Mosaico di ottobre

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Sono  felicemente  seduta  alla  mia  scrivania  e, mentre  scrivo, oltre  le  finestre  vedo  ancora  la  luce  del  pomeriggio  chiara, sicura  di  sé  ma  destinata  a  dissolversi  fra  poco  tempo. Oggi, infatti, il  sole   tramonterà  alle  17:13. Terminata  l’ora  legale abbiamo  il  piacere  di  rivivere, come  ogni  anno, la  naturale  brevità  dei  pomeriggi  d’autunno, quella  brevità  che  li  rende  ancora più  preziosi, piccole  oasi  di  luce  a  spezzare  la  costante  avanzata  del  buio.

La  nota  negativa  è  sempre  la  stessa: ottobre  sta  scivolando  via  troppo  in  fretta, le  giornate  sembrano  correre  a  una  velocità  cui  diventa  difficile  adeguarsi, almeno  a  livello  emotivo. Chi  ama  questo  mese  quanto  lo  amo  io – in  maniera  viscerale, quasi  fanatica – prova  sempre  un  moto  d’insopprimibile  tristezza  nel  vederlo  fuggire  con  tanta  rapidità: si  vorrebbe  che  la  sua  durata  fosse un’altra  e   che  si  presentasse  ogni  anno  in  tutti  i  suoi  risvolti – mille  colori  e  anche   mille  incertezze. Come  un  mosaico  cui  manca  sempre  qualche  piccola  tessera, un  mosaico  in  parte  invecchiato  dallo  scorrere  degli   anni  ma  intenso  nelle  sue  tante  sfumature.

Ottobre  assomiglia  a  un  diario, uno  di  quei  diari  dimenticati  in  qualche  cassetto  che  non  si  ha  il  tempo  di  aprire  ma  che, d’improvviso, in  qualche  giorno  di  pioggia  e  di  libertà, si  riscopre  e  si  legge  avidamente,  per  comprendere  il  passato  remoto  e  il  presente, per  chiarire  ciò  che  era  rimasto  oscuro, per  non  dimenticare.

Ottobre

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Ottobre  è  un  racconto, narrato  a  voce  sommessa  in  un  salotto  tranquillo, vicino  a  una  finestra  aperta  sull’invisibile. Ottobre  è  l’anima  che  parla, la  verità  che  chiede  di  essere  ascoltata, la  storia  di  ciascuno  che  si  dipana  con  delicatezza,  mentre  la  sera  avvolge  e  comprende, incanta  e  seduce.

Ottobre  è  un  diario: pagine  ingiallite  e  infinite  parole, strani  discorsi  a  percorrere  il  tempo, a  indicare  sfumature, a  illuminare  angoli  scuri. Ottobre  è  un  racconto  segreto, una  porta  chiusa  che  si  apre  sull’eterno, una  mancanza  e  una  presenza.

Ottobre  è  un  sentiero  remoto, sogno  di  foglie  ingiallite, di  passi  e  di  pensieri. Ottobre  è  la  memoria  che  non  teme  se  stessa; ottobre  è  il  ricordo  struggente  che  diventa  saggezza.

Sole a settembre

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Il  sole  a  settembre: luce  in  attesa  di  oscurità, luce  che  attraversa  le  stanze  a  fatica – di  spento  vigore, sonnolenta  a  metà.

Volti  sui  muri  stanchi, volti  nei  parchi  silenziosi, volti  e  ricordi  muti. Tacere  mentre  il  pomeriggio  fugge  via   e  il  sole  asfittico  declina  adagio, ebbro  di  morte  lenta.

Luce  tranquilla, luce  irrisolta, carezza  furtiva; il  sole  a  settembre, l’agonia  del  pomeriggio, l’agonia  dei  ricordi. Scivolano  passi  senza  rumore: nel  diario  del  tempo  foglie  d’autunno, nel  diario  del  tempo  foglie  e  parole –  e  poi  la  fine,  e  poi  splendore.

Ogni anno, a ottobre

Ogni  anno, a  ottobre, mi  torna  in  mente  quest’immagine; così, non  posso  fare  a  meno  di  riprendere  in  mano  il  mio  vecchio  diario  di  Holly  Hobbie  per  guardarla. Quel  diario  mi  fu  regalato  durante  l’infanzia  mentre  mi  trovavo  in  vacanza  a  Sestri  Levante, in  Liguria. Fu  una  simpatica  signora  bergamasca, di  nome  Teresa,  a  donarmelo  per  il  mio  compleanno.

