Vento di ottobre

Il vento di ottobre, così repentino, è un presagio: è l’autunno con la sua mestizia, con i suoi muti dolori, con i suoi tanti tormenti.

Eppure la sua grazia resta intatta: è un’armonia silenziosa, una malinconia che non ferisce, un’affettuosa carezza – nonostante il freddo e le mattine opache e l’incertezza del domani.

Un pomeriggio piovoso e lento

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Il  pomeriggio, piovoso  e  lento, è  un  fluire  ininterrotto  di  secondi  che  trascorrono  ad  afferrare  sensazioni,  immagini,  ricordi,  tutti   racchiusi  nello  spazio  circoscritto  di  una  stanza. Fra  quattro  mura  si  snodano  esistenze, allegrie  e  dolori  senza  che  il  mondo  se  ne  accorga. Così, quando  le  gocce  di  pioggia  cadono  ininterrottamente  in  una  stagione  di  contorni  sfumati  e  colori  incerti, l’impressione  di  vivere  sospesi  ci  colpisce  con  una  forza  rara. E  allora  la  vita  diventa  un  sogno, un’illusione, una  screziatura  senza  importanza.

A settembre


Cambia la luce, lentamente, senza ostentazione, con grazia quasi sovrumana. Settembre, si sa, non è vanitoso: fa il suo ingresso con l’invidiabile calma di chi non conosce furori e folli passioni e insopportabili dolori.

I giardini sono tiepidi e dorati, le giornate s’accorciano, i tramonti sono vertigini di ricordi. Quando la pioggia avrà bagnato le strade, il passaggio sarà finalmente compiuto.

Letture


Ho iniziato a leggere i racconti della scrittrice neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923). Desideravo farlo da tempo e ora che ho cominciato mi sento stranamente eccitata, come se mi trovassi al principio di un’avventura stimolante dalla quale aspettarmi soltanto gradite sorprese. Ieri sera ero talmente contenta di leggere questi racconti che non ho abbandonato il libro fino alle due e un quarto di notte. Il risultato di tanto entusiasmo è stato però un bel mal di testa oggi pomeriggio.

Adesso è quasi mezzanotte e, mentre sto beatamente scrivendo, ogni tanto i miei occhi cadono sul volume che è qui vicino a me. Se dovessi seguire questo tremendo istinto che talvolta mi rende schiava e prigioniera, trascorrerei l’intera notte a leggere e a scrivere. Ma ora il mio corpo si ribella, inviandomi chiari segnali e fermi ammonimenti: comprendo di dovermi sottomettere alle sue esigenze di riposo e perciò, anche se a malincuore, decido di andare a dormire. In fondo, mi sforzo di essere saggia e soprattutto prudente.