Le parole scritte


Sono sempre stata ottimista a proposito degli effetti della scrittura. Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che le parole scritte abbiano un potere immenso: possono colpire, emozionare, far riflettere, risvegliare sentimenti che credevamo sepolti o inesistenti, suscitare ricordi, rivelare il nostro io più profondo, sconvolgere, rallegrare.
Le parole scritte, poi, a differenza di quelle pronunciate oralmente, restano nel tempo, non scivolano via, non si dissolvono velocemente come i nostri pensieri: a esse si può tornare in qualsiasi momento perché sono sempre lì, pronte e in paziente attesa di ciascuno di noi anche dopo secoli dalla loro prima comparsa. Poi, si sa, i loro effetti dipendono dalla disposizione mentale delle persone che le leggono.

In genere, chi scrive non opera mai a caso. Anche quando sembra che si stia lasciando trasportare dalle emozioni del momento, in realtà è consapevole di ciò che fa e del messaggio che intende trasmettere. Tocca al lettore cogliere tale messaggio e rielaborarlo in termini personali, adattandolo al proprio stato d’animo del momento, al proprio carattere e ai propri desideri. Ecco perché un testo, breve o lungo che sia, non appartiene mai soltanto a chi lo scrive ma anche a chi lo legge. Ed ecco perché sono ottimista: so che non si scrive mai invano, neppure su un blog, perché scrivendo si comunica sempre almeno con un’altra persona e perché le parole possono essere rilette all’infinito. Le parole scritte, se hanno un senso, non sono mai inutili.