La nuova stagione

Per  la  prima  volta  dall’inizio  dell’anno, oggi  ho  chiuso  le  persiane  della  mia  camera  alle  quindici  del  pomeriggio. Questo  atto  semplice  e  banale, in  apparenza  insignificante,  è  il  segnale  dell’arrivo  della  nuova  stagione: l’estate. Quando  il  sole  è  troppo  forte  non  resta  altra  via  se  non  cercare  di  ripararsi, per  evitare  che  le  stanze  si  riscaldino  troppo. Un  atto  banale, come  ho  detto. Ma  di  banalità  si  nutre  tutta  la  nostra  esistenza, costellata  da  atti  ripetitivi,  pensieri  costanti,   piccoli  riti,  scialbe  noie  quotidiane.  E  tutto  ciò, in  fondo, ha  più  importanza  di  tanto  altro.

L’estate  arriva  dopo  una  primavera  strana, a  tratti  scostante, mutevole  e  immatura.  L’estate  arriva  col  suo  carico  di  allegria – a  volte  fittizia –  con  la  sua  immancabile  prepotenza, con  i  suoi  inviti  ad  abbandonare  la  riflessione  e  a  disperdersi  nel  mondo, a  fermarsi  alla  superficie  delle  cose, a  ridere  di  gusto, a  sentirsi  ragazzi  sempre  e  nonostante  tutto. Arriva  e  ci  esorta  a  tralasciare  certi  doveri, a  fermarci, a  indossare  mille  colori, a  fuggire  verso  il  mare  o  sui  monti, a  sognare  l’impossibile.

banti

Talvolta, si  vorrebbe  stare  da  soli  a  contemplare  l’estate, ad  ammirare  il  dispiegarsi  della  sua  forza, di  quel  suo  vigore  che  sembra  non  conoscere  fine.  Si  vorrebbe  stare   su  una  terrazza, circondati  dal  verde,  in  muto  colloquio  coi  fiori  e  con  le  colline  all’orizzonte. Sicuri, almeno  per  una  volta, di  essere  compresi.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  In  terrazza,  di  Cristiano  Banti)