L’estenuante appannarsi del giorno

tenda

Ore  19:48. Il  cielo  è  ancora  chiaro, mentre  il  lungo  pomeriggio  scivola  via  adagio  in attesa  di  svanire  fra  le  braccia  del  crepuscolo. In  questo  momento  magico, la  luce  resiste  ma  non  riesce  a  dissolvere  le  tante  ombre  di  questa  stanza: è  la  delicata  poesia  di  aprile, l’estenuante  appannarsi  del  giorno  che, minuto  dopo  minuto, cede  il  passo  all’oscurità. E  le  ombre  si  fondono  con  la  luce, in  un  valzer  di  chiaroscuri  che  parla  all’anima  come  nessuna  parola  umana  potrebbe  mai  fare.

Ore  20:10. Avanza  la  sera, avanza  senza  interruzioni, ma  avanza  con  garbo; e  la  luce  è  sempre  più  fioca, pallida  sopravvissuta  prima  di  sfaldarsi  silenziosamente  sotto  il  peso  della  notte. E  si  vorrebbe  che  questo  incedere  lento  proseguisse  per  ore – ambiguo  ristoro  dello  spirito, inatteso  frammento  d’eternità.

Di un tempo remoto

primavera17

Capita  di  volersi  fermare, anche  per  poco. Volersi  fermare  quando, in  un  pomeriggio  di  primavera  col  cielo  vagamente  imbronciato, le  voci  si  smorzano, le  strade  sembrano  riposarsi  e  sovviene  qualche  ricordo, qualche  frammento  scolorito  di  un  tempo  remoto. Capita  di  volersi  fermare, di  voler  tacere, di  voler  afferrare  quel  frammento  per  comprendersi  meglio, per  non  dimenticare, per  rispettare  ogni  parte  di  sé. E  per  poter  ricominciare.