Per ricominciare

Riemergo  faticosamente  dopo  alcuni  giorni  di  malattia: febbre, dolori  articolari  molto  forti, mal  di  gola  e  raffreddore, con  conseguenti  notti  insonni, abbattimento  e  debolezza. Insomma, non  ero  in  condizioni  tali  da  poter  scrivere  in  maniera  decente.

Sono  le  19:03  e, guardando  fuori  dalla  finestra, mi  accorgo  che  la  sera  sta  calando. Provo  uno  strano  effetto  perché  mi  sembra  che  l’estate, con  le  sue  troppe  ore  di  luce, sia  finita  soltanto  ieri. In  realtà, l’autunno  è  cominciato  da  un  po’  e  ottobre  è  il  mese  delle  ombre  che  avanzano  senza  sosta, mute  ma  costanti  nel  loro  incedere  fuori  e  dentro  di  noi.

Di  ottobre, fra  le  altre  cose, mi  piacciono  le  serate  lunghe, quelle  serate  in  cui  si  avverte  il  desiderio  di  starsene  chiusi  in  una  stanza   a  pensare, scrivere, divertirsi   nel  modo  in  cui   si  preferisce, e  ci  si  sente  stranamente  cullati  dall’oscurità  che fuori, oltre  le  pareti, avvolge  la  città  tutt’intorno. L’oscurità  che  spegne  i  clamori, che  calma  gli  animi, che  tutto  rasserena. E  ottobre  come  una  porta  aperta  verso  l’invisibile  e   verso  le  nostre  profondità  più  inaccessibili.

Domani  ricomincerà  la  settimana  e  ci  si  dovrà  nuovamente  abituare  ai  consueti  ritmi. Allora  è  meglio  ricominciare  ridendo. Come? Semplice: basta  guardare  cosa  può  accadere  a  un  esame  universitario  di  storia  dell’arte  se  lo  studente  è  un  tipo  un  po’  stravagante. Be’, non  proprio  un  po’, ma  molto, molto  stravagante: