Pensieri all’inizio dell’anno

Gennaio: l’inverno  puro. Se  a  dicembre, almeno  all’inizio, spesso  è  possibile  cogliere  ancora  alcune  tracce  dell’autunno  morente  in  certi  colori  caldi  che  permangono  su  alberi  e  cespugli,  a  gennaio  trionfa  l’inverno, con  i  suoi  toni  freddi  e  cupi. Scompare  quel  groviglio  di  sfumature  che  soltanto  l’autunno  sa  regalare  e, al  suo  posto, subentrano  il  nero, il  grigio  scuro, talvolta  il  bianco  accecante  e  gelido.

Oggi  la  giornata  è  stata  freddissima, umida  e  squallida. E  siccome  di  squallore  dovremo  ancora  affrontarne  parecchio, conviene  abituarsi  in  fretta  alla  nuova  atmosfera, priva  delle  innumerevoli  sfumature  che  l’autunno  dispiega  sempre  con  commovente  generosità:

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E  mentre  rimpiango  la  raffinata  bellezza  e  il  timido, elegante  splendore  dell’autunno, cerco  d’immaginare  cosa  mi  porterà  l’inverno, a  parte  il  gelo  e  l’oscurità.

Domani, con  l’Epifania, terminerà  tutto  questo  trambusto  natalizio. Ho  deciso  di  concludere  la  tiritera  festaiola  nel  migliore  dei  modi: preparerò, infatti, un  buon  brodo  di  cappone  con  i  tortellini  e  aprirò  un  panettone  artigianale  che  ora  se  ne  sta  immobile,  buono  buono,  nella  sua  bella  scatola  fiorita  su  un  tavolo  del  soggiorno. In  questo  modo, cercherò  di  esorcizzare  il  pensiero  del  tempo  che  mi  occorrerà  per  far  sparire, nei  prossimi  giorni, alberi  addobbati, presepi  e  ninnoli  vari.

All’inizio  di  un  nuovo  anno, guardo  sempre  il  calendario  per  vedere  quando cadranno  le  varie  feste, religiose  e  non. Ho  visto  che  nel  2016  la  Pasqua  verrà  presto, alla  fine  di  marzo, e  ne  sono  contenta. Mi  ricordo  che, da  bambina  e  da  adolescente, la  Pasqua  mi  donava  un’emozione  particolare  perché  significava  l’arrivo  della  primavera, del  cielo  azzurro, delle  prime  giornate  tiepide  dopo  l’inverno  e  della  possibilità  di  uscire  più  spesso. Adesso, invece, la  Pasqua  mi  lascia  quasi  indifferente. A  dirla  tutta, sono  parecchie  le  cose  che  ormai  mi  lasciano  quasi  indifferente, a  testimonianza  del  fatto  che  gli  anni  non  sono  trascorsi  invano  e  hanno  prodotto  alcuni  effetti  irreversibili.

E  voi  come  vivete  la  conclusione  di  queste  feste? Vi  dispiace  che  siano  giunte  al  termine?

Buon Natale

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Natale  è – o  dovrebbe  essere – calore. Così  io  lo  vedo, così  lo  desidero, così  lo  amo. Non  riesco  a  concepirlo  in  altro  modo. E  a  Natale, mentre  fuori  tutto  è  gelido  e  scuro, in  casa  ho  bisogno  del  rosso,  dell’oro  e  del  verde, un  abbraccio  appassionato  di  colori  che  danno  il  benvenuto  alla  stagione  fredda  senza  lasciarsene  intimorire. Certo, se  arrivasse  anche  la  neve, Natale  sarebbe  perfetto: guardare  i  fiocchi  bianchi  cadere  dal  cielo  mentre, in  casa, trionfano  la  luce  e  il  tepore, sarebbe  fantastico; ma  non  si  può  avere  tutto.

Per  me, Natale  significa  soprattutto  calma, pace, tranquillità. Significa  riscoprire  l’inestimabile  valore  del  tempo: mangiare  bene  e   senza  fretta, evitare  di  correre, riposarsi  un  po’, accogliere  l’inverno  immaginando  i  doni  che  ci  porterà. E  allora  auguri, auguri  a  tutti: che  siano  giorni  di  quiete  e  d’infinita  dolcezza.

