Ville abbandonate

Ne ho già accennato. Sant’Agnese vecchia è un quartiere signorile contiguo al centro storico e al Buon Pastore. Ospita le più belle ville della città, spesso in stile liberty, e palazzi di notevole pregio. Alcune vie sono un susseguirsi ininterrotto di splendide case: via Vedriani, via Prampolini, via Valdrighi, via Savelli, viale Moreali, via Andreoli, via Contri, viale Nicola Fabrizi e altre strade ancora.

Nonostante ciò, compaiono anche segni di degrado sparsi qua e là, pochi ma molto appariscenti, soprattutto perché lo splendore dell’insieme fa risaltare la triste decadenza di alcuni angoli. Ogni tanto s’incontrano persino palazzine con gli scuri delle finestre quasi a pezzi, e ci si chiede come possano resistere in mezzo a tanto lusso.

Oggi, però, mi concentro soltanto su due bellissime ville abbandonate, due gioielli lasciati a se stessi, addormentati dentro giardini incolti. Qui sotto la casa è in via Prampolini:

In via Valdrighi all’angolo con viale Moreali, ecco una villa in cui i segni dell’abbandono e dell’incuria sono molto più evidenti:

E sì, queste foto si addicono all’autunno, perché l’autunno è anche declino, nostalgia, abbandono. Perciò immagino questa villa in sfacelo avvolta dalla nebbia di novembre, in una mattina tetra e silenziosa. Credo che le donerebbe, la nebbia fitta, un po’ come certi abiti dai toni cupi e smorzati si addicono ad alcune persone, rendendole uniche, figure antiche precipitate in questo mondo per ragioni in apparenza incomprensibili.

Il dissolversi lento

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Settembre, il  mese  in  cui  l’estate, che  lo  voglia  o  meno, deve  cedere  il  posto  all’autunno. Questo  passaggio  può  avvenire  in  diversi  modi, in  maniera  più  o  meno  sfumata: può  essere  un  dissolversi  lento  e  impercettibile  o  un  cambiamento  brusco  e  colmo  di  desolazione. In  ogni  caso, settembre  non  ha  in  sé  la  profonda, struggente, dolcissima  ambiguità  di  ottobre.

Settembre  è  lieve, quasi  impalpabile, indefinito  e  indefinibile. E  non  potrebbe  essere  altrimenti, perché  conserva  sempre  in  sé  una  traccia  dell’estate, una  traccia  dai contorni  un  po’  sfumati  e  dai  colori  già  sbiaditi, eppure  chiara  e  luminosa; nel  contempo, settembre  mostra  i  primi, lievissimi, fugaci  toni  dello  sfacelo, della  vita  che  si  corrompe  fino  a  morire.

Lentissimo, impercettibile  declino: le  sere  si  allungano, le  mattine  ci  sorprendono  con  qualche  brivido  di  troppo, il  vento  ci  accarezza  con  frequenza, qualche  pioggia  ci  parla  di  finestre  chiuse  e  di  calda  intimità. Così, ci  si  prepara  al  morbido, affettuoso, enigmatico  abbraccio  dell’autunno, sperando  che  possa  confortarci  e  ascoltarci  e  regalarci  qualche  consiglio.