Era di giugno

giugno

Come  ho  scritto  in  altre  occasioni, molti  anni  fa  ero  solita  trascorrere  il  mese  d’agosto   nella  casa  che  la  mia  famiglia  aveva  in  appennino.  Soltanto  una  volta – non  ricordo  perché – mi  trovai  in  montagna  anche  a  giugno, subito  dopo  la  fine  della  scuola. E  fu  per  me  una  novità  importante.

Era  l’estate  nella  sua  magnificenza, all’inizio  del  suo  percorso:  viva, splendente, entusiasta  nei  suoi  colori  ma  ancora  vagamente  incerta, attraversata  da  un’indefinibile, lievissima, affascinante  timidezza. Le  mattine  erano  un  abbandonarsi  completo  alla  luce, un  correre  per  campi  assolati  ma  anche  attraversati   da  un  vento  che  significava  pace, ristoro, salvezza.  La  gioia  era  estrema: la  città  monotona  e  grigia  non  esisteva  più, i  ritmi  delle  stagioni  precedenti  erano  finalmente  dissolti, trasformati  in  una  memoria  lontana, quasi  un  sogno  dai  contorni  troppo  sfumati  o  un  fantasma  privo  di  qualsiasi  consistenza.

Si  entrava  così  in  un  mondo  di  fiaba, un  mondo  pensato, immaginato, dipinto  con  i  toni   della  fantasia.  Giugno  era  allora  l’amico  più  prezioso, il  sollievo  tanto  atteso  e  finalmente  arrivato, la  via  verso  la   spensieratezza  e  le   gioie  di  una  natura  che  chiedeva  soltanto  di   rendersi  complice,  dispensando  con  inarrestabile  generosità   le  sue  tante  meraviglie.

Dissolvenze d’autunno

Oggi  è  stata  una  domenica  piena  di  lavoro, perché  ho  dovuto  preparare  i  miei  alberi  di  Natale  e  sistemare  altri  numerosi  addobbi. Morale: tutta  la  giornata  è  scivolata  via  così  e  adesso  mi  sento  stanchissima. Però  sono  felice  di  aver  terminato.

stagione_autunno_foglie

C’è  qualcosa  di  più  misterioso  e  struggente  dell’ultima  fase  dell’autunno? Il  sole  di  queste  giornate  ci  consente  di  ammirare  ancora, nonostante  l’arrivo  di  dicembre, bellissimi  paesaggi  autunnali: non  tutti  gli  alberi  sono  spogli  e, in  certe  strade, lungo  certe  vie  appartate – forse  persino  dimenticate – sembra  di  trovarsi  ancora  a  novembre.

Tanti  colori – verde  marrone  rosso  giallo –  e  infinite  screziature; poi  dissolvenze  nella  nebbia  del  mattino, e  visioni, stralci  di  memorie, passi  tranquilli  su  tappeti  di  foglie  morbide, quelle  foglie  che  attutiscono  la  durezza  dell’asfalto, quelle  foglie  che  alleggeriscono  l’esistenza, quelle  foglie  che  non  ci  abbandonano. Fedeli, leali, affettuose.

In  lontananza  un’ombra, la  fantasia  che  non  teme  di  volare  in  alto, il  desiderio  di  oltrepassare  ogni  barriera.

Oltre

Non  importa  il  colore  spento  di  queste  strane  giornate  di  primavera, inquiete  e  troppo  fredde; non  importa  il  cielo  volubile  e  scostante. Importano  soltanto  i  campi  invasi  dai  fiori  e  il  rosa  tutt’intorno:  il  rosa  nella  fantasia  che  vola  oltre  il  tempo  e  lo  spazio,  a  dispetto  della  pioggia  e  dei  ricordi.

 

(L’immagine  è  tratta  da  qui)

Era l’estate


Quando, da adolescente, trascorrevo il mese d’agosto nella casa di montagna, spesso cenavo in giardino. Era una dichiarazione di libertà, il trionfo della gioia di vivere, un tributo alla bellezza del paesaggio che avevo intorno e che sembrava essere lì solo per me, incantevole regalo d’una stagione che m’illudeva con sogni e lusinghe d’ogni tipo.

La cena in giardino era il preludio d’una serata che avrei trascorso in lunghe passeggiate attraverso sentieri silenziosi, o in chiacchiere sotto le stelle. Agosto era un amico generoso, colmo d’attenzioni e di sorrisi, e il tempo sembrava trascorrere lentissimo, quasi a volerci ricompensare della frenesia dei mesi precedenti.

Agosto, mattine splendenti, pomeriggi a tratti oziosi, serate sotto la luna: era l’estate, era una lunga fantasia, era un passaggio verso un’altra stagione e un’altra età.

(In foto, Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis)

A mali estremi…


…estremi rimedi. Nel rinnovare a tutti i miei più sinceri auguri di buon anno, mi soffermo su una notizia – sembra vera – che forse molti di voi già conoscono, ma che merita di essere sottolineata. Tratta da La Stampa.

Pur di non partecipare alla festa di San Silvestro con la moglie e i suoi familiari si è fatto arrestare con una rapina di caramelle e gomme da masticare. È accaduto ieri sera a Barrafranca (Enna), dove Massimiliano M., disoccupato di 35 anni, incensurato, si è presentato alla stazione dei carabinieri chiedendo di essere arrestato perché preferiva trascorrere il Capodanno in cella piuttosto che con i parenti.

I militari gli hanno spiegato che non potevano arrestarlo perché non aveva commesso alcun reato, e l’uomo a questo punto è uscito dalla caserma, è entrato nella tabaccheria di fronte, ha estratto un taglierino dalla tasca e minacciando i titolari si è impossessato di alcune caramelle e di un pacchetto di gomme da masticare. Poi ha atteso l’arrivo dei carabinieri che a quel punto lo hanno arrestato in flagranza di rapina aggravata. Non sono chiari i contrasti familiari che hanno spinto l’uomo a preferire il carcere alla sua casa.

Se ricordo alcune indescrivibili riunioni familiari alle quali purtroppo, parecchi anni fa, ero costretta a partecipare, non posso fare altro che solidarizzare con questo simpatico ragazzo di Enna, che ha dimostrato di possedere una fantasia fuori dal comune. Peccato che io, a suo tempo, non abbia mai pensato a una soluzione così drastica ed efficace.