 

Verso le feste

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Oggi, 8  dicembre, oltre  al  tradizionale  rito  della  preparazione  dei  miei  alberi  di  Natale  e  dei  tanti  addobbi  destinati  a  colorare  le  feste, ho  rinnovato  anche  il  rito  che  coinvolge  ogni  anno  questo  blog, vestendolo  con  immagini  adeguate  al  periodo. Per  me  è  sempre  un  dispiacere  doverlo  spogliare  dei  colori  autunnali  che  lo  accompagnano  da  settembre  alla  fine  di  novembre, e,  quando  devo  farlo,  ciò  avviene  sempre  a  malincuore. Ma, essendo  ormai  entrati  nel  periodo festivo  per  eccellenza, non  voglio  soffermarmi  troppo  su  argomenti  malinconici – e  per  me  dover  salutare  l’autunno  è  sempre  fonte  di  malinconia.

Dicembre  è  un  mese  convulso, un  mese  nel  quale  sembra  di  non  dover  mai  trovare  pace: mille  impegni, mille  incombenze  e  un  muoversi  continuo  e  spesso  insensato. Ma  ho  deciso  che, nei  limiti  del  possibile  e  se  le  circostanze  lo  permetteranno, cercherò  di  considerarlo  un  mese  come  gli  altri, solo  con  qualche  cena  e  pranzo  un  po’  più  impegnativi.

Di  questo  periodo  mi  piacciono  i  pomeriggi  molto  brevi, col  sole  che  tramonta  alle  16:36. Veder  calare  la  sera  in  fretta, magari  dopo  una  giornata  particolarmente  grigia, è  un  precipitare  maestoso  negli  abissi  dell’interiorità: una  prova  che  richiede  coraggio, determinazione, capacità  di  pensiero  e  di  ascolto. Ma  è  una  prova  indispensabile  in  attesa  della  luce.

A fine anno

Mattina: la  giornata  è  grigia  e  scura, umida  e  tetra. E  piove, piove  ininterrottamente; senza  grande  intensità, senza  clamori, ma  piove. In  queste  condizioni, con  questa  atmosfera  priva  di  frammenti  di  luce  e  di  screziature, è  difficile  poter  guardare  oltre. Poi  si  avverte  intorno  un  silenzio  strano, tipico  degli  ultimi  giorni  dell’anno: il  silenzio  dell’attesa  e  del  riposo  prima  dell’ebbrezza  delle  feste, un  silenzio  complice, amico, a  tratti  ambiguo.

Adesso  è  pomeriggio  e  non  piove. Ma  resta  la  triste  uniformità  del  grigio  scuro  a  regnare  incontrastata  su  case, persone, strade. E  tutto  senza  sfumature, quelle  sfumature  che  alleggeriscono  il  cuore  e  l’esistenza:

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Non  ci  si  stanca  mai  di  questo  mistero, groviglio  di  sogni  emozioni  ricordi  che  nessuno  può  cancellare. Non  ci  si  stanca  mai  di  guardare  attraverso  le  foglie, di  passeggiare  su  tappeti  di  foglie, di  ascoltare  la  voce  calma  dell’autunno. Per  imparare, per  capire. Ma  adesso  è  un’altra  stagione, una  stagione  che  richiede  coraggio, capacità  di  resistenza, impegno  per  ottenere  in  cambio  grandi  benefici: la  possibilità  di  concentrarsi, attendere  con  fiducia, sognare. Sognare  a  Natale, mentre  l’anno  scivola via  di  minuto  in  minuto:

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L’inverno  è  anche  questo: starsene  chiusi  mentre  fuori  nevica, festeggiare  tra  i  colori  per  affrontare  il  gelo  con  allegria. Nel  mio  post  precedente, ho  augurato  buon  Natale  anche   a  chi  non  vede  l’ora  di  partire  e  a  chi  sogna  di  restare.  Mi  riferivo  a  chi  desidera  trascorrere  Natale  e  Capodanno  altrove, magari  in  località  esotiche  calde  e  assolate, e  a  chi  sogna  invece  di  trascorrerlo  qui, nel  freddo  dell’inverno  appena  arrivato. Fra  questi  ultimi  ci  sono  anch’io: mi  piace  il  Natale  vissuto  nell’oscurità  della  stagione  invernale  e  a  casa  mia, con  semplicità. Per  alcuni  ciò  può  senz’altro  sembrare  noioso, ma  per  me  Natale  è  questo. E  a  Capodanno  non  faccio  eccezioni: casa, riposo, tranquillità. Senza  farmi  mancare  nulla  di  ciò  che  mi  piace.

