Il passaggio stretto

Stupore, gioia, entusiasmo. Questo è ciò che ho provato ieri, intorno alle 19, quando sono entrata in via Tiraboschi. Di ritorno da un breve giro di esplorazione nel quartiere Sant’Agnese vecchia, per rientrare a casa ho deciso di passare lungo viale Carlo Sigonio. Superata una bellissima villa liberty, ho visto d’improvviso questa strada, questa via Tiraboschi e, data la posizione, ho capito che in qualche modo mi avrebbe ricondotta a casa.

Non conoscevo via Tiraboschi, non l’avevo mai percorsa prima nonostante sia vicina a casa mia. Ma siccome in questi ultimi tempi mi sto dedicando a esplorare la città in lungo e in largo, non ci ho pensato due volte e ho svoltato a sinistra. La via appariva tranquilla e silenziosa, la classica strada residenziale tipica del mio quartiere; procedendo, mi sono però accorta che era senza uscita, perché vedevo tanto verde in fondo alla strada e una villa a fare da barriera. Tuttavia non mi sono scoraggiata, il mio istinto mi ha invitata a proseguire, a guardare meglio, ad andare avanti; e così ecco la sorpresa:

Eccolo qui il passaporto per la mia felicità: un bel cartello a segnalare una stradina per pedoni. La mia immaginazione si è subito accesa e mi sono tuffata dentro al percorso con un lieve batticuore. Tutto qui? Ti entusiasmi per roba simile? Conosco queste obiezioni e ammetto che sono ragionevoli, ma io appartengo una minoranza strana: trovare un passaggio stretto in città, a pochi metri da un viale costantemente trafficato, è per me un dono, una sorpresa, una piccola magia. E poi – che meraviglia! – ho scoperto che non è neppure brevissima, questa via striminzita e solitaria:

Come si vede nella foto sopra, qui il passaggio si allarga e via Tiraboschi torna alle sue normali proporzioni. Eccola tutt’intera:

Finita la stradella, finito l’incanto. Ma adesso questa via è entrata ufficialmente nel complicato gioco dei miei itinerari urbani.

Di aprile e mutamenti

Come ho scritto altre volte, considero aprile un mese splendido, il paradigma perfetto, la vera essenza della stagione primaverile. Aprile, infatti, non conosce eccessi: è un adolescente ottimista e vivace che si affaccia all’esistenza con entusiasmo e, nello stesso tempo, un po’ di timidezza. Talvolta è impacciato, in qualche caso è capriccioso, emotivamente instabile come si addice alla sua giovinezza; ma la sua collera è di breve durata, i suoi pianti sono intermezzi senza furori. Aprile è mite e giocoso, allegro e ingenuo, generoso e aperto al mondo. E i suoi tanti colori hanno tutta la freschezza e la radiosità di chi è soltanto all’inizio della vita.

Il suo corrispettivo, durante l’autunno, è ottobre, anch’esso avvolto da innumerevoli sfumature, anch’esso dolce e cortese; ma ottobre è aprile ormai diventato maturo, aprile che ha perso per sempre la sua ingenuità e il suo infinito entusiasmo, per trasformarsi in un signore riflessivo e saggio, disincantato eppure sereno.

Questa mattina, quando sono uscita, aprile mi ha riservato una bellissima sorpresa: il parco sotto casa mia era davvero radioso, vibrante di luce nuova. Lo so, il paesaggio è sempre il medesimo, il piccolo parco è semplice e modesto, ma stamattina sembrava brillare al sole, felice di esserci:

Lo scorso 13 marzo, dopo la pioggia, la stessa, identica parte del parco era una fusione d’inverno e di primavera, un abbraccio fra le due stagioni:

Cogliere le difformità prodotte dal mutamento del paesaggio, avvenuto nell’arco di pochi giorni, è sempre emozionante, forse persino commovente. E riandare, con la memoria e le immagini, allo scorso gennaio diventa un’esigenza insopprimibile:

Cominciamo la settimana

Come la iniziamo questa benedetta settimana di dicembre? Con una buona colazione. Ecco qui:

Che poi, a dirla tutta, io me la cavo sempre con una modesta tazza di tè e qualche biscotto, il tutto trangugiato con l’entusiasmo di una statua di gesso, mentre cerco di prendere contatto con la realtà e di capire se sono ancora al mondo. Ma soltanto io faccio colazioni miserelle? 😂

La stanza

Febbraio  è  un  mese  particolare  perché  pienamente  invernale  ma  instabile, ossia  capace  di  sorprese: a  volte  ci  regala  grandi  nevicate  e  freddo  gelido, altre  volte  è  grigio, quasi  disperato  e  del  tutto  incolore,  e  in  alcuni, rapidi  momenti  ci  dona  qualche  piacevole  preludio  di  primavera. Ma  non  lo  amo  e  fatico  a  spiegarne  i  motivi. Non  suscita  in  me  intense  emozioni, non  mi  coinvolge, non  mi  ‘racconta’  nulla.

