Giorni di maggio

glicine

Sono  strani  questi  giorni  di  maggio, sfuggenti  e  inquieti: il  sole  viene  e  va, i  temporali  smorzano  d’improvviso  la  luce  e   i  sogni, il  cielo  è  spesso  una  tempesta  di  dolore.

Maggio: il  culmine  della  primavera. Il  mese  delle  rose, dei  giardini  profumati, delle  fantasie  indulgenti, della  gioia  che  alimenta  se  stessa  attraverso  i  colori  e  le  passioni. Maggio: un  cancello  si  apre  a  svelare  un  sentiero –  ed  è  un  vortice  di  rosa  e  di  lilla, di  felicità  e  tristezza, di  passato  e  presente, d’infinito  e  oltre.

Pioggia di marzo

vetro

Si  scosta  una  tenda  e, stupiti,  ci  si  accorge  che  sta  piovendo. Gocce  sottili, quasi  impercettibili, rispettose  nel  loro  profondo  silenzio. Si  ama  questa  pioggia  che  cade  senza  enfasi, schiva  e  delicata  nella  sua  lieve  malinconia; si  ama  la  sua  introversione, quel  volerci  fare  compagnia  senza  imporsi, quel  volerci  parlare  senza  pretendere  di  essere  ascoltata.

Tornano  stralci  di  giorni  lontani, muti  fantasmi  nelle  ore  che  scorrono  quiete. Ma, come  la  pioggia  di  marzo, restano  avvolti  nel  silenzio, per  conservare  intatta  la  propria  dignità.

Come un’attesa

donna

Di  passaggio, mattine  quasi  spettrali: evanescenti  le  case, le  strade, le  immagini  indistinte  dei  passanti. E  gli  angoli  bui  dei  vicoli  stretti, e  il  trascorrere  del  tempo  che  non  lascia  scampo. Giorni  che  sembrano  gusci  vuoti – come  un’attesa  senza  colori  prima  del  lilla  e  dell’azzurro  di  primavera.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  in  un  prato, di  Federico  Zandomeneghi)

Fine d’autunno

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Ottobre  è  scivolato  via  troppo  in  fretta, con  i  suoi  miti  giorni  di  sole, gli  alberi  splendenti  di  foglie  dorate, il  primo  timidissimo  freddo  e  lo  sguardo  bonario  anche  nei  momenti  di  tristezza. Uno  sguardo  incapace  di  suscitare  rabbia  o  dolore. Novembre  mi  è  sembrato  stranamente  lungo, sempre  bellissimo  con  le  sue  profonde  malinconie  e  le  immancabili  tenerezze,  con  il  sole  malato  ma  spesso   allegro, con  i  brevi  pomeriggi  accompagnati  da  molte  ombre. E, verso  la  fine,  l’inevitabile  sfacelo  delle  foglie  morte, ammucchiate  lungo  le  strade,  sui  marciapiedi  indifferenti,  nei  cupi  giardini  abbandonati  a  se  stessi. Foglie  morte  persino  nell’anima,  mai  sazia  di  questo  mistero.

Dicembre  è  la  fine  di  queste  atmosfere. L’inverno  è  sobrio  e  tagliente, deciso  e  autoritario,  a  volte  insensibile  e  feroce. L’autunno  invita, l’inverno  ordina  e  non  ammette  rifiuti: entrambi  c’insegnano  il  valore  del  raccoglimento, delle  riflessioni  appassionate  e  lente, della  disciplina; ma  l’autunno  suggerisce  e  rivela  con  voce  sommessa, mentre l’inverno  impone  e  decide  per  noi.

Autunno, inverno –  la  forza  nell’interiorità.

Grigio d’estate

A  luglio  il  cielo  grigio  è  una  benedizione. Sarà  che  è  un  grigio  particolare, luminoso  nonostante  tutto. Un  grigio  nel  quale  si  percepisce  una  nota  di  leggerezza, una  sfumatura  di  allegria, forse  un  tono  quasi  scherzoso.

Nessuna  traccia  dell’indecifrabile  malinconia  autunnale, niente  che  faccia presagire  una  lenta  agonia: soltanto  un  breve  intervallo  per  recuperare  le  forze  dopo  giorni  e  giorni  di  caldo  infernale. Tavolta  persino  un  mese  come  questo  sa  essere  generoso.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://pauldeggan.blogspot.com/2011/06/ma-voi-lo-sapete-quanto-e-bella-la.html ).

Di nebbia e desiderio


D’inverno, quando le giornate sono freddissime e ostili, a volte mi capita di pensare che andrei volentieri in letargo, come certi animali, per svegliarmi riposata e serena a primavera. Un desiderio strano, in realtà, perché l’inverno, nonostante tutto, mi piace.

In questi giorni è la nebbia a dominare la città, umida e agguerrita, cupa ma affascinante. Scaltra e ambigua, la nebbia suscita talvolta il desiderio di nascondersi, di fuggire verso l’ignoto e di dormire, dormire a lungo.

L’inverno è un signore maturo, severo e autoritario, disincantato e senza ipocrisie. E la nebbia è il suo abito scuro.

D’improvvisi silenzi


Il pomeriggio è lungo e lento, una prosecuzione dei giorni di festa. Ma forse la vera festa inizia oggi, la vera festa è in questi pochi giorni di passaggio verso il nuovo anno: a tratti, la quiete è quasi sovrumana, accompagnata da improvvisi silenzi ed enigmatiche attese.
Sono sogni, immagini che si rincorrono a formare un futuro pieno di sole, incanti brevi mentre il giorno sfuma nella sera. Sono parole non dette e stupori al tramonto: è l’inverno del cuore, stella nella notte, segreti nell’oscurità.

Autunno a febbraio


Dopo vari giorni di buon umore, febbraio è diventato malinconico. Il suo volto allegro si è trasformato in una maschera triste, ma senza assumere lo sguardo feroce dell’inverno: lungo le strade bagnate dalla pioggia, febbraio assomiglia a novembre, con il persistente squallore di lunghe ore grigie e con le nebbie che silenziosamente invadono le mattine, fino a sfumare nei nostri sguardi e persino nei nostri pensieri.
Mancano solo le foglie morte a completare il quadro di quest’autunno fuori stagione.