Nel regno delle fate


In una favola che si rispetti, o almeno in molte favole che ci hanno raccontato da bambine, nei momenti di difficoltà appare d’improvviso una bella fata a risolvere tutti i problemi e a dispensare utili consigli.

La vita reale non è una fiaba, lo sappiamo bene. Eppure le fate esistono davvero, sebbene siano molto diverse da quelle delle favole. Nell’esistenza quotidiana la loro presenza è defilata e difficile da cogliere a causa del caos della massa informe e dei rumori assordanti; inoltre, la civiltà della fretta perenne e del pressappochismo rende spesso impossibile la loro azione. Ma talvolta capita che riescano a compiere le loro piccolissime magie: una parola giusta al momento opportuno, una suggestione lasciata a chi ne ha bisogno, una frase che cancella dubbi o nebbie della mente, un sorriso quando è necessario, un incoraggiamento.

I regali delle fate sono in apparenza trascurabili e modesti. Ecco perché è difficile coglierli e riceverli con gratitudine, e poche persone li riconoscono e sanno apprezzarli come meritano. Ma forse c’è un modo per non lasciarsi sfuggire simili doni: ascoltare, osservare, riflettere con attenzione. Chiunque, intorno a noi, può improvvisamente farci un regalo gradito, e spesso si tratta di persone sconosciute o quasi.

La fata delle nevi


Essendo appassionata di fate e di streghe, ogni tanto navigo su internet alla ricerca di foto che le ritraggano. Oggi pubblico l’immagine della Fata delle nevi, tratta dal sito Avalon Celtic, che ho linkato nel mio blogroll. Le fate, le streghe e le bambole di porcellana presenti su quel sito sono in vendita. 🙂
La fata delle nevi suscita poi in me il ricordo di una fiaba che da bambina amavo molto, La regina delle nevi di Hans Christian Andersen.

Fantasie d’agosto


Immaginiamo la scena. Un caldo e sereno giorno d’agosto, il cielo terso, boschi e prati tutt’intorno. Ci inoltriamo lungo un sentiero tortuoso e un po’ scuro, perché i raggi del sole faticano a oltrepassare le folte chiome degli alberi fitti che lo circondano. D’un tratto, vicino alle limpide acque di una cascata, compare una fata come quella della foto. Non sarebbe una bellissima sorpresa? Passeggiare nei boschi e incontrare una vera fata, una di quelle di cui le favole parlano tanto. E se fosse una fata disposta ad esaudire qualche nostro desiderio? 😉

Fate e folletti

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Fra i tanti bei libri di fiabe che possiedo, ne ho uno in cui vengono descritte le caratteristiche principali delle fate e dei folletti, queste creature fantastiche che tanto ci hanno fatto sognare durante l’infanzia, e che forse continuano a farci sognare nonostante l’età adulta.

Pertanto, dal momento che un po’ di sano svago e d’evasione sono necessari, riporto qui quanto si legge nel mio libro (Fiabe e leggende d’Irlanda, Demetra, 1998):
secondo la tradizione popolare irlandese le fate o “piccolo popolo” sono angeli caduti in peccato, non buoni abbastanza per essere salvati, né cattivi al punto di essere dannati.
Sono creature molto estrose, suscettibili, di cui è meglio addirittura non parlare, ma che si lasciano conquistare, e, ad esempio, proteggeranno la vostra casa dalla sfortuna se di notte avrete l’accortezza di lasciare un po’ di latte sul davanzale di una finestra.
Molti poeti e scrittori, anche di altre culture, sono stati concordi nel ritenere che dietro il mondo visibile ci siano esseri coscienti, che non sono del cielo ma della terra, e che normalmente non vediamo, tranne nei sogni, quando giochiamo e parliamo con loro. Le loro attività principali sono far festa, lottare e suonare le musiche più belle. Tra loro c’è una sola persona che fa un mestiere, il leprecano, cioè il calzolaio fatato: probabilmente i folletti ne hanno bisogno, perché a furia di ballare consumano tante scarpe.
I folletti hanno tre grandi feste: la Vigilia di Maggio, la Festa di Mezza Estate e la Viglia di Novembre. Alla Vigilia di Maggio, ogni sette anni, vanno in giro a combattere, soprattutto nei grandi spiazzi circolari racchiusi da un muro di pietre a secco, molto diffusi nel paesaggio irlandese.
Alla Vigilia di Mezza Estate, in occasione della festa di S. Giovanni (24 giugno), quando nelle campagne si accendono i fuochi, il popolo delle fate è al massimo della sua allegria ed è in questo periodo che talvolta vengono rapite le belle fanciulle mortali.
Invece, la Vigilia di Novembre i folletti sono piuttosto tristi: infatti, secondo il calendario gaelico, questa è la prima notte d’inverno ed essi danzano con gli spettri, mentre il pooka s’aggira e le streghe lanciano i loro incantesimi.
I folletti sono sempre molto gelosi delle loro melodie e non amano sentirle sulle labbra degli umani. Alla domanda se questi angeli caduti conoscano la morte, gli irlandesi rispondono che essi sono immortali.

La casa delle fate

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Come ho raccontato altrove, anni fa ero solita trascorrere le vacanze nella casa che la mia famiglia aveva in appennino.
All’entrata del paese, c’era una costruzione che dapprima aveva colpito la mia fervida immaginazione di bambina, e che in seguito aveva continuato ad affascinare anche il mio sguardo di adolescente, perennemente amante delle favole e di certe atmosfere incantate.
C’era un alto cancello di ferro oltre il quale si snodava un viale ricoperto d’erba, circondato da splendidi alberi. In fondo al viale, sorgeva una casetta solitaria con il perimetro stranamente rotondo e il tetto a punta, come il cappello delle streghe. Era impossibile, almeno per me, evitare di fissarmi a osservare trasognata quella strana casa, che sembrava appena uscita da un incantesimo.

Avrei fatto qualsiasi cosa pur di entrare e di percorrere quel viale silenzioso, ricco di mistero, splendente sotto il sole d’agosto, malinconico e spento nei grigi giorni di pioggia e cupo nelle ore notturne. Ma quel bel cancello di ferro che lo separava dalla strada era ermeticamente chiuso, escludeva il mondo circostante, e proprio questa perentoria esclusione lo rendeva attraente, suscitava il desiderio quasi morboso d’infrangerne il più recondito segreto.

Durante l’infanzia, per farmi divertire, qualcuno mi disse che in quella dimora abitavano alcune fate, che però uscivano soltanto di notte, al riparo da sguardi indiscreti. In realtà, molti anni prima quella era stata la casa dei giochi per i figli dei più importanti proprietari terrieri del paese.
Adesso era soltanto una dimora abbandonata e destinata, nel tempo, a un triste sfacelo. Proprio come le favole, colorati mosaici che vanno in frantumi quando si scontrano con l’invincibile durezza della realtà.


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