Di pioggia ad aprile

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Ha  iniziato  a  cadere  così, lenta  e  muta, accompagnando  la  tarda  mattinata  e  il  primo  pomeriggio  con  timida  grazia, tipica  pioggia  d’aprile  senza  enfasi, senza  esibizionismo, riservata  e  tranquilla. È  quel  genere  di  pioggia  che, nonostante  il  pallido  grigio  dell’atmosfera  intorno, non  conosce  tristezza: non  è  come  la  prima  pioggia  d’autunno, venata, persino  all’inizio, da  un  vago  tono  di  malinconia; questa  è  soltanto  un  momento  di  quieta  sospensione,  in  cui  s’intravedono  il  verde  brillante  dei  prati  e  il  sole  che  verrà. È  la  pioggia  che  invita  a  un  attimo  di  riflessione  ma  senza  opprimere, senza  richiedere  grandi  sacrifici, senza  imporci  nulla: è  un  mite  consiglio, un  discreto  richiamo, una  dichiarazione  d’amicizia.

Ma  questa  pioggia  d’aprile  si  è  poi  trasformata, nell’avanzare  del  pomeriggio, in  un  ritmo  scrosciante, sebbene  privo  di  vera  asprezza: alcuni  minuti  di  gocce  intense, il  desiderio  di  chiudere  le  persiane, l’attesa  silenziosa. Poi  la  calma  ha  preso  il  sopravvento, e  la  pioggia  ha  iniziato  un  canto  sommesso, percettibile  ma  discreto.

 

Mentre piove


I pensieri scorrono senza fatica, come le gocce che cadono una dopo l’altra ininterrottamente. Quando il giorno svanisce, si sfogliano le pagine del presente cogliendone soltanto i frammenti dorati.
Piove e il mondo resta fuori, oltre i vetri delle finestre chiuse. Ma novembre è dentro, è nell’anima che cerca calore e inventa favole bizzarre da opporre al pianto del cielo.