La nuova stagione: ricominciare, accogliere, capire

L’estate meteorologica è cominciata e, lo si voglia o meno, è già diventata parte di noi. Non si resta mai indifferenti di fronte all’arrivo di una nuova stagione, ma ci s’interroga, si fanno i conti col presente e col passato, si tessono trame per il futuro. Una nuova stagione è sempre un ricominciare, il dover necessariamente lasciare alle spalle un periodo per abbracciarne un altro. La nuova stagione s’impone, non ci è consentita la facoltà di rifiutarla: accade, è un fatto, è un dato. Non la scegliamo, ma con essa dobbiamo fare i conti. Ecco che si apre, allora, il problema dell’accoglienza, del fare spazio, del permettere al diverso di entrare nella nostra quotidianità per diventarne parte.

Non è mai semplice accogliere, perché ciò richiede una certa apertura mentale, uno sforzo, la capacità di modificare abitudini radicate, la volontà di ascoltare e di capire senza rinchiudersi nella fortezza del proprio ego, delle proprie opinioni, della propria meschinità. In questo senso il passaggio da una stagione all’altra ci pone di fronte a noi stessi, a ciò che siamo veramente, alla nostra grandezza e ai nostri limiti, come sempre accade nei momenti decisivi dell’esistenza.

Al di là di tutte queste considerazioni, resta il dato essenziale che niente e nessuno può scalfire: il passaggio arriva, il cambiamento è in atto, la nuova stagione è qui. La saggezza consiste nel cercare di adattarsi, inventando strategie, recuperando memorie, prendendosi cura di ciò che siamo.

C’è speranza?


Quando il tecnico, tempo fa, mi portò il computer nuovo perché quello vecchio, poverino, era deceduto di colpo, mi disse che, prima di venire a casa mia, ne aveva consegnato un altro a un’arzilla coppia di settantottenni, moglie e marito, persone che non avevano mai usato un computer prima d’allora. Secondo il racconto del simpatico tecnico, pare che i due avessero intenzione di esplorare il fantastico mondo di internet. E tutto partendo da zero.

Quando capitano fatti simili, mi viene da pensare che forse, per questa povera nazione ormai precipitata nel provincialismo più becero e ottuso a causa di una classe dirigente in buona parte inadeguata – alcuni politici sembrano cavernicoli appena usciti dalla grotta-, una debole speranza ancora c’è.