Estate, confronti e mutamenti

L’estate è davvero qui, con tutta se stessa. Oggi è una domenica di luce e splendore ovunque, senza sfumature, senza titubanze, senza misteri – nulla bisogna indovinare. I mesi sono passati e questo percorso ha lasciato tracce che ho fermato nel tentativo di cristallizzare il tempo, nell’illusione di dominarlo almeno un poco. I confronti sono allora inevitabili, sono la forma materiale e concreta di questo incessante divenire.

Lo scorso gennaio – il freddo, il fango, la desolazione dell’inverno:

Lo scorso aprile – la dolcezza, la grazia, la benevolenza della primavera:

Oggi, giugno, estate – il trionfo della luce:

Lo stesso sentiero, lo stesso insignificante, minuscolo angolo di mondo trasformato dall’incedere delle stagioni.

E ora, di pomeriggio, sono avvolta dal silenzio, il silenzio profondo delle domeniche estive, una pausa salutare cui mancano la sobria solennità delle domeniche d’inverno e la misteriosa quiete di quelle autunnali.

Ma questo è soltanto l’inizio, perché l’estate è un cammino e una strana incognita. Come sempre avviene quando si apre un nuovo ciclo, ci si sente travolti da un confuso intreccio di speranze e diffidenze, come fosse un enigma irrisolvibile, un groviglio informe. L’estate resterà qui per circa tre mesi, che sono pochi, eppure sembrano un’eternità – doverli attraversare tutti e comprendere e tollerare.

Alla fine diventeremo altro, ciò che ora non immaginiamo – e davvero, davvero sarà una stagione per ricominciare.

Di gennaio e freddo inverno

10970024

Gennaio  è  il  mese  dell’inverno  per  eccellenza, l’essenza  stessa  dell’inverno  con  tutti  i  suoi  rigori  e  tremori. Lo  caratterizzano  giornate  scure  e  insopportabilmente  gelide,  alternate  a  momenti  di  grande luminosità  nonostante  il  freddo  intenso. La  lenta, dolce, indecifrabile  agonia  dell’autunno, con  i  suoi  umori  ambigui  e  le  sue  attese  estenuanti, con  i  suoi  toni  sempre  sommessi  e  la  sua  discreta  eleganza, è  ormai  solo  un  ricordo: gennaio  è  arrogante, fin  troppo  sicuro  di  sé, e  parla  un  linguaggio  chiaro, fatto  di  parole  che  non  lasciano  dubbi, che  non  concedono  ripensamenti, che  non  regalano  comode  vie  di  fuga.

Ottobre  accoglie, sussurra, ascolta, gioca, mostra  sentieri  nascosti, regala  infinite  possibilità; gennaio  s’impone, esige  risposte, non  ammette  incertezze, non  perdona  silenzi  e  improvvisi  abbandoni. Ma  ha  il  pregio  di  invitare  ad  agire, a  non  fermarsi, a  scegliere, a  combattere.

E  a  voi  piace  gennaio?

(La  foto  allegata  al  post  è  stata  scattata  da me  nell’inverno  del  2009)