Mentre piove

pioggia

La  serata  è  squallida: piove  a  dirotto, il  freddo  è  umido  e  intenso  e  ciò  che  maggiormente  si  desidera  è  starsene  in  casa, al  riparo  e  al  caldo. Ma  questo  è  il  lato  più  affascinante  dell’inverno: costringersi  a  un  rifugio, restarsene  sereni  dentro  una  stanza  illuminata, lasciarsi  cullare  dal  rumore  della  pioggia  e  riflettere.

Strano  mese, febbraio. Non  l’ho  mai  compreso  e  continuo  a  non  comprenderlo. Però  questa  atmosfera  invernale  non  mi  dispiace, questa  serata  buia  e  malinconica  è  una  compagnia  intelligente, un  monito, un  invito  a  pensare, un  dono  di  pace  e  un  sogno.

Scrivere  mentre  fuori  piove  è  una  forma  di  beatitudine  e  riuscire  a  farlo  è  un  privilegio. Invece  di  annoiarsi, di  imprecare  contro  il  maltempo, di  cercare  improbabili  e  inutili  compagnie, si  ringraziano  il  freddo  e  la  pioggia  perché  favoriscono  la  concentrazione  e  non  si  ha  bisogno  di  nulla  se  non  di  una  penna  o  di  una  tastiera. Così  si  è  felici, molto  più  felici  di  quanto  si  possa  esprimere  a  parole.

Talvolta  dilaterei  all’infinito  questi  momenti  preziosi  e  veri. Sempre  con  il  canto  della  pioggia  a  farmi  compagnia.

Equinozio d’autunno

Oggi  è  il  primo  giorno  d’autunno, un  giorno  molto  speciale  per  chi  ama  questa  stagione  e  l’attende  con  impazienza. Inizia  il  periodo  delle  foglie  dai  mille  colori  e  della  lenta, estenuante, dolcissima  agonia  della  natura.

Chi  apprezza  l’autunno  sa  che  occorre  viverlo  interamente, giorno  dopo  giorno, in  tutte  le  sue  mutevoli  sfumature: la  fine  di  settembre, spesso  mite  e  turbata  soltanto  da  timide  ombre  e  da  qualche  giorno  di  pioggia; lo  splendido  ottobre, che  regala i  primi  toni  scuri  alternandoli  a  intermezzi  di  pace  e  di  pallido  sole; e  poi  novembre, profondamente  malinconico, a  volte  cupo, a  volte  stranamente  pacato  e  chiaro.

L’autunno  è  un  dono  che  non  si  può  rifiutare.

Nel regno delle fate


In una favola che si rispetti, o almeno in molte favole che ci hanno raccontato da bambine, nei momenti di difficoltà appare d’improvviso una bella fata a risolvere tutti i problemi e a dispensare utili consigli.

La vita reale non è una fiaba, lo sappiamo bene. Eppure le fate esistono davvero, sebbene siano molto diverse da quelle delle favole. Nell’esistenza quotidiana la loro presenza è defilata e difficile da cogliere a causa del caos della massa informe e dei rumori assordanti; inoltre, la civiltà della fretta perenne e del pressappochismo rende spesso impossibile la loro azione. Ma talvolta capita che riescano a compiere le loro piccolissime magie: una parola giusta al momento opportuno, una suggestione lasciata a chi ne ha bisogno, una frase che cancella dubbi o nebbie della mente, un sorriso quando è necessario, un incoraggiamento.

I regali delle fate sono in apparenza trascurabili e modesti. Ecco perché è difficile coglierli e riceverli con gratitudine, e poche persone li riconoscono e sanno apprezzarli come meritano. Ma forse c’è un modo per non lasciarsi sfuggire simili doni: ascoltare, osservare, riflettere con attenzione. Chiunque, intorno a noi, può improvvisamente farci un regalo gradito, e spesso si tratta di persone sconosciute o quasi.

Imparare a ricevere


Perché è tanto difficile ricevere? Perché a volte si respingono senza grazia, se non addirittura con cattiveria, gesti cortesi, doni inaspettati o parole gentili? Ciò accade perché ricevere implica un’assunzione di responsabilità, un coinvolgimento emotivo, la necessità di una decisione o di una risposta. Ecco che allora, se ci si sente inadeguati, si può arrivare a mortificare l’altro o, nei casi peggiori, a disprezzarlo perché, con il suo gesto, ci ha messo di fronte alla nostra inadeguatezza.

Le sfumature sono infinite, come sempre quando si tratta di comportamenti umani. A colpire, però, è soprattutto la superficiale facilità con cui tante persone distruggono il bello che capita sulla loro strada pur di non impegnarsi, pur di non pensare, pur di non perdere la propria tranquillità.
Bisognerebbe, invece, imparare a ricevere, imparare a non essere troppo vili, imparare a farsi conquistare.

Un dono prezioso

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Scorrono lente su fogli colorati. Rivelano inaspettati labirinti d’emozioni, ma sono troppo delicate e troppo preziose per essere sprecate invano.
Sono le parole che nascono dalla misteriosa profondità del cuore, quelle che hanno la fragile grazia delle rose di maggio.

Basta poco perché tanta bellezza possa essere deturpata dalla superficialità, dalla malizia e dall’ipocrisia degli uomini. Le parole che emergono dall’anima, colorate d’azzurro e di rosa, devono essere custodite gelosamente per impedire che qualcuno, insensibile, vanitoso e sciocco, possa riderne.
Nessun dono a chi non lo merita.