E  allora  mi  capita  di  non  decidermi, di  non  saper  scegliere  l’argomento  di  un  post: non  so  se  abbandonarmi  a  pensieri  severi, forse  persino  opprimenti, o  se  disegnare  con  la  mente  cerchi  colorati  e  tuffarmi  nei  sogni  più  stravaganti. Non  c’è  neppure  la  neve  ad  addolcire  certe  sensazioni, a  suggerire  spazi  inesplorati, a  giustificare  l’amore  per  gli  interni, per  la  casa, per  le  stanze  chiuse.

stanza

La  stanza. Bisognerebbe  sempre  averne  una  tutta  nostra – sempre  quella, arredata  come  piace  a  noi. Il  nostro  mondo  più  vero, quello  in  cui  nessuno  ci  chiede  di  recitare  una  parte. E  che  è  indispensabile  in  ogni  stagione: d’autunno, per  consentirci  di  sprofondare  lentamente  nell’inquieto  mare  di  ricordi, speranze, attese; d’inverno, per  restare  calmi  e  sereni  mentre  fuori  è   oscurità  dolente; in  primavera, per  intrecciare  fantasie  e  riposarci  dopo  l’entusiasmo  del  primo  sole, dei  fiori  e  dell’azzurro; e  d’estate  per  difenderci  dalle  ore  più  torride  e  prepararci  alla  festa  che  verrà.

 

 

 

Gioie infantili

luna  park

Piove, piove, piove. Non  vuole  saperne  di  smettere. Questa  atmosfera  cupa  e  priva  di  sfumature  è  abbastanza  opprimente, tanto  che  la  mia  mente  ballerina  ha  appena  afferrato  un’immagine  primaverile: una  primavera  di  tanti  anni  fa, col  cielo  azzurro, l’aria  tiepida  e  i  prati  in  fiore.

Ho  già  parlato  più  volte, su  questo  blog, della  signora  C., che  abitava  nel  condominio  in  cui  trascorsi  la  mia  discutibile  infanzia. Per chi  non  ricorda  la  signora  C., riscrivo  qualche  utile  dato: la  signora  C. era  maniaca  dell’ordine, tanto  che  in  casa  non  sedeva  neppure  in  salotto  per  non  rovinarlo, aveva  un  marito  sottomesso  e  mite  come  un  agnello   e  un  nipotino  molto  buono  e  simpatico  di  nome  Gianluca. Ebbene, in  un  bellissimo  giorno  d’aprile, uno  di  quei  giorni  in  cui  sembra  che  l’esistenza  sia  la  miglior  cosa  che  ci  possa  capitare  in  sorte, mia  madre  e  la  signora  C. decisero  di  condurre  me  e  Gianluca  ai  cosiddetti  baracconi, termine  modenese  usato  per  riferirsi  a  quel  Luna  Park  che, ogni  anno, compariva  e  compare   in  città  fra  aprile  e  la  festa  del  primo  maggio. A  quell’epoca, i  baracconi  arrivavano  all’ex  autodromo  della  città, ora  trasformato  in  Parco  Ferrari. Siccome  la  giornata  era  bella, mia  madre  e  la  signora  C. decisero  di  raggiungere  il  Luna  Park  a  piedi; così  facemmo  una  lunga  camminata, che  divertì  molto  me  e  Gianluca, piccoli, pieni  di  vita  ed  entusiasti  per  lo  splendore  della  primavera.

