuno potesse inventare uno zombie-pescatore!
La recitazione dei cinque attori che compongono il misero cast è così scadente da diventare surreale.

Infine non posso esimermi dal riportare uno degli allucinanti dialoghi del film, sperando che l’autore degli stessi non sia stato pagato ma preso a sane bastonate sulla zucca.

Copio/incollo da un sito dedicato a questi temi.
Algernoon: “Vedi, ci sono cose che appaiono diverse da quello che sono. Le trote per esempio…mentre, tranquille, nuotano nella corrente, vedono questo piccolo amo e, pensando che sia un delizioso, minuscolo pesce, una di loro si avvicina per mangiarlo. Ma, naturalmente, c’è chi… è pronto a pescarla!

Tony: “E’ forse una storia sulla pesca?”

Cindy: “Un altro tipo di storia…ti stai dimenticando gli zombie!”

Algernoon: “Io non volevo raccontarvi una nuova storia, ma dirvi che le cose possono essere diverse e più pericolose di quello che sembrano.”

Tony: “Vuoi dire che qui c’è il divieto di pesca?” 😐

E dopo questa mirabile domanda di Tony, preferiamo chiudere.
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(Segnalazione errore del 28/7/10: mi è stato detto che il film, in realtà, fu girato a Giazza, in provincia di Verona).