Per  me  ottobre  è  tutto  lì, in  quest’immagine  semplice  eppure  in  grado  di  parlare  all’infinito: i  rami  spogli  sono  il  freddo  e  la  tristezza  di  certe  giornate  cupe, sono  la  nostalgia  e  il  desiderio  di  chiudersi  in  casa, sono  la  desolazione  che  necessariamente  deve  seguire  all’estasi  di  luce  e  di  calore. La  bambina  che  si  prende  cura  del  gatto  è  però  un  segno di  affettività, un  segno  del  sentimento  che  pervade  l’atmosfera  autunnale  persino  nei  suoi  momenti  più  malinconici  e  spenti. È  speranza, nonostante  tutto.

Ma  quest’anno  i  rami  non  sono  spogli  e  le  foglie  sono  ancora  quasi  tutte  sugli  alberi. È  un  autunno  molto  mite, questo; è  un  ottobre  accarezzato  dal  sole, allegro  e  un  po’  sornione. Ieri  ho  passeggiato  lungo  viali  che, d’autunno, offrono  sempre  uno  spettacolo  da  non  perdere: misterioso  silenzio  e  foglie  dorate  felici  sotto  il  cielo  sereno.

Ottobre  racconta  storie  d’un  tempo  lontano, sussurrate  con  estrema  delicatezza  per  non  turbare  troppo. Eppure  le  racconta, non  può  tacere: per  me  l’autunno  è  sempre  un  ritorno  di  memorie  d’infanzia, come  la  primavera. Forse  perché  queste  due  stagioni  erano, nella  mia  esistenza  di  bambina,  le  più  importanti: la  prima  significava  la  fine  dell’estate  e  della  spensieratezza – vera  o  presunta  che  fosse – e  il  ritorno  al  grigio  asfittico  delle  aule  scolastiche; la  seconda, invece, era  la  rinascita, il  frenetico  pulsare  della  vita  con  le  corse  nei  parchi  e  i  fiori  a  rallegrare  ogni  fantasia. Erano  due  passaggi  fondamentali, due  periodi  memorabili  nel  bene  e  nel  male. Non  si  possono  dimenticare.

E  poi  quest’immagine. Come  ho  detto, c’è  sempre  stata, in  qualche  angolo  remoto  della  mia  mente  si  è  conservata  intatta. E  le  emozioni  che  l’accompagnano, a  dispetto  del  tempo  che  fugge  troppo  in  fretta  e  dell’età  adulta, sono  rimaste  sempre  le  stesse: forti, avvolgenti, d’una  profondità  rara. Certo, ora  con  molte  consapevolezze  in  più.

Un diario e settembre


Pare che l’estate, ostinata e presuntuosa, non voglia lasciarci. Ho appena letto le previsioni su Emiliameteo e così ho saputo la notizia: da domani aumento delle temperature e caldo decisamente sopra la media nel fine settimana. Sembra che sia colpa del famoso anticiclone delle Azzorre.
Che dire? Che almeno ho un anticiclone con cui prendermela.

Le stagioni che si susseguono, l’estate che volge alla fine, settembre, settembre e ancora settembre…Queste immagini scorrono velocemente davanti ai miei occhi e mi riportano d’improvviso all’infanzia. Così, non posso fare a meno di sfogliare un mio vecchio e bellissimo diario di Holly Hobbie, emozionante ricordo d’un tempo lontano.
Nel diario, il disegno che accompagna il mese di settembre raffigura una bambina davanti a una cassapanca aperta, da cui esce un vestito; appoggiato alla cassapanca, un ombrello chiuso ci ricorda che a settembre dobbiamo aspettarci un po’ di pioggia. Sul pavimento, poi, ci sono una bambola e un bel vaso di fiori. Nel complesso un’immagine intima e serena.

Sfogliando le pagine del diario, arrivo al 24 settembre. Ecco cosa scrissi – avevo solo dieci anni:
Piove a dirotto, è tutto allagato, il vento soffia e sbatte le persiane. C’è tanta malinconia intorno. Cosa farò?

Il diario

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Esistono ancora timide ragazzine pronte a svelare le proprie intime emozioni alle bianche pagine di un diario? Esistono ancora i diari con il lucchetto, eterno simbolo di segreti da custodire gelosamente?
Quale indescrivibile sensazione era quella di sfogliare avidamente le pagine di un diario ancora nuovo, appena acquistato o regalato da qualche persona cara, e immaginarlo colmo dei nostri pensieri e dei nostri ricordi più intensi! E che emozione rivedere, a distanza di tempo, i contorni un po’ sbiaditi della nostra calligrafia!
Talvolta, la commozione ci assale quando ritroviamo uno scritto di tanti anni prima, indelebile segno di un momento incancellabile, e inaspettato stimolo per ricordi sopiti, se non addirittura dimenticati nel vortice frenetico di un’esistenza troppo convulsa.
Certe pagine di diario hanno fermato un frammento del nostro tempo, l’esiguo tempo di una singola esistenza individuale. Certe pagine di diario sono state un delicato e timido tentativo di arrestare il divenire, quel divenire che, invece, ingoia ore e giorni a dispetto delle nostre più intime emozioni.