Come  ho  già  scritto, Gianluca  era  un  bambino  educato, privo  di  malizie  e  soprattutto  non  violento. All’arrivo  al  Luna  Park, però, anche  lui  cominciò  a  scatenarsi, com’è  giusto  che  sia,   manifestando  il  sanissimo  desiderio  di  salire  su  varie  tipologie  di  giostre. In  ciò  fu  calorosamente spalleggiato  da  me, che, quando  si  trattava  di  certi  divertimenti, non  mi  tiravo  indietro  e  non  sapevo  cosa  fosse  il  concetto  di  paura. Ricordo  che  c’era  una  giostra  con  tutte  macchine,  o  simil-macchine, attaccate  le  une  alle  altre,  che  giravano  velocissime  finché – sorpresa! –  si  alzava  un  bel  telone  e  copriva  le  sacre  teste  (e  pure  le  corna)  di  chi  vi  si  trovava  dentro. Io  e  Gianluca  insistemmo  per  salire  su  quella  diavoleria, mettendo  in  ansia  mia  madre  e  la  signora  C., che  non  conoscevano  quel  tipo  di  giostra  e  non  sapevano  cosa  aspettarsi.

Saliti  a  bordo  della  macchinina  e  partita  la  giostra  a  velocità  molto  sostenuta, io  e  Gianluca  cominciammo  a  sghignazzare  per  la  gioia. Quando, in  lontananza, cominciammo  a  sentire  la  voce  concitata  di  mia  madre,  ormai  in  ansia  vedendo  a  che  velocità  stavamo  girando, ridemmo  ancora  più  forte, con  le  bocche  tutte  spalancate, contenti  di  aver  turlupinato  le  nostre  accompagnatrici. Quando  poi   il  telone  ci  coprì  le  zucche, raggiungemmo  l’apoteosi  della  felicità, mettendoci  persino  a  urlare. Dopo  un  po’  il  telone  si  alzò, la  velocità  cominciò  a  diminuire  progressivamente  e   il  nostro  bel  giro  finì. Terminato  il  divertimento, ci  avvicinammo  alle  nostre  cortesi  accompagnatrici  sorbendoci  gli  inutili  rimproveri  di  mia  madre  e  le  lamentele  della  signora  C., che  iniziò  a  prendersela  col  nipote  per  non  so  più  che  motivo.

A  un  certo  punto, Gianluca, forse  ancora  eccitato  dall’ebbrezza  della  velocità  appena  sperimentata, chiese  a  sua  nonna,  con  aria  un  po’  arrogante, di  comprarle  un  certo  giornalino  a  fumetti. Apriti  cielo! La  signora  C., innervosita  da  tutto  quello  scatenarsi  d’infantili  passioni, attaccò  la  tiritera: eh  sì, perché  mi  avete  stancata, tu  e  i  tuoi  genitori! Non  fate  altro  che chiedermi  questo  e  quello, mi  fate  soltanto  spendere  soldi  e  bla, bla, bla. E  fu  così  che  il  timido, educato  e  gentile  Gianluca, evidentemente  esaltato  da  quel  pomeriggio  di  fuoco, ci  lasciò  letteralmente  di  stucco  perché  urlò  alla  nonna  una  colorita  espressione  in  dialetto  modenese,  che  preferisco  non  riportare  ma  che, grosso  modo, corrisponde  al  vaffa  italiano. Inutile  spiegare  la  reazione  della  povera  signora  C., gonfia  di  bile  dopo  essersi  sentita  appellare  in  quel  modo  non  proprio  elegante.

A  onor  del  vero, dopo  quell’episodio  Gianluca  tornò  a  essere  il  bambino  tranquillo  di  sempre  e, come  testimoniato  dalla  signora  C.  nonostante  il  vaffa, buono  come  suo  nonno. Io, poi, sperimentata  la  frenesia  della  velocità, non  mi  lasciai  mai  più  sfuggire  il  Luna  Park  primaverile  e  cominciai  a  frequentarlo  ogni  anno, arrivando  a   spingere  alcuni  miei  amici  maschi, timorosi  come  coniglietti, sulle  giostre  più  pericolose. Ma  di  questo  e  di  altro  ancora  parlerò  in  futuro. Perciò,  restate  sintonizzati  su  questo  canale. 😀

Incrinature

cupo

In  queste  giornate  luminose  e  miti, alcune  persone  tornano  con  il  pensiero  ad  altre  estati,  pervase  da  sogni, passioni  ed  emozioni  irripetibili. Questi  ricordi  spesso  sono  utili  per  recuperare   energie, colori  e  sapori  che  inevitabilmente  scompaiono  nella  frenesia  dell’età  adulta, quando  l’estate  diventa  una  stagione  come  le  altre  e, a  tratti,  persino  opprimente.