E  allora, buon  anno. Buon  anno  a  chi  sta  cercando  la  propria  strada  nella  vita  e  teme  di  non  trovarla; ma   buon  anno  anche  a  chi  è  soddisfatto  e  spera  soltanto  di  conservare  ciò  che  ha.

Buon  anno  a  chi  si  sente  smarrito, a  chi  non  ha  una  casa, a  chi  è  privo  di  veri  amici, a  chi  spera  di  trovare  un  lavoro  e  a  chi  non  sa  da  dove  iniziare.

Buon  anno  a  chi  è  molto  deluso, a  chi  ha  troppi  rimpianti, a  chi  è  stato  tradito  e  a  chi  è  stato  abbandonato; buon  anno  a  chi  è  stanco, a  chi  fatica  a  rialzarsi  dopo  numerose  sconfitte, a  chi  è  da  sempre  incompreso.

Buon  anno  con  calma, senza  euforie, senza  tristezze, con  un  po’  d’ottimismo  e  tanto  sano  realismo. 🙂

Di magica sospensione

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Oggi, tutt’intorno  si  avverte  un  silenzio  che  non  è  effetto  della  stanchezza. Non  è  il  silenzio  di  chi  è  esausto, ma  quello  di  chi  ha  raggiunto  un  punto  d’equilibrio  in  un  magico  stato  di  sospensione. Un  punto  d’equilibrio  fragile, certo, come  fragile  è  tutta  la  realtà  in  cui  si  trova  a  vivere  l’uomo; eppure  è  uno  stato  di  grazia, forse  modesto, forse  enigmatico, a  tratti  molto  appagante. Ogni  anno  capita  questo  dopo  le  feste  natalizie. Ogni  anno, fra  il  ventisette  e  il  trenta  dicembre, mi  sembra  di  attraversare  un  sentiero  ai  confini  del  tempo  e  della  realtà. Quasi  un’altra  dimensione. E  senza  sapere  perché.

Giungono  inaspettati  ricordi  di  anni  lontani, e  scompare  la  fitta  nebbia  che  ne  avvolgeva  alcuni. Tutto  è  nitido, ogni  cosa  è  al  suo  posto. Dolori, gioie, fantasie – il  mosaico  è  completo. Bisogna  approfittare  di  questo  non-tempo, di  questa  attesa  priva  di  ansie, di  questa  quiete  d’origine  sconosciuta, di  questa  serenità  forse  immotivata. Bisogna  approfittarsene, vivere  questo  non-tempo  completamente,  interrogarlo, carpirne  qualche  segreto.

La  sera  non  è  troppo  lenta. E  nessuno  può  infrangere  questa  profonda   intima  soddisfazione, frutto  maturo  di  consapevolezza.

Attesa d’inverno

 

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Pioggia  mista  a  neve  e  freddo  gelido: così  è  iniziata  questa  mattina,  con  tanti  brividi  e  un  po’  di  stanchezza  dopo  giorni  di  corse  a  non  finire. Attendo  con  impazienza  il  momento  della  quiete  e  dei  pensieri  lenti.

Ieri  nel  tardo  pomeriggio, sfidando  il  gelo  inclemente, sono  uscita  per  fare  alcuni  acquisti. Gli  ennesimi. Non  vedo  l’ora  che  termini  l’orgia  delle  spese, dei  pacchi  e  dei  pacchettini; non  vedo  l’ora  di  poter  guardare  fuori  da  una  finestra con  calma, senza  ansie, per  afferrare  completamente  l’atmosfera  invernale. Per  lasciare  fuori  il  freddo, le  persone  moleste, i  fastidi  della  vita  quotidiana; e  per  raccontare  favole  nel  confortante  calore  di  una  stanza  chiusa.

 

Fra sabato e domenica


Oggi la giornata è stata intensa e non ho avuto modo di annoiarmi. Essendo terminate le feste natalizie, infatti, ho dovuto riportare la dolce casa ai fasti precedenti, cioè ho dovuto togliere i numerosissimi addobbi che l’hanno allietata per settimane, colorandola d’oro e di rosso.

