Mentre piove

pioggia

La  serata  è  squallida: piove  a  dirotto, il  freddo  è  umido  e  intenso  e  ciò  che  maggiormente  si  desidera  è  starsene  in  casa, al  riparo  e  al  caldo. Ma  questo  è  il  lato  più  affascinante  dell’inverno: costringersi  a  un  rifugio, restarsene  sereni  dentro  una  stanza  illuminata, lasciarsi  cullare  dal  rumore  della  pioggia  e  riflettere.

Strano  mese, febbraio. Non  l’ho  mai  compreso  e  continuo  a  non  comprenderlo. Però  questa  atmosfera  invernale  non  mi  dispiace, questa  serata  buia  e  malinconica  è  una  compagnia  intelligente, un  monito, un  invito  a  pensare, un  dono  di  pace  e  un  sogno.

Scrivere  mentre  fuori  piove  è  una  forma  di  beatitudine  e  riuscire  a  farlo  è  un  privilegio. Invece  di  annoiarsi, di  imprecare  contro  il  maltempo, di  cercare  improbabili  e  inutili  compagnie, si  ringraziano  il  freddo  e  la  pioggia  perché  favoriscono  la  concentrazione  e  non  si  ha  bisogno  di  nulla  se  non  di  una  penna  o  di  una  tastiera. Così  si  è  felici, molto  più  felici  di  quanto  si  possa  esprimere  a  parole.

Talvolta  dilaterei  all’infinito  questi  momenti  preziosi  e  veri. Sempre  con  il  canto  della  pioggia  a  farmi  compagnia.

Ore d’estate

Sono  strane  queste  lunghissime  ore  di  caldo  estenuante: si  cerca  il  riposo, ma  è  impossibile  trovarlo; si  resta  fermi, eppure  si  è  stanchi, persino sfiniti. E  dare  forma  ai  pensieri, per  sottrarsi  alla  consapevolezza  di  sprecare  ore  preziose, è  quasi  impossibile, un’impresa  ai  limiti  dell’umano.

Ma,  in  qualche  luogo  remoto,  l’estate  è  felicità  di  alberi  immobili  al  sole.

Fra smarrimento e inerzia


Sono almeno una decina gli argomenti di cui vorrei parlare, ho già elaborato titoli e tracce di post, eppure non riesco a scrivere. Inizio, procedo e poi cancello. Niente mi soddisfa, tutte le mie parole mi sembrano inutili, opache, persino antipatiche.
E mi sento osservata da lontano, da molto lontano, da qualcuno che tace confuso. Da qualcuno che vorrebbe parlare ma non può.

Non mi mancano le idee. Eppure prevalgono l’inerzia e un indefinibile senso di smarrimento. Non è soltanto l’estate, con la sua atmosfera opprimente, a frenarmi: c’è qualcosa che oltrepassa l’immediata comprensione razionale, conducendomi altrove. A questa profonda inquietudine si lega la felicità, brevissima ma intensa, che accompagna il fatto di poter scrivere ora, nel primo pomeriggio, quando il silenzio regna incontrastato.

Mi sento osservata da lontano. Non è un enigma da risolvere, ma qualcosa di cui prendere atto. Una sensazione irrazionale ma persistente.

Felicità colorata di lilla


Fra le piccole cose che adoro ci sono gli orsacchiotti di peluche, il colore lilla e la lavanda. Oggi ho avuto la fortuna di trovare tutto in un unico oggetto: un orsetto lilla profumato di lavanda.

Qui in centro storico, come accade ogni anno a giugno, si sta svolgendo un bellissimo mercato al quale partecipano commercianti provenienti non solo da varie regioni italiane, ma anche da alcuni Stati europei: Francia, Belgio, Austria, Inghilterra, Irlanda e Finlandia.
Ad attirarmi in modo particolare è stato un banco con prodotti tipicamente provenzali: profumi, saponette e splendide confezioni a base di lavanda. Un quieto gruppo di orsetti lilla, morbidamente adagiati in un lato del banco, ha subito catturato la mia attenzione. Non ho esitato e ne ho scelto uno.
Soffice e profumatissimo perché pieno di lavanda, l’orsetto adesso è sdraiato accanto a me sul tavolo, mentre sto scrivendo questo post, e sta spargendo i suoi delicati effluvi per tutta la stanza.
Sono le piccole cose, quelle più semplici, a regalare preziosi attimi di felicità.