Magia d’inverno

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Oggi  è  una  giornata  freddissima, tanto  che  starsene  in  casa, tranquilli  e  al  caldo, è  una  vera  benedizione. Questo  è  il  privilegio  che  ci  regala  l’inverno.

Anche  d’estate, quando  l’afa  soffocante  tortura  le  città, ci  si  deve  rifugiare  in  casa, unica  possibile  via  di  salvezza; però, a  volte, questa  forzata  reclusione  diventa  un  peso, perché  l’accecante  luminosità  dell’esterno  è  un  invito  a  uscire  o  a  pensare  alle  vacanze, ai  monti, al  mare. Ci  si  sente  allora  insoddisfatti  e  talvolta, in  alcune  circostanze,  si  può  sprofondare  in  uno  stato  di  insidiosa  malinconia. Troppo  forte, insomma, è  il  contrasto  fra  gli  interni  scuri  di  un’abitazione  con  le  persiane  chiuse  e  la  prepotente  luce  del  mondo  esterno.

D’inverno, invece, quando, oltre  i  vetri  appannati  delle  finestre  chiuse, domina  il  grigio cupo  di  giornate  tetre  e  senza  sfumature, la  casa  acquista  un  valore  nuovo, insostituibile  e  preziosa   amica  a  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte. La  casa, le  pareti  spesse, le  stanze  chiuse. E  se   a  invaderci  è  lo  strano  silenzio  che  sempre  accompagna  le  fitte  nevicate, la  magia  può  considerarsi  completa: è  l’inverno  vero, senza  compromessi, senza  sotterfugi, senza  ipocrisia.

Variazioni su tema


La pioggia non dà tregua. Di sera è una strana compagna, forse persino accattivante, unica sommessa voce nell’oscurità oltre le finestre.
Ma il fatto che sia marzo è già una speranza: la pioggia se ne andrà e i pomeriggi saranno carezze di luce; la pioggia fuggirà e i pensieri saranno carezze e poi luce.

L’ora del tè


Certo, non sempre è possibile. Ma, quando il tempo non è tiranno, concedersi questo piccolo rito è un piacere intenso come pochi. Alcuni lo preferiscono in compagnia; altri, come me, hanno il vizio d’amarlo in solitudine. Del resto, è un modo elegante e un po’ defilato per ritrovare se stessi.

Non importa la stagione. Può essere un tiepido pomeriggio di primavera, col sole allegro e sornione a filtrare nella stanza, o uno struggente pomeriggio autunnale, col primo freddo a procurare brividi inattesi e il lamento della pioggia oltre le finestre. Che poi sia il gelo dell’inverno a pretenderlo scuro e bollente, o il fuoco dell’estate a desiderarlo freddo e persino stuzzicante, non interessa.
A contare è soprattutto il rito, la rassicurante ripetizione, la pausa dal mondo, la porta chiusa a lasciarsi alle spalle il chiasso e le insopportabili recite e le eterne ipocrisie.
A me bastano un libro e il silenzio ad accompagnare l’ora del tè.