Tuttavia quest’anno ho deciso, per la prima volta nella mia vita, di non togliere l’albero. Ho eliminato soltanto quello più piccolo, ma l’alberone – come lo chiamo affettuosamente io – è rimasto lì, bellissimo e svettante in sala.
Perché questa scelta? Per vari motivi: la sala è molto grande e l’albero non dà alcun fastidio; il clima è rigido, il cielo quasi sempre grigio e quindi un po’ di colore in più in casa non guasta. Dulcis in fundo, in questa città gennaio è, in un certo senso, un mese quasi festivo, dato che il 17 si terrà la fiera di Sant’Antonio e il 31 ci sarà la festa del nostro patrono. Pertanto, con queste buone scuse a sostenermi, mi tengo l’albero-mio-tesoro ancora in casa fino ai primi di febbraio.

Oltre all’impegno profuso per ricondurre la casa allo stato quasi pre-festivo, oggi ho dovuto fare lavatrici, svuotare cassetti, mettere in ordine la biancheria. Perciò non ho potuto fare progressi nella lettura di Dracula. Rimando tutto a domani, sperando di poter leggere qualche pagina.

Adesso guardo l’orologio. Ho iniziato a scrivere questo post intorno alle 23 e 45 di sabato 7 gennaio, ma ora che sono in procinto di pubblicarlo è già domenica. Perciò il “domani” di cui ho parlato poche righe fa è diventato “oggi”.
Buona domenica a tutti. 🙂

(Nell’immagine il dipinto La lettrice, di Jean-Honoré Fragonard)

Regali


Regali, croce e delizia di chi li fa e di chi li riceve. A tale proposito, ho letto un topic divertentissimo nella sezione privata di un forum che frequento da tempo. Nel topic, alcune persone hanno elencato i regali più stravaganti che hanno ricevuto in occasione di compleanni e feste natalizie. Ne riporto alcuni in ordine sparso:

– nanetto di terracotta con pala da minatore incorporata

– enorme soprammobile d’argento, pesantissimo, rappresentante un gruppo di funghi porcini

– insieme di rosari fluorescenti (forse per pregare di notte?)

– bottiglie di vodka a forma di scarpa col tacco, di scimitarra lunghissima e di oste grasso con botte in mano

– una suocera alla nuora ha regalato una confezione di antibiotico e una di tachipirina dicendo: “Ti potrà senz’altro servire”. No tengo palabras.

– sempre da suocera a nuora: grande pavone che, grazie a un sensore, quando gli si passa davanti emette un suono stridulo e apre la coda

– una testa di contadino del bergamasco di dimensioni reali, in finto legno e con il gozzo in vista. Inquietante.

Infine, un dono che supera ogni possibile immaginazione: un dopobarba a una ragazza. 😕

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.

A mali estremi…


…estremi rimedi. Nel rinnovare a tutti i miei più sinceri auguri di buon anno, mi soffermo su una notizia – sembra vera – che forse molti di voi già conoscono, ma che merita di essere sottolineata. Tratta da La Stampa.

Pur di non partecipare alla festa di San Silvestro con la moglie e i suoi familiari si è fatto arrestare con una rapina di caramelle e gomme da masticare. È accaduto ieri sera a Barrafranca (Enna), dove Massimiliano M., disoccupato di 35 anni, incensurato, si è presentato alla stazione dei carabinieri chiedendo di essere arrestato perché preferiva trascorrere il Capodanno in cella piuttosto che con i parenti.

I militari gli hanno spiegato che non potevano arrestarlo perché non aveva commesso alcun reato, e l’uomo a questo punto è uscito dalla caserma, è entrato nella tabaccheria di fronte, ha estratto un taglierino dalla tasca e minacciando i titolari si è impossessato di alcune caramelle e di un pacchetto di gomme da masticare. Poi ha atteso l’arrivo dei carabinieri che a quel punto lo hanno arrestato in flagranza di rapina aggravata. Non sono chiari i contrasti familiari che hanno spinto l’uomo a preferire il carcere alla sua casa.

Se ricordo alcune indescrivibili riunioni familiari alle quali purtroppo, parecchi anni fa, ero costretta a partecipare, non posso fare altro che solidarizzare con questo simpatico ragazzo di Enna, che ha dimostrato di possedere una fantasia fuori dal comune. Peccato che io, a suo tempo, non abbia mai pensato a una soluzione così drastica ed efficace.