Cene all’aperto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricordo che, quand’ero ragazzina, nelle bellissime serate di agosto mi capitava spesso di mangiare all’aperto. Avevamo un giardino grande nella casa in appennino, e così, in poco tempo, riuscivamo ad apparecchiare un tavolo sotto le stelle. Avveniva tutto in famiglia e perciò in maniera semplice, senza cerimonie.

Per me, che trascorrevo le vacanze vivendo il più possibile in giardino, e che consideravo la casa alla stregua di un albergo da cui allontanarmi prima possibile, cenare all’aperto, mentre il cielo si oscurava avvinto dalla sera, era una gioia indescrivibile, ed era un preludio per successive delizie: mi sentivo libera e pronta per altri divertimenti, pronta per una notte di danze sotto la luna e di chiacchiere spensierate – quante parole ho consumato in quei giorni lontani, io che adesso resto muta per ore intere. Era l’incontenibile energia della prima giovinezza, una vitalità che travolgeva ogni cosa, prepotente, inarrestabile, quasi folle.

Era un altro agosto, era un altro tempo, ero un’altra persona.

Il sole ad aprile

primavera12

La  luce  del  sole  entra  dalle  finestre  con  garbo  squisito, con  raffinata  compostezza, con  esemplare  saggezza: non  travolge, non  acceca, non  s’impone. Si  limita  ad  accarezzare, a  suggerire, ad  addolcire. Sa  che  le  ombre  sono  necessarie, che  non  bisogna  pretendere  di  cancellarle, che  uno  spazio  scuro  è  indispensabile  per  ritrovare  energie  e  significati  profondi. Il  sole  d’aprile  è  tutt’uno  con  le  ombre, le  affianca, le  comprende, le  rispetta. E  ci  piace  per  questo, per  la  sua  gioiosa  sobrietà, per  l’ingenuità  con  cui  c’invita  a  sorridere, per  quei  fiori  che  sanno   guardare  il  cielo  con  fiducia  cancellando  ogni  amarezza.

La poesia di novembre

Oggi  è  una  stupenda  giornata  di  novembre:  spenta e  profondamente  malinconica. Sembra  strano  o  forse  folle  definirla  stupenda – lo  so – eppure  novembre  è  questo: un  alternarsi  di  debole  sole  e  di  bruma, una  vertigine  di  tristezza  mista  a  timidissima  gioia. Grazie  a  questa  atmosfera, la  casa  diventa  un  rifugio  prezioso, il  luogo  dei  sogni  a  occhi  aperti, la  dimensione  ideale  per  riposare, progettare, lavorare, esprimersi  al  meglio.

La  poesia  di  novembre  è  diversa  da  quella  di  ottobre. Novembre  è  meno  ambiguo, più  intenso  nel  manifestare  i  suoi  umori, la  sua  estrema  sofferenza, i  colori  della  sua  agonia. In  un  certo  senso, ci  pone  di  fronte  alle  nostre  responsabilità  e, nel  farlo, conserva  sempre  quella  dolcezza  di  cui  è  privo  l’inverno. Ecco  perché  novembre  è  un’occasione  da  non  lasciarsi  sfuggire: prima  che  la  scure  dell’inverno  si  abbatta  su  di  noi, ci  ammonisce  e  c’invita  a  raccogliere  tutte  le  energie  necessarie  per  affrontare  i  mesi che  verranno, insegnandoci  che  l’esistenza  non  è  solo  un  vano  disperdersi  fra  voci  insensate  e  risate  stridule, ma  qualcosa  di  ben  più  profondo  e  complesso. E  solo  recuperando  un  rapporto  con  se  stessi  è  possibile  comprenderlo.