Alla fine di gennaio


Ho trascorso circa tre quarti d’ora a cercare immagini di dipinti ottocenteschi, perdendomi fra colori e atmosfere ma senza decidermi. In realtà avevo quasi scelto, quando una voce interiore, saggia e cortese, mi ha consigliato di fermarmi. Arriva sempre un momento in cui occorre fermarsi per riordinare le idee, recuperare la necessaria lucidità e attendere che le ombre, almeno quelle più cupe, svaniscano.

Queste giornate di fine gennaio sono sempre freddissime. Tuttavia, sembra che il gelo non impedisca ad alcuni di uscire a quest’ora: dalla strada, infatti, arrivano grida e risate. Il divertimento del venerdì sera prosegue nonostante l’inverno e il copione è sempre lo stesso. Assistendo al ripetersi dei medesimi riti, sulla medesima via e stagione dopo stagione, si ha l’impressione che nulla cambi mai. Eppure qualcosa dovrà mutare.

Gennaio se ne sta andando, terribile come sempre, col suo volto severo e gli occhi duri di chi non riesce a provare alcuna pietà. Ma quasi non l’ho vissuto perché l’ho sentito fuggire via in fretta, e l’ho guardato con freddo distacco, addirittura con una punta di disprezzo. Ormai neppure gennaio riesce a colpirmi. Questa è la prova che gli anni non sono trascorsi invano.

Non lagnarsi mai


Conoscere la natura umana per ciò che è, senza infondati e pericolosi ottimismi ma con sano realismo, si rivela un aiuto prezioso nel complicato e affascinante cammino dell’esistenza.
Nel suo Oracolo manuale e arte di prudenza, una raccolta di aforismi, il gesuita spagnolo Baltasar Gracián (1601-1658) ci offre un esempio della sua saggezza e della sua arguzia, mettendo in luce quanto sia controproducente lamentarsi troppo dei propri guai di fronte agli altri.

Non lagnarsi mai
Le lamentele portan sempre seco discredito: servono più di stimolo alla passione per infierire, che non alla compassione per recar conforto; spianano la via a chi le ode per comportarsi come colui che le ha provocate, e la conoscenza d’un primo oltraggio basta a giustificare il secondo. Certuni a forza di lamentarsi delle passate offese provocano quelle future e, mentre vanno in cerca di rimedio e di conforto, destano negli altri il disprezzo e magari la maligna soddisfazione. Miglior politica è quella di celebrare i benefici ottenuti da qualcuno per stimolare altri a farne di nuovi; e il ripetere l’elenco dei favori fatti da chi è lontano, val quanto sollecitarne altrettanti da chi è vicino: è, in sostanza, un vendere credito dagli uni agli altri. E l’uomo accorto non mette mai in piazza né le scortesie ricevute né i propri difetti; proclami invece i segni di stima che ha ricevuto, perché gli serviranno a procurarsi amici e a sbarrar la strada ai nemici.