Che ne dite delle zucche?

Oggi  è  stata  una  giornata  splendida, invasa  da  quella  luminosità  soffusa  e  dolcemente  malata  tipica  di  ottobre. Questo  è  anche  il  mese  delle  zucche, per  le  quali  ho  una  vera  passione. Ne  ho  acquistate  quattro  a  puro  scopo  decorativo: una  è  tutta  gialla  e  ha  la  forma  simile  a  quella  di  un  limone, altre  due  sono  piccole  e  rotonde  e  la  quarta  è  strana  e  buffa, con  una  forma  allungata  e  tutta  a  righe  arancioni, gialle  e  verdi. In  più, ho  due  zucche  finte, una  con  gli  occhi  e  la  bocca  in  Halloween-style  e  una  di  stoffa  morbida.

Le  zucche  mi  sono  simpatiche  e  mi  fanno  anche  sognare  un  po’, perché  mi  ricordano  le  illustrazioni  di  certe  favole  che  leggevo  da  bambina. Forse  per  questo  le  considero  un  po’  misteriose, quasi  giunte  a  noi  da  un  altro  mondo  per  rallegrarci  e  stupirci  con  qualche  sorpresa  inaspettata.

E  a  voi  piacciono  le  zucche?

zucche

Scuro di ottobre

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A  ottobre, le  giornate  cupe  non  sanno  di  pianto  e  disperazione, ma  di  delicata, sfumata, pallida  malinconia, struggente  quanto  basta  per  regalarci  l’anima  più  vera  dell’autunno, ma  senza  alcun  nero  d’inchiostro  a  procurare  dolore.

Ci  si  sente  calmi  e  persino  allegri  per  l’austerità  priva  di  superbia  che  caratterizza  giornate  come  questa. Ottobre  racconta  favole  colme  di  antica  saggezza  e  stralci  di  poesie  che  pochi  sanno  ascoltare; ottobre  parla  allo  spirito, irretito  da  una  magia  fatta  di  sguardi  sognanti  dietro  persiane  semichiuse, di  foglie  che  iniziano  a  cadere  adagio, di  suggestioni  senza  nome.

Intanto, il  cielo  resta  muto.

Attesa d’inverno

 

albero-natale-decorato

Pioggia  mista  a  neve  e  freddo  gelido: così  è  iniziata  questa  mattina,  con  tanti  brividi  e  un  po’  di  stanchezza  dopo  giorni  di  corse  a  non  finire. Attendo  con  impazienza  il  momento  della  quiete  e  dei  pensieri  lenti.

Ieri  nel  tardo  pomeriggio, sfidando  il  gelo  inclemente, sono  uscita  per  fare  alcuni  acquisti. Gli  ennesimi. Non  vedo  l’ora  che  termini  l’orgia  delle  spese, dei  pacchi  e  dei  pacchettini; non  vedo  l’ora  di  poter  guardare  fuori  da  una  finestra con  calma, senza  ansie, per  afferrare  completamente  l’atmosfera  invernale. Per  lasciare  fuori  il  freddo, le  persone  moleste, i  fastidi  della  vita  quotidiana; e  per  raccontare  favole  nel  confortante  calore  di  una  stanza  chiusa.

 

A gennaio


Gennaio significa inverno, inverno vero, duro, gelido, implacabile. Non è facile amarlo, così feroce e nero, quasi un nemico pronto ad aggredire e dal quale difendersi con tutte le armi a disposizione.
Gennaio ci costringe a cercare spazi chiusi in cui ripararci dalle intemperie, e perciò c’invita al pensiero e alla concentrazione, alla serietà e forse persino alla severità.

Non è più il tempo degli ambigui, affascinanti, seducenti languori autunnali, capaci d’irretire e d’incantare con un lento gioco di colori e sapori: gennaio è troppo spigoloso per sedurre, troppo esplicito nella sua irruenza, troppo arrogante per colpire al cuore. Ma ha il pregio di stimolarci all’azione, di scuoterci, d’indurci a inventare strane alchimie pur di sopravvivere a tanta oscurità.

Questo è il tempo delle favole raccontate, di sera, al caldo di una stanza illuminata e quieta; questo è il tempo del ghiaccio sui vetri delle finestre, a ricordarci la fortuna di avere un riparo.

Mentre piove


I pensieri scorrono senza fatica, come le gocce che cadono una dopo l’altra ininterrottamente. Quando il giorno svanisce, si sfogliano le pagine del presente cogliendone soltanto i frammenti dorati.
Piove e il mondo resta fuori, oltre i vetri delle finestre chiuse. Ma novembre è dentro, è nell’anima che cerca calore e inventa favole bizzarre da opporre al pianto del cielo.

Nel regno delle fate


In una favola che si rispetti, o almeno in molte favole che ci hanno raccontato da bambine, nei momenti di difficoltà appare d’improvviso una bella fata a risolvere tutti i problemi e a dispensare utili consigli.

La vita reale non è una fiaba, lo sappiamo bene. Eppure le fate esistono davvero, sebbene siano molto diverse da quelle delle favole. Nell’esistenza quotidiana la loro presenza è defilata e difficile da cogliere a causa del caos della massa informe e dei rumori assordanti; inoltre, la civiltà della fretta perenne e del pressappochismo rende spesso impossibile la loro azione. Ma talvolta capita che riescano a compiere le loro piccolissime magie: una parola giusta al momento opportuno, una suggestione lasciata a chi ne ha bisogno, una frase che cancella dubbi o nebbie della mente, un sorriso quando è necessario, un incoraggiamento.

I regali delle fate sono in apparenza trascurabili e modesti. Ecco perché è difficile coglierli e riceverli con gratitudine, e poche persone li riconoscono e sanno apprezzarli come meritano. Ma forse c’è un modo per non lasciarsi sfuggire simili doni: ascoltare, osservare, riflettere con attenzione. Chiunque, intorno a noi, può improvvisamente farci un regalo gradito, e spesso si tratta di persone sconosciute o quasi.

Dentro se stessi


Quando d’improvviso giungono le nuvole e, minacciose, iniziano a percorrere il cielo oscurando l’azzurro, è inutile fingere di non vederle: occorre alzare lo sguardo con coraggio, fissarle e osservarne tutte le sfumature senza lasciarsi sfuggire nulla. Soltanto così, quando gli occhi torneranno a posarsi sulla terra, avranno una luce differente.

Si possono scoprire allora verità inaspettate, sconosciute ai più. Si può scoprire che l’intensità di un dolore regala all’esistenza sfumature sorprendenti, un groviglio d’emozioni prezioso nella sua straordinaria unicità. Si può scoprire che la disperazione è la via verso la comprensione, e che non bisogna temere di sapere, d’interrogarsi e di procedere oltre. Si può scoprire che raccontarsi favole per eludere i colori della realtà è un errore di cui, prima o poi, si pagheranno le conseguenze.
Infine si può scoprire che niente vale quanto la conoscenza di se stessi e il rispetto per ciò che si è.

(In foto Le nuvole di John Constable)

La fata delle nevi


Essendo appassionata di fate e di streghe, ogni tanto navigo su internet alla ricerca di foto che le ritraggano. Oggi pubblico l’immagine della Fata delle nevi, tratta dal sito Avalon Celtic, che ho linkato nel mio blogroll. Le fate, le streghe e le bambole di porcellana presenti su quel sito sono in vendita. 🙂
La fata delle nevi suscita poi in me il ricordo di una fiaba che da bambina amavo molto, La regina delle nevi di Hans Christian Andersen.