Confini


In fondo, l’estate è una questione di colori. È un giardino immobile sotto il sole e un cielo chiaro senza nubi.

Il bello dei giardini è che hanno limiti e confini. Gli spazi chiusi, si sa, sono rassicuranti. È la vertigine dell’infinito, in qualsiasi forma si presenti, a spaventarci, a suscitare in noi reazioni scomposte, a evocare strani fantasmi. E a farci fuggire.

Un giardino di pace

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Credo che, per alcuni di noi, l’immagine di un giardino come questo possa costituire la fonte di numerosi sogni a occhi aperti, diversi a seconda della personalità di ciascuno.
Vivo ma calmo, luminoso e sereno, colorato ma elegante, evoca il pensiero di un Eden perduto, e forse magicamente ritrovato. Non vi sono angoli cupi in questo giardino, né fiori morenti: la sua serenità è perfetta, il suo equilibrio senza pari.
Non possono esistere giorni di tempesta in un simile paradiso, né raffiche di vento a spezzare i rami degli alberi; il verde resterà brillante perfino quando tornerà l’autunno, e i fiori continueranno a vivere nonostante il gelo dell’inverno. Nessuna incrinatura, nessun indicibile segreto, perché qui tutto è come appare.
Nessun timore, allora, di scoprire l’orrore sotto tanta sfolgorante bellezza. Si potrà camminare in questo giardino, fermarsi ad ammirarlo, passare ore a contemplarlo: non sarà mai fonte di delusione. Eternamente immobile, eternamente identico a se stesso, ha la solidità delle cose buone, quelle che sfidano la pericolosa mutevolezza del trascorrere del tempo.
Un rifugio sicuro dopo ogni uragano, una promessa di felicità. Una speranza che non vuole morire, nonostante tutto.