Autunno e case in rovina

Esistono case abbandonate, case in disfacimento. A volte le incontriamo lungo strade silenziose ed eleganti, che non sembrano adatte a ospitare dimore in rovina. Ma lo sfacelo vive ovunque, non lo si può rimuovere, è parte dell’esistenza. E capita che d’autunno l’atmosfera sia quella giusta, quella che, più di altre, si adatta a certe ville:

La dolcezza di ottobre è la vita che si oppone alla decadenza, la bellezza che resiste al tempo, la grazia che non si rassegna all’incuria. Fra quelle vecchie mura, lunghe conversazioni e incontri e feste – e il buio dei giorni tristi. In quei giardini passeggiano ancora fantasmi, celati dalle ombre inquiete dell’autunno.

Ombre, misteri e fantasmi: un romanzo e un film

In un mese come novembre, ricco di colori e di atmosfere malinconiche, mi sento di suggerire la lettura di un bellissimo romanzo e la visione di un ottimo film, entrambi adatti all’umore e ai toni di questo periodo.

Il romanzo è L’amante senza fissa dimora, di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che ho commentato circa un anno fa qui sul blog. Ambientato proprio a novembre, in una Venezia decadente e affascinante, non è un romanzo rosa, come potrebbe far pensare il titolo, ma un’opera complessa costruita intorno a una misteriosa leggenda.

Il film è Suspense, titolo orribile e assurda traduzione italiana di The innocents, che è una versione cinematografica del celebre romanzo Il giro di vite, di Henry James. Il film è un autentico gioiello, caratterizzato da un’eleganza formale non comune: colpisce l’atmosfera malsana che si respira durante tutta la pellicola, e che è in contrasto con lo splendore dell’ambientazione. L’orrore è soprattutto suggerito, a cominciare dalla figura del bambino che si comporta quasi come un adulto e che perciò diventa via via sempre più inquietante. Deborah Kerr nella parte dell’istitutrice è spettacolare. Da vedere assolutamente se si amano le storie di fantasmi, declinate però in maniera molto raffinata. Attualmente il film è disponibile su Youtube.

Autunno a novembre

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Novembre: l’autunno  che  avanza  senza  timori, il  cielo  che  non  nasconde  più  la  sua  tristezza, il  grigio  che  diventa  sempre  più  cupo. La  delicata  malinconia  di  ottobre  si  trasforma  ora  in  pianto, amarezza, talvolta  persino  disperazione. Eppure, nelle  giornate  di  sole, la  rarefatta  serenità  di  novembre  è  un  mistero  che  ci  avvolge  con  grazia  infinita.

I sentieri, nell’intricato  sfacelo  di  rami, colori  e  foglie, ci  conducono  in  un  regno  di  ricordi, fantasie  ed  emozioni  che  appartengono  alla  sfera  immateriale  del  puro  sentire. Un regno  da  cui  emergono  mute  schiere  di  fantasmi: siamo  nell’Altrove, nell’incomunicabile, nell’ignoto.

Novembre  è  un  passaggio  che  richiede  capacità  non  comuni: riuscire  a  pensare, sapersi  fermare, essere  in  grado  di  cogliere  la  vita  oltre  le  apparenze  di  morte. E  poi  essere  grati,  per  aver  finalmente  compreso  ogni  cosa  e  per  non  temere  più  nulla.

Di foglie dorate

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Non  si  è  mai  sazi  di  foglie  gialle  sugli  alberi, di  foglie  morenti  sui  prati, di  foglie  rosse  sull’asfalto  scuro, di  foglie  nei  sogni  e  nei  ricordi.  C’erano  pomeriggi  freddi  senza  il  conforto  del  sole, e  foglie  lungo  i  viali, foglie agli  angoli  delle  strade, e  poi  il  vento  a  straziarle  e  a  condurle  lontano. Erano  brividi  improvvisi, strani  presentimenti, fantasmi  senza  nome, il  desiderio  di  sparire, il  desiderio  di  restare.

