Autunno, splendore e declino

Ciascuno ha il proprio autunno, quello che avverte dentro quando l’estate s’addormenta. L’autunno muta a seconda di chi se lo sente addosso, un abito viola che non si addice a tutti; l’autunno muta a seconda dei giorni, degli umori contingenti, dello sguardo che ci concedono gli altri passo dopo passo.

Allora l’autunno può essere sontuoso, da mille colori avvolto, come una tavola imbandita a festa – e broccati d’oro e porcellane dipinte a mano. Altre volte, l’autunno è l’appassire lento della vita, la luce sfinita che resiste a stento e la capacità di accettarla, quell’agonia, e quelle ombre tetre di saggezza infinita pervase.

Convivono, d’autunno, lo splendore e il declino, le gioie intense e le malinconie improvvise: è il mistero profondo dell’esistenza, capire che ci siamo e non dovremmo esserci, che l’equilibrio è instabile, che i rami prima o poi si spezzano.

Ciascuno ha il proprio autunno, l’autunno che muta di giorno in giorno. Ciascuno lo sogna di nascosto, agli angoli di strade vuote, soltanto da fantasmi popolate; ma non sa dirlo, no – non osa dirlo.

Equinozio d’autunno

Oggi  comincia  l’autunno, quello  astronomico, che  terminerà  ufficialmente  il  prossimo  21  dicembre. Tre  mesi  di  delizia  pura, tre  mesi  di  estasi  per  me  e  per  tanti  affezionati  lettori  di  questo  blog.

E  allora  non  si  può  fare  altro  che  pregustare  le  innumerevoli  gioie  che  questa  stagione  saprà  donarci  senza  riserve: il  progressivo, estenuante  impallidire  della  luce  del  giorno, i  colori  caldi  delle  foglie  e  dei  cespugli  prima  della  fine, i  silenzi  improvvisi  nelle  strade  bagnate  di  pioggia.

L’autunno  è  poesia  che  si  dispiega  davanti  ai  nostri  occhi  giorno  dopo  giorno, in  ogni  angolo, in  ogni  scorcio  remoto  e  tranquillo. E  senza  chiedere  nulla  in  cambio: l’autunno  si  offre  con  generosità  a  chiunque  voglia  e  sappia  comprenderlo, perché  comprendere  l’autunno  significa  comprendere  tutto  di  sé – senza  finzioni, senza  pudori, senza  rimpianti. Proprio  come  le  foglie  che  cadono  mute.