Frittelle di mele


Non dovrei parlare di cucina, proprio no, perché non amo troppo cucinare e lo faccio solo perché costretta. A mia parziale discolpa – devo pure giustificarmi in qualche modo – c’è il fatto che ho molta volontà e un certo senso del dovere, per cui mi applico con diligenza e ho persino imparato in fretta a preparare bene alcuni piatti.
Dove voglio arrivare con questo discorso? Da nessuna parte. Solo che oggi è Halloween, domani sarà la festa dei Santi e dunque, visto il clima spensierato, mi sono tornate in mente le frittelle di mele che ho fatto lo scorso sabato. 😀

Ho trovato la ricetta su Mani di Fata di settembre e ho deciso di provare. Non mi sono mancati timori e tremori: avevo il terrore, infatti, di combinare un disastro, di bruciare tutto e di rovinare la cucina. Invece, con mio grande stupore, non solo non ho distrutto la cucina ma le frittelle sono risultate squisite e io sono uscita illesa dall’esperimento. :mrgreen:

Ecco che allora trascrivo la ricetta. Chissà! A qualcuno potrebbe interessare.

Ingredienti per 4 persone:
3 mele renette
2 uova
1 limone
100 grammi di farina
1 cucchiaio di lievito in polvere
mezzo bicchiere di latte
sale
zucchero a velo

Preparazione
Sbucciare le mele, privarle del torsolo e tagliarle a rondelle. In seguito disporle su un piatto fondo spruzzandole di limone.
In una scodella sbattere i due tuorli d’uovo con un pizzico di sale e la buccia grattugiata di mezzo limone; incorporare, mescolando leggermente,le due chiare d’uovo montate a neve e poi, a poco a poco, la farina, il latte e il lievito.
Mettere sul fuoco una casseruola con olio abbondante – consiglio quello d’arachidi – e, quando va in ebollizione, immergere nella pastella le rotelle di mele e friggerne poche alla volta. A mano a mano che diventano dorate, toglierle dalla casseruola e metterle su un foglio di carta assorbente. Servirle cosparse di zucchero a velo.

(La foto è tratta da qui)

Quel che resta del giorno

quel che resta del giorno
Trama
Mr. Stevens (Anthony Hopkins), un impeccabile maggiordomo inglese, dopo aver servito per anni Lord Darlington (James Fox), approfitta di un periodo di vacanza concessogli dal nuovo proprietario di Darlington Hall per incontrare Miss Kenton (Emma Thompson), ex governante della dimora.
Durante il viaggio ripensa al passato, all’estrema abnegazione dimostrata nel lavoro e a Miss Kenton, rievocando così i momenti più significativi della sua esistenza.

Commento
Quel che resta del giorno (1993) è un film diretto da James Ivory e tratto da un romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore di origine giapponese ma naturalizzato inglese.
Mr. Stevens è un maggiordomo ligio al dovere, elegante, raffinatissimo e invariabilmente sottomesso; il suo unico scopo esistenziale consiste nel compiacere Lord Darlington. Ciò lo induce a comportarsi come un automa che rifiuta di ascoltare le proprie intime emozioni e di giudicare il proprio padrone quando commette, in buona fede, l’errore di simpatizzare con i nazisti e di organizzare riunioni di carattere politico a Darlington Hall.

Nulla deve turbare il suo animo, nulla deve distorglielo dal compimento del suo lavoro. Si potrebbe quasi affermare che Mr. Stevens sia, su un altro piano di lettura e in senso lato, l’emblema del più rigido conservatorismo, tipico di chi non riesce a concepire alcun tipo di mutamento in sé e fuori di sé, di chi accetta la propria condizione passivamente tollerando soprusi e umiliazioni, in un acritico e patetico ossequio allo status quo. Da un certo punto di vista, Mr. Stevens è dunque il paradigma dell’immobilità sociale, culturale ed emotiva.
La feroce opera di auto-repressione alla quale si è immolato lo induce poi a sacrificare il sentimento più umano e naturale di tutti, l’amore, in quanto fonte d’incertezza, d’instabilità, di mutamento. Mr. Stevens rifiuta di ammettere a se stesso i sentimenti che nutre verso Miss Kenton, la fa soffrire e la perde.

Amaro e malinconico, il film si distingue per la fredda, accurata e impietosa disamina di una realtà fortemente classista, che condanna le persone al loro stato sociale senza lasciare alcuna via di fuga; nello stesso tempo, attraverso l’emblematica figura di Mr. Stevens, mette in luce i disastrosi effetti pratici causati dall’incapacità di esprimere le proprie emozioni, dall’acritica sottomissione al Dovere, dalla rinuncia ad affermare le proprie idee e dal feroce conformismo.

La perfetta ed elegantissima ricostruzione ambientale, l’ottima recitazione degli attori e la pluralità di significati che lo caratterizzano rendono questo film, da taluni ingiustamente sottovalutato, un’opera imperdibile per gli amanti del buon cinema.
Voto: 9