Non  si  è  mai  sazi  di  foglie  dorate  nei  pensieri, di  questo  sfacelo  che  prosegue  adagio, di  questo  dissolversi  lento, di  questa  dolcissima  estenuante  tortura.

Voci remote

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Succede  d’improvviso, almeno  in  apparenza. Succede  d’improvviso  e  regala  un’emozione  nuova, una  sensazione  mai  avvertita  prima, forse  un  misto  di  nostalgia  e  di  gioia  insieme  a  un  brivido  di  confusione: tornano  volti  di  persone  che  ormai  non  sono  più; tornano  parole  dette  al  momento  giusto, come  sprazzi  di  luce  in  un’estenuante  oscurità. Voci  remote  che  appartengono  a  un  tempo  lontano, a  inverni  e  primavere  di  molti  anni  fa, e  che  ora  acquistano  una  luminosità  inaspettata. Si  scopre  così  l’importanza  di  persone  che  sono  rimaste  sullo  sfondo, persone  con  le  quali  non  si  è  mai  avuto  un  legame  profondo,  ma  che  hanno  contribuito  a  dipingere  a  colori  il  mosaico  della  nostra  esistenza.

Tornano  come  sorridenti  fantasmi  in  queste  giornate  di  tempo  incerto, tornano  con  decisione, insistono  con  la  loro  presenza  e  non  si  sa  perché. Tornano  come  se  avessero  qualche  parola  da  aggiungere  e  qualche  altro  gesto  da  compiere. Si  tratta  soltanto  di  capire  e  senza  temere.

Dono d’autunno


Quando arriva l’autunno, prima o poi bisogna farlo. In un giorno di sole, con l’aria tiepida e la luce priva d’invadenza a farci compagnia, bisogna percorrere un viale coperto da foglie rosse e gialle per immergersi nella più bella poesia della natura, per dialogare con essa raccontandole sogni e struggenti ricordi e fantasmi remoti.

Saper cogliere certi doni meravigliosi è un privilegio che ammanta l’esistenza d’infinito.

Il passato e l’estate


Gli alberi sono un’estasi di luce e la pace sembra quasi ultraterrena. L’estate trionfa col suo volto più bello, limpida e allegra nell’abbagliante sfolgorio del primo pomeriggio.

Sono lunghi i minuti, sono intensi e preziosi. E tornano immagini sbiadite, si rincorrono strani fantasmi e riaffiora il passato remoto, coi suoi colori eccessivi e le sue troppe violenze. Allora è il momento di andarsene, di lasciare il prato e gli alberi e l’incanto del pomeriggio. E si torna a casa, e si torna nel presente, e si resta in silenzio.

Un mosaico di pensieri


Troppi pensieri, talmente tanti da non poterli ordinare. Racchiudono ieri e oggi, passato e presente, si sovrappongono, s’intrecciano, si fondono in un mosaico di soli colori. E non vogliono andarsene.
Mi sorprendono i dettagli troppo nitidi, le immagini improvvise e chiare, le consapevolezze che avrei voluto cancellare; mi sorprende l’irresistibile forza di questa memoria che invade ogni spazio della mente senza lasciarsi imprigionare. Compaiono così giorni lontani e ombre che credevo remote. Sono spettri che chiedono di essere ascoltati e forse vendicati; sono fantasmi che implorano una risposta.

Attesa di primavera


La primavera fatica ad arrivare, dopo un inverno tanto aggressivo e scuro. Cerca d’insinuarsi ma deve combattere una battaglia durissima.
Sono giornate di pioggia, di squallida umidità, di asfalto lucido e scivoloso, di fughe nervose lungo strade inospitali. Le lacrime del cielo si riflettono nell’anima: l’oscurità è durata troppo a lungo, il ghiaccio invernale è stato troppo impietoso. Si aspetta un cambiamento, almeno qualche tiepido raggio di sole.
Nell’attesa, restano soltanto i fantasmi sbiaditi dei ricordi.