A  volte, però, il  viaggio  della  mente  in  un  passato  che  non  potrà  più  tornare  cela  anche  altro: una  mancanza, un’incrinatura, un’insoddisfazione, una  zona  d’ombra. Si  cerca  faticosamente  di  recuperare, almeno  col  pensiero, la  vitalità  gioiosa  dell’adolescenza  o  perché  qualcosa  non  è  andato  come  doveva, o  perché  quella  stagione  è  durata  troppo  poco,  o  perché  certi  sogni  sono  irrimediabilmente  svaniti  sotto  il   peso  dell’accadere  quotidiano. Questo  non  significa  necessariamente  infelicità: serenità  e  malinconia, allegria  e  stanchezza, entusiasmo  e  pacatezza  possono  infatti  convivere, creando  un  mosaico  d’intense  emozioni.

Oggi  è  il  giorno  del  mio  compleanno. Stranamente  il  cielo  sta  diventando  un  po’  grigio  e  il  caldo  è  sopportabile. Per  lungo  tempo   ho  sperato  che, prima  o  poi,  arrivasse  un  tre  luglio  diverso, senza  troppo  sole, senza  afa, senza  la  solita  perfetta  luminosità. Un  tre  luglio  con  qualche  incrinatura, insomma, con  qualche  suggestiva  sfasatura, proprio  come  certe  esistenze. E  finalmente  sono  stata  accontentata.

Primavera e dolcezze

primavera13

Tutti  vorremmo  che  fosse  così: limpida, fresca, un  po’  ingenua  nel  suo  entusiasmo, accogliente, rilassante, generosa. L’inizio  di  primavera  è  un’emozione  che  sa  di  vita  pura, è  un  ritorno  all’ebbrezza  dell’esistenza, è  un  sogno  necessario  per  riuscire  a   proseguire. Bisogna  colorare  l’esistenza, bisogna  inventarsi  nuovi  toni  e  altri  incantesimi  per  non  lasciarsi  andare. Bisogna  creare  la  primavera, aiutarla  a  manifestarsi, esserle  complici; bisogna  comprendere  che  richiede  il  nostro  impegno, che  da  sola  non  può  farcela. La  primavera  siamo  noi  quando  sappiamo  cogliere  nuovi  profumi, quando  scorgiamo  un  fiore  nascosto  sotto  la  polvere, quando  l’azzurro  del  cielo  pervade  i  nostri  pensieri.

Primavera. Dolcezza, divertimento, leggerezza, allegria. E  allora  divertiamoci  un  po’. L’amica  Valentina  mi  ha  assegnato  un  premio  “goloso”: si  chiama  Super  Sweet  Blogging  Award  e  lo  ricevo  con  gioia.

Ecco  il  regolamento  del  premio:

1. Visita e ringrazia il blogger che ti ha nominato;
2. Ringrazialo nel tuo blog e crea un link al suo;
3. Rispondi alle domande “Super Dolci”;
4. Nomina una “Dozzina di panini” a cui dare il premio, crea un link al loro blog nel post e avvisali postando un commento nel loro blog;
5. Copia e sposta il premio nel tuo blog.

E  ora  le  domande  Super Dolci:

1. Biscotti o torta? Indubbiamente  torta, con  la  preferenza  per  i  gusti  semplici.
2. Cioccolato o Vaniglia? A  seconda  dei  casi  e  dei  momenti.
3. Qual  è il tuo spuntino dolce preferito? Non  ne  ho  uno  preferito, tutto  dipende  dalle  occasioni. Mi  piace  molto, però, mangiare  la  torte  che  faccio  io, tipo  la  mitica  “7  vasetti”.
4. Quando hai maggior voglia di cose dolci? Di  pomeriggio  o  dopo  cena.
5. Se tu avessi un soprannome “dolce”, quale sarebbe? Mhm…difficile  rispondere. Sono  una  frana  in  queste  cose, mi  arrendo. 😀

Come faccio  sempre  in  questi  casi, non  nomino  altri  blogger  ma  invito  chiunque  lo  voglia, fra i  miei  amici  del  web,  a  ritirare  questo  premio  e  a  scrivere  un  post  in  tema. L’immagine  è  una  vera